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Politica

Siria, il gioco pericoloso dell’amministrazione Usa

Il presidente Usa Donald Trump ha ceduto alle pressioni dei “falchi”, che sponsorizzavano un intervento militare contro la Siria nonostante tutti gli aspetti controversi che l’uso della forza comporta in questa situazione. Alcuni esponenti anziani del Congresso Usa, come il...

Il presidente Usa Donald Trump ha ceduto alle pressioni dei “falchi”, che sponsorizzavano un intervento militare contro la Siria nonostante tutti gli aspetti controversi che l’uso della forza comporta in questa situazione. Alcuni esponenti anziani del Congresso Usa, come il senatore Bob Menendez, membro del comitato per le relazioni estere, ha fatto sapere che “gli Stati Uniti non devono vacillare nell’esprimere il rifiuto dell’uso di armi chimiche in qualsiasi parte del mondo”.

Il senatore John McCain, presidente del comitato per i servizi armati del Senato, ha sottolineato che la dichiarazione di Trump di ritirare le truppe americane dalla Siria avrebbero spinto il presidente siriano Bashar al-Assad a usare armi chimiche e a farla franca. Una ricostruzione che non sorprende affatto, se il soggetto in questione è un fervido interventista come McCain.





Mentre mancano del tutto, come ammesso dallo stesso Segretario alla difesa James Mattis, le evidenze sulla responsabilità di Assad nell’uso di armi chimiche a Douma, i promotori dell’intervento americano in Siria hanno puntato sul lato delle “emozioni” suscitate dai filmati fatti circolare dagli Elmetti Bianchi, dimenticando che la politica estera è fatta soprattutto di razionalità, soprattutto quando una delle opzioni sul tavolo è proprio l’uso della forza militare. Un gioco davvero pericoloso, in cui l’amministrazione Usa si avventura, soprattutto ora che il nuovo consigliere per la sicurezza nazionale di Trump è il “falco” John Bolton, noto per le sue posizioni poco equilibrate sulla politica mediorientale.

Siria, un gioco pericoloso

Cosa accadrà? Se lo chiede in un’interessante analisi pubblicata su The National Interest Daniel R. DePetris, esperto di politica estera. “Le principali decisioni in materia di politica estera, specialmente quando la decisione può comportare l’uso della forza militare, non possono essere prese sulla base delle emozioni umane. Dopotutto, se gli Stati Uniti rispondessero a tutte le cose orribili che accadono nel mondo, in ogni singolo momento e in ogni singolo giorno, l’esercito americano non sarebbe più l’esercito degli Stati Uniti ma assumerebbe le sembianze del super-poliziotto del mondo, immischiandosi in ogni situazione nel tentativo di raddrizzare ciò che accade”, osserva.

“È dovere dell’America rispondere a ogni episodio di uso di armi chimiche sospetto o confermato in qualsiasi parte del mondo? Se Trump sceglie di usare la forza militare e distrugge alcune dozzine di aerei da combattimento siriani o alcune basi o punti di controllo dell’esercito siriano in risposta ai macabri eventi di Douma, allora stabilirà un precedente e aprirà gli Stati Uniti ad azioni simili in futuro. Il mondo si aspetterà che gli Stati Uniti siano coinvolti, indipendentemente dal fatto che la situazione abbia un impatto diretto sulla sicurezza nazionale degli Stati Uniti”, spiega.

“L’attacco Usa del 2017 ha chiaramente fallito”

Donald Trump potrebbe tuttavia bombardare qualche base siriana nel tentativo di dimostrare a russi, siriani e iraniani chi è la vera superpotenza globale. Ma ci sono degli aspetti controversi che il suo staff deve considerare. Prima di tutto, osserva DePetris, “se l’obiettivo di una rappresaglia degli Stati Uniti dopo Douma è quello di scoraggiare l’uso armi chimiche, questo funzionerà? Questa era l’idea dietro l’attacco missilistico dell’amministrazione alla base aerea di Shayrat un anno fa, azione applaudita con fervore dai legislatori, repubblicani e democratici. Come americani, l’attacco può averci fatto sentire meglio per un paio di giorni, ma l’operazione ha chiaramente fallito nel suo intento deterrente”, afferma.

“Trump deve temere la risposta russa”

Secondo l’esperto, l’amministrazione Trump non deve illudersi di credere che la Federazione Russa non reagirà alle azioni degli Stati Uniti. “Mosca ha investito risorse enormi per mantenere in piedi il regime di Assad. L’amministrazione Trump non dovrebbe illudersi di pensare che il presidente russo Vladimir Putin cambierà tattica dopo un’ipotetica operazione militare degli Stati Uniti, per quanto limitata e precisa possa essere. I pericoli di un potenziale, grande, confronto valgono i benefici?”, si chiede DePetris.

Dello stesso avviso il Global Times, quotidiano cinese vicino al partito comunista, secondo il quale un attacco Usa alla Siria sarebbe paragonabile “a intervento russo in Giappone o in Corea del Sud, dove sono presenti le forze armate statunitensi. Se la Russia osasse fare una cosa del genere, Washington non rimarrebbe inattiva”. Nel caso della situazione in Siria, il quotidiano cinese osserva che “la capacità della Russia di resistere all’aggressione straniera è forte. Ha i mezzi militari e le risorse economiche e diplomatiche per spaventare gli avversari”. Trump dovrà considerare tutto questo prima di agire e avventurarsi in un’azione militare che rischia di essere controproducente per gli stessi Stati Uniti. 

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