Tutti i civili e i militari russi che hanno prestato servizio in Siria saranno riconosciuti come veterani. Lo ha deciso la Duma di Stato che martedì ha adottato una legge che riconosce questo particolare status a tutto il personale che ha prestato servizio nel Paese nell’ambito dell’intervento russo che ha preso il via lo scorso 30 settembre.Per approfondire: Siria, muore un sergente russoA vedersi riconosciuta la condizione di “veterano” e i relativi vantaggi sociali saranno 25mila tra militari e civili. A tanto ammonta il numero dei russi coinvolti nelle operazioni in Siria dall’inizio dell’intervento di Mosca e dispiegati nelle basi aeree e navali russe in Siria, secondo quanto ha reso noto il vice ministro della Difesa, Anatoli Antonov. Per la prima volta, infatti, con la legge approvata ieri, emerge un dato ufficiale sulla partecipazione russa nelle operazioni in Siria, di cui finora non erano mai stata resa nota la reale entità.Nello specifico, la nuova legge prevede che lo status di “veterano ex combattente” venga assegnato alle “persone inviate a operare in Siria dal 30 settembre 2015” e che in Siria “hanno trascorso i termini prescritti o sono stati distaccati in anticipo per buone ragioni”. Oltre che avere l’onore di fregiarsi di questo titolo, i veterani russi che hanno prestato servizio in Siria, potranno usufruire anche di una serie di benefici economici. Ai militari verranno applicate, infatti, le misure di sostegno sociale stabilite dalla legge federale “sui veterani”, per cui è stato stanziato un fondo annuale di quasi un miliardo di rubli, l’equivalente di circa 14 milioni di euro.La Russia è intervenuta in Siria su richiesta del presidente siriano Bashar al Assad il 30 settembre del 2015. Dopo cinque mesi, nel marzo del 2016, la maggior parte delle forze russe dispiegate in Siria sono state ritirate con un decreto del presidente russo Vladimir Putin, con il quale la missione in Siria è stata dichiarata compiuta. Parte del personale e dei mezzi militari russi restano ancora attivi in Siria nell’ambito della lotta all’Isis, nelle due strutture militari russe presenti nel Paese: la base aerea di Hmeymin, nei pressi di Latakia, e nella base navale di Tartus.Per approfondire: Siria, la risposta russa alla portaerei UsaNon si conosce con precisione, invece, il numero dei soldati russi che hanno perso la vita nelle operazioni militari in Siria. Il primo a cadere è stato, alla fine di ottobre del 2015, Vadim Kostenko. Le fonti ufficiali parlano di undici soldati caduti, ma sono in molti a credere che il numero dei caduti russi in Siria sia maggiore. Tra i casi più celebri ci sono quello di Oleg Peshkov, il pilota del su-24 abbattuto da un caccia turco al confine tra Siria e Turchia, quello di Aleksandr Pozynich, ucciso lo stesso giorno durante le operazioni di salvataggio del secondo pilota in missione con Peshkov, e quello di Aleksandr Prokhorenko, morto da eroe chiedendo di essere bombardato da fuoco amico per non finire in mano ai jihadisti dell’Isis, durante la battaglia di Palmyra. L’ultimo caduto, pochi giorni fa, è stato il sergente Andrey Leonidovich Timoshenko, morto in seguito alle ferite riportate dopo aver fermato l’attacco di un kamikaze.

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