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Erdogan e Assad, da amici a nemici giurati, poi in pace armata almeno fino alla risoluzione della questione curda nella guerra di Siria. Il presidente turco non ha mai fatto mistero di considerare la guerra siriana un mezzo utile per espandere il proprio sogno egemonico sul Medio Oriente, colpendo allo stesso tempo il governo di Assad, l’asse sciita, gli interessi dell’Iran e potenziali avanzamenti della Russia. Poi è cambiato tutto: il fallito golpe e il sostegno della coalizione internazionale a guida Usa ai curdi hanno fatto sì che la Turchia scivolasse fra le braccia di Mosca e di Teheran e cambiasse idee sul futuro del conflitto. Ma il blocco di Astana che si è formato, e che ha certificato lo sganciamento almeno temporaneo della Turchia dall’Occidente, non deve far dimenticare che Erdogan sia stato uno dei protagonisti del tentativo di rovesciamento di Bashar al Assad, che ha evitato di contrastare lo Stato islamico quando questo poteva essere utile per colpire curdi e Siria e che continua a sfruttare l’emorragia di siriani per avere una leva importante nel futuro del post-conflitto.

Non deve dunque sorprendere che, nell’ultima settimana, il presidente turco abbia usato parole dure nei confronti del suo omologo siriano, mostrando un’ostilità nei confronti dell’attuale leader di Damasco che contrasta con l’immagine di unità data dagli incontri di Sochi con Vladimir Putin e il presidente iraniani Rohani. “E ‘impossibile trovare una soluzione alla crisi siriana con Assad. È un terrorista che gestisce uno stato di terrore”, ha detto mercoledì scorso Erdogan in conferenza stampa congiunta con il suo omologo tunisino, Beji Caid Essebsi, durante il suo viaggio a Tunisi. Secondo Erdogan, il presidente siriano non può far parte della soluzione al conflitto siriano. Una tesi non troppo distante da quelle promosse dalla Casa Bianca e che rappresentano una breccia negli accordi presi tra Astana e Sochi con Russia e Iran. Dopo aver assicurato che nel futuro della Siria non c’è posto per l’attuale presidente, Erdogan ha poi spiegato che permettergli di rimanere al potere sarebbe un atto di tradimento verso la memoria delle sue vittime e dei loro familiari. Parole che sembrano far tornare le lancette dell’orologio indietro, quando il leader turco tuonava contro Erdogan e finanziava i gruppi ribelli nel nord del Paese, e che arrivano proprio mentre al vertice di Tunisi il presidente ha di nuovo mostrato al mondo la sua vicinanza alla Fratellanza musulmana.

Le parole del sultano non sono certo passate inosservate a Damasco. L’agenzia di stampa Sana, ha riportato una dichiarazione ufficiale del ministero degli Esteri della Siria. “Ancora una volta il presidente turco continua a ingannare l’opinione pubblica in un disperato tentativo di giustificarsi dei crimini commessi contro il popolo arabo siriano attraverso il suo supporto illimitato e ben noto a gruppi terroristici in Siria” – si legge nella nota – “e quindi lui è il primo responsabile dello spargimento di sangue siriano e l’aggressione e l’ingresso delle sue truppe nel territorio siriano sono solo alcune delle immagini di questo sostegno al terrorismo e la conferma delle sue ambizioni espansionistiche”. Ma è soprattutto da Mosca che si attendevano le reazioni più importanti. Le risposte non sono arrivate né da Putin né da Lavrov, ma dalla portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, volto sempre più noto della diplomazia russa. La portavoce ha ricordato a Erdogan che i rappresentanti del governo siriano sono membri dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e che rappresentano il governo del Paese. “Sul fatto che il presidente turco abbia definito il presidente siriano Bashar al-Assad, un terrorista, i rappresentanti del governo siriano sono all’Onu e rappresentano il governo siriano nel Consiglio di sicurezza. Quindi [quanto detto] non ha alcuna base legale”, ha dichiarato la diplomatica russa in una conferenza stampa a Mosca, la quale ha concluso ribadendo che, dal punto di vista legale, tali valutazioni sono “senza fondamento”, senza tener conto dell'”aspetto morale” di questi commenti riguardo al presidente siriano. Parole non particolarmente dure nella forma, ma estremamente chiare nella sostanza. Per la Russia, Assad è, almeno per adesso, intoccabile, alla luce della difficile situazione siriana. Mosca non può abbandonare né privarsi di un alleato così importante in Medio Oriente finché non si assicura il proseguimento dell’alleanza anche qualora Assad dovesse fare un passo indietro. Erdogan negli ultimi tempi sta muovendosi molto, fra Africa, Gerusalemme e Siria, e questo dinamismo eccessivo con ideali neo-ottomani comincia a diventare scomodo per tutti. Con una precisazione: la Turchia, ancora formalmente, è membro della Nato. E questo, soprattutto a Mosca, è un dato che difficilmente dimenticano.

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