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L’operazione di rebranding è completata. Ahmed al-Sharaa, alias Mohammed al-Jolani è atterrato a New York per intervenire all’80ª sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite; è il primo viaggio di un presidente siriano negli Stati Uniti in quasi sessant’anni. Ex leader jihadista di Al Qaeda in Siria (poi Hayat Tahrir al-Sham, HTS), fino a un anno fa al-Sharaa era nella lista dei terroristi ricercati dagli Usa, con una taglia di 10 milioni di dollari sulla sua testa. Oggi, dopo aver guidato il rovesciamento di Bashar al-Assad, gli Stati Uniti non solo hanno rimosso la sua designazione di terrorista, ma accolgono il suo governo islamista come partner. Le parole di Jake Sullivan del 2012, diffuse da WikiLeaks, “Al Qaeda è dalla nostra parte in Siria”, sembrano aver trovato una tragica concretizzazione.

Silenzio sui crimini del governo siriano

La visita del presidente siriano avviene in un contesto di gravi violazioni dei diritti umani sotto il suo regime islamista e autocratico. Da quando hanno preso il potere, le forze governative affiliate ad HTS hanno perpetrato massacri settari, con centinaia, forse migliaia, di civili alawiti uccisi nelle regioni costiere a marzo e centinaia di drusi massacrati a Suweida a luglio. Come stabilito dalle Nazioni Unite, lo scorso marzo circa 1.400 persone, principalmente civili alawiti, sono state uccise in massacri attribuiti a forze o individui fedeli alla nuova leadership, l’Autorità Nazionale di Transizione, guidata dal presidente ad interim Ahmed Al-Sharaa. Le vittime, tra cui uomini, donne, anziani, disabili e bambini, sono state torturate, mutilate e, in alcuni casi, i loro corpi lasciati per giorni nelle strade o sepolti in fosse comuni senza documentazione. Ma di tutto questo, all’Occidente e agli Stati Uniti, non importa assolutamente nulla. Sempre in un nome di una presunta realpolitik.

Nel frattempo, la Siria di al-Sharaa si prepara a elezioni parlamentari (farsa) il 5 ottobre, un processo molto lontano da una presunta o sedicente democrazia: i membri dell’Assemblea del Popolo saranno scelti tramite un sistema di collegi elettorali provinciali per due terzi, mentre un terzo sarà nominato direttamente dal presidente. La giustificazione? Le difficoltà logistiche dovute alla guerra civile, che ha lasciato milioni di siriani senza documenti o in esilio.

La grottesca intervista dell’ex CIA Petraeus

Un episodio particolarmente grottesco è emerso durante un dialogo tra al-Sharaa e l’ex direttore della CIA David Petraeus, che ha espresso preoccupazione per il benessere del leader siriano, chiedendogli: “Stai dormendo abbastanza la notte? È molto, molto difficile. I tuoi tanti fan, e io sono uno di loro, sono preoccupati per te”. Lo scambio, tanto surreale quanto vergognoso, è stato duramente criticato dal giornalista Glenn Greenwald, che ha commentato: “Immaginate di essere uno delle migliaia di americani mandati a rischiare la vita per distruggere Al Qaeda, magari morendo nel farlo, e poi vedere il vostro governo accogliere un leader di Al Qaeda nel vostro Paese, con il generale Petraeus che gli chiede affettuosamente come sta”.

L’incontro con Marco Rubio

A margine dell’Assemblea delle Nazioni Unite, il presidente siriano ha potuto incontrare anche il Segretario di Stato Marco Rubio. Quest’ultimo ha sottolineato l’opportunità per la Siria di costruire una nazione stabile e sovrana dopo la storica decisione del presidente Trump di alleviare le sanzioni, annunciata a luglio, e ha discusso di “sforzi antiterrorismo” (ebbene sì), della ricerca di americani dispersi e dell’importanza delle relazioni tra Siria e Israele per la sicurezza regionale.

Al-Sharaa, al suo primo discorso all’Assemblea Generale come capo di Stato siriano dal 1967, ha elogiato la decisione di Trump come “coraggiosa e storica” e ha espresso il desiderio di ulteriori incontri per rafforzare le relazioni tra Siria e Stati Uniti.

La testimonianza di Nour

Nour, ragazza siriana emigrata all’estero (impieghiamo un nome fittizio per proteggerla da eventuali ritorsioni), commenta a InsideOver la visita di al-Sharaa a New York: “È un insulto che Ahmed al-Sharaa, con un passato legato a Isis e Al-Qaeda, rappresenti la Siria, culla della civiltà, solo per evitare di ammettere l’errore di chi diceva che chiunque sarebbe stato meglio di Assad. È stato accettato, e ora parla a New York. Un’ipocrisia assurda”, osserva.

“Svuotare la Siria della sua diversità culturale e religiosa – aggiunge – come sta facendo al-sharma la rende più vulnerabile e facile da controllare. Un popolo con la stessa identità è più manipolabile, soprattutto in un Paese strategico e ricco di risorse come gas, petrolio, acqua e silicio. La diversità rende il controllo difficile, ma ora nessuno si preoccupa delle minoranze. Villaggi cristiani come Wadi al-Nasara, la valle dei cristiani, sono stati bruciati di recente, ma nessuno ne parla. Una ragazza alawita è stata violentata l’altro giorno, eppure queste notizie vengono ignorate”.

Il problema, aggiunge Nour, “è dover scegliere tra Assad o Jolani, il che è ingiusto. Servono vere elezioni”.

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