Siria, i militari della Turchia entrano anche ad Idlib

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Non solo l’operazione ‘Ramoscello d’Ulivo’, con la quale Ankara sta provando a strappare ai curdi il cantone di Afrin, ma anche altre azioni non ben definite che però hanno come risultato quello di portare altri mezzi turchi all’interno del territorio siriano; in queste ore, nella provincia di Idlib si sta assistendo alla composizione di un frastagliato quadro della situazione, dove ancora una volta sembra bastare anche una minima scintilla per far ulteriormente esplodere la tensione. Da un lato infatti, avanzano i governativi sia da sud che da est specialmente dopo la conquista della base militare di Abu Duhur, pur tuttavia la ‘corsa’ verso Saraqib e la stessa Idlib appare in qualche modo minacciata dal massiccio afflusso di soldati turchi nella parte occidentale della provincia, facilitato dalla mancanza di soldati governativi lungo il confine con il paese anatolico. Quello di Erdogan, appare un vero e proprio ‘sbarramento’: da Ankara, oltre a non volere i curdi ad Afrin e Manbij, si teme una repentina avanzata degli uomini di Assad verso Idlib.

L’ingresso dei militari turchi nella provincia di Idlib

Per la verità mezzi e uomini dell’esercito turco sono presenti in questa provincia settentrionale della Siria già da mesi; sia Mosca che Damasco hanno tollerato l’afflusso di militari provenienti dal confine stanziati, a partire dallo scorso novembre, a sud di Afrin: per la Turchia la presenza di propri uomini in queste zone di confine è servita da subito come garanzia di contenimento dei curdi, ma anche come base per quella che a gennaio sarebbe poi diventata l’operazione Ramoscello d’Ulivo. Non solo: molti villaggi della provincia di Idlib sono fuori dal controllo dell’esercito siriano dal 2012 e, con le sigle jihadiste incapaci di effettuare un controllo para statale del territorio, in alcuni casi a mantenere l’ordine pubblico hanno contribuito poliziotti e gendarmi provenienti dalla Turchia. Ma quanto sta accadendo a partire da domenica, appare diametralmente diverso: non solo vi è un afflusso più imponente di mezzi dell’esercito, ma vi è anche un’estensione territoriale del raggio d’azione che si è spinto fino alle campagne immediatamente a sud di Aleppo.



Alcuni report governativi, affermavano che truppe turche erano in procinto di stanziarsi ad El Eis nella giornata di domenica, salvo poi indietreggiare ma rimanere comunque al confine tra le province di Idlib ed Aleppo; è un’azione, quella dei turchi, che preoccupa e non poco i siriani i quali invece dopo quasi sei anni sono riusciti a sfondare le linee islamiste a nord di Hama ed adesso, guardando gli aggiornamenti delle varie mappe che seguono il conflitto, sarebbero attestati ad una manciata di chilometri da Saraqib, la cittadina più importante della provincia di Idlib dopo il capoluogo. La presenza dei turchi in questo territorio, impedisce nell’immediato all’esercito di Damasco di avanzare verso ovest, ma soprattutto crea qualche dubbio circa la volontà di Ankara di rinunciare ad ogni pretesa su Aleppo o, quanto meno, di abdicare ad ogni velleità di avere una qualche influenza sulla capitale economica della Siria.

La presenza turca come ritorsione?

In molti hanno provato a spiegare il motivo dell’intrusione turca nella provincia di Idlib, inattesa per certi versi specie se si considera il fatto che Ankara in queste ore è pesantemente impegnata con proprie truppe ad Afrin. In primo luogo, bisogna ben evidenziare come né da Damasco e né da Mosca sono giunte voci di protesta ben marcate; dunque, questo potrebbe far propendere verso un’analisi che vede l’attuale azione turca ‘tollerata’ per via di quanto stabilito durante i colloqui di Astana, lì dove Russia e Turchia hanno concordato la creazione di ‘de – escalation zone’ coinvolgendo in tal senso anche la provincia di Idlib e permettendo, di fatto, di far conservare ad Ankara per il momento la propria sfera d’influenza ed il proprio controllo tramite sigle collegate al governo di Erdogan. In qualche modo dunque, preoccupati per la repentina avanzata governativa, i vertici militari turchi avrebbero voluto mettere in chiaro qual è l’attuale confine da non oltrepassare.

Pur tuttavia, questa spiegazione potrebbe non bastare per comprendere le ragioni turche sul perché dell’improvvisa azione ad Idlib; in tanti iniziano a mettere in relazione le mosse di Ankara con le immagini provenienti da Afrin, che mostrano rinforzi curdi giungere direttamente da altre zone in mano all’YPG per andare a combattere contro i turchi. Per giungere dalle aree ad ovest dell’Eufrate e dal cantone di Manbji verso Afrin, le milizie curde devono obbligatoriamente passare attraverso i territori a nord di Aleppo in mano ai governativi; c’è quindi l’evidenza di un implicito appoggio di Damasco ai curdi che Ankara sta combattendo, con Assad che sta permettendo a uomini e mezzi dell’YPG di arrivare indisturbati ad Afrin. L’azione turca potrebbe quindi essere di ritorsione: Ankara sembra aver preso in ‘ostaggio’ la provincia di Idlib, mostrando come senza un intervento di natura politica Damasco non potrà mai liberare il capoluogo di questa regione settentrionale, l’ultimo rimasto fuori dalla propria orbita.

I turchi non vogliono i curdi lungo il proprio confine, in tal senso i propri carri armati schierati ad Idlib e minacciosamente presenti anche a sud di Aleppo servono quasi da monito: per tornare in questa zona del paese, Assad non deve dare appoggio ai curdi e deve pagare un salato prezzo politico.