La geopolitica della corsa allo spazio
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Alta tensione lungo il confine tra Libano e Siria. Secondo quanto riporta la televisione libanese Al-Manar, all’inizio di maggio i miliziani del Fronte al-Nusra e quelli di altri gruppi radicali, avrebbero lanciato numerosi razzi e colpi di mortaio nelle zone controllate dai combattenti sciiti libanesi e dall’esercito governativo siriano nelle città di Wadi Barada, al-Kfeir, Zabadani, Serghaya e Hreira.Per approfondire: Iran ed Hezbollah colpiranno i Sauditi?La risposta di Hezbollah, che durante l’inverno ha massicciamente rinforzato il suo dispiegamento militare nelle postazioni di confine, non si è fatta attendere.In questi giorni gli uomini del Partito di Dio hanno lanciato un potente attacco per liberare il villaggio di Serghaya, colpendo di sorpresa le difese del gruppo terroristico. Intanto, secondo quanto riportano i media locali, l’aviazione siriana avrebbe effettuato diversi raid contro i miliziani islamisti nei pressi dei valichi di frontiera di Jaroud Jarajeer e Jaroud Qarah.Serghaya si trova a nord di Zabadani, ed originariamente faceva parte di quei territori in cui era stato raggiunto nell’agosto scorso un cessate il fuoco mediato dalla Turchia e dall’Iran. Ma il Fronte al-Nusra e gli altri gruppi “ribelli” ne hanno approfittato per riorganizzarsi e per colpire le cittadine di confine. Compresa la città di al-Qalamoun Juba, strategica per il controllo dell’autostrada che collega Damasco a Homs.La posta in gioco in questa striscia di terra è alta. E mantenere il controllo della frontiera è fondamentale sia per il governo di Bashar al Assad che per Hezbollah. Dal coinvolgimento militare dei combattenti libanesi nella guerra siriana, l’obiettivo è sempre stato quello di tutelare la popolazione sciita – e la minoranza cristiana che abita nella zona – e difendere il confine del Paese dei Cedri dagli attacchi dei terroristi. Proprio per questo, il Partito di Dio, ha inviato più uomini e, soprattutto, una grande quantità di armi.

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