Siria, l’accusa shock della giornalista Usa contro il diplomatico di al-Sharaa: “Mi rapì nel 2016”

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La giornalista e documentarista Lindsey Snell ha mosso un’accusa gravissima nei confronti di Mohammed Qantri, attuale incaricato d’affari dell’ambasciata siriana a Washington: quella di aver partecipato attivamente al suo rapimento da parte del Fronte al-Nusra, la diramazione sriana di al-Qaeda, nell’estate del 2016. Nel servizio diffuso da Snell su X vengono mostrate delle immagini che sembrabo mostrare Qantri – all’epoca combattente del gruppo jihadista – affiancato da altri miliziani mentre accompagna la giornalista in uno dei suoi viaggi all’interno della Siria.

Snell ha inoltre diffuso stralci di un’intervista da lei condotta con un uomo incappucciato, che lei identifica proprio in Qantri: per dimostrarlo, confronta occhi, voce e accento dell’intervistato. Nella conversazione, il presunto Qantri espone le idee radicali ed estremiste del Fronte al-Nusra sull’assetto futuro della Siria e dichiara: «Uccideremo Assad e il suo regime e le milizie sciite, e istituiremo uno Stato islamico, forse non entro uno o due anni, forse avremo bisogno di dieci anni, ma nulla ci fermerà».

La vicenda del rapimento

Secondo il racconto della giornalista, nel luglio 2016 aveva ottenuto il permesso dal Fronte al-Nusra per filmare nelle zone sotto il loro controllo. Stava documentando i bombardamenti russi e gli attacchi dell’allora aviazione governativa siriana, accompagnando una fazione dell’opposizione armata. Nonostante l’autorizzazione, Snell venne arrestata e trattenuta per circa due settimane.

Dopo la fuga, la giornalista varcò il confine con la Turchia, ma venne immediatamente arrestata dalle autorità turche nella provincia di Hatay con l’accusa di “violazione di zona militare” e ingresso illegale. Il governatore di Hatay, Ercan Topaca, dichiarò all’agenzia Anadolu che le forze di sicurezza avevano fermato la cittadina americana per accertare se fosse una spia, e aggiunse che erano stati avvistati elicotteri statunitensi pronti a prelevarla prima dell’arresto. Dopo circa due mesi di detenzione, la Turchia rilasciò Snell, che poté fare ritorno negli Stati Uniti.

Chi è Mohammed Qantri

Mohammed Qantri è stato nominato incaricato d’affari dell’ambasciata siriana a Washington alla fine di gennaio. In precedenza aveva ricoperto il ruolo di vicedirettore del Dipartimento America presso il Ministero degli Esteri siriano, sotto la guida di Qutaiba Idlbi. Secondo attivisti e persone a lui vicine, Qantri avrebbe gestito fascicoli sensibili nelle cosiddette «aree liberate», ovvero i territori del nord-ovest della Siria controllati dalle fazioni islamiste prima della caduta di Assad. Tra queste figurava anche al-Nusra, la diramazione siriana di al-Qaeda, poi evolutasi in Hayat Tahrir al-Sham, la stessa organizzazione da cui proviene l’attuale presidente siriano Ahmed al-Sharaa.

Implicazioni diplomatiche

La denuncia di Snell rischia di avere pesanti ripercussioni sulle relazioni tra Stati Uniti e la nuova Siria. Che un alto diplomatico siriano a Washington venga accusato di aver militato in un’organizzazione terroristica e di aver partecipato al sequestro di una cittadina americana è una circostanza che difficilmente potrà essere ignorata dal Dipartimento di Stato.

Al momento, né l’ambasciata siriana né Qantri hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito. Resta da vedere se le prove portate dalla giornalista – i video, il confronto fisionomico e vocale – saranno ritenute sufficienti per aprire un’indagine formale o se prevarrà la linea della prudenza diplomatica.

Nei mesi scorsi Ahmed al-Sharaa, attuale presidente della Siria e già noto come Abu Mohammad al-Jolani, ex comandante di gruppi jihadisti affiliati ad al-Qaeda su cui gli Stati Uniti avevano messo una taglia di 10 milioni di dollari, si è recato a Washington, D.C. Nell’occasione, nell’novembre 2025, ha incontrato il presidente americano Donald Trump alla Casa Bianca, diventando il primo capo di Stato siriano a compiere una visita ufficiale nella capitale americana dalla dichiarazione d’indipendenza del 1946.

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