Sorprende, ma fino ad un certo punto, la caduta in disgrazia del rapporto tra il presidente siriano Bashar Al Assad ed il cugino Rami Makhlouf. Quest’ultimo nei giorni scorsi si è visto notificare il sequestro di tutti i suoi beni, almeno di quelli conosciuti, e nelle ultime ore contro di lui è stato spiccato il divieto di lasciare la Siria. Uno scontro in piena regola tra il capo dello Stato ed il familiare che da anni è considerato l’uomo più ricco del Paese. Per i cittadini siriani però, non si tratta di un fulmine a ciel sereno. Al contrario, a Damasco già da anni si vociferava su rapporti non proprio idilliaci tra gli Assad ed i Makhlouf, una rottura era solo questione di tempo. Ed ora forse l’ora X è arrivata.

Chi è Rami Makhlouf

Cosa sta succedendo dunque tra i palazzi del potere di Damasco? Per comprenderlo, occorre in primo luogo capire chi è Rami Makhlouf. Una delle sua zie si chiamava Anisa Makhlouf ed era la moglie di Hafez Al Assad, padre dell’attuale presidente Bashar Al Assad e di fatto fondatore della Siria moderna. Dunque, Bashar e Rami sono primi cugini ma sono anche quasi coetanei e le cronache familiari hanno sempre raccontato di un rapporto molto stretto tra i due già durante l’infanzia. Rapporti stretti che sono da registrare anche tra i vari nuclei familiari in questione. Quando Hafez Al Assad negli anni ’90 ha scelto la via di prime timide privatizzazioni, ha individuato nella famiglia Makhlouf l’alleato perfetto per avviare questa nuova fase.

Rami, in questo contesto, ha iniziato a diventare l’imprenditore più importante del Paese. A spiccare maggiormente è il suo ruolo nella compagnia Syriatel, la compagnia telefonica più importante della Siria di cui lui rappresenta l’azionista di maggioranza. Ma i suoi affari spaziano in diversi campi: dall’edilizia al settore alberghiero, passando per quello bancario e finanziario. In poche parole, Rami Makhlouf è considerato l’uomo che detiene di fatto l’economia siriana. C’è chi ha sostenuto, specialmente negli anni antecedenti al conflitto civile iniziato nel 2011, che in ogni affare portato a termine in Siria c’è sempre stato lo zampino di Rami Makhlouf. Il suo ruolo può essere quello di imprenditore, ma anche di intermediario o di garante. Di certo c’è che il suo nome è potenzialmente dietro ogni scambio commerciale o transazione economica che interessa la Siria.

Il perché dello strappo

Per questo dunque da Damasco per molti uno scollamento tra Bashar Al Assad e Rami Makhlouf era solo questione di tempo. Un cugino così potente è in ogni caso una figura politicamente pesante. Troppa notorietà da un lato, personaggio discutibile e non certo limpido nei suoi affari dall’altro. Se un giorno nella capitale siriana il tema della corruzione doveva diventare centrale per l’immagine del governo di Assad, Rami Makhlouf sarebbe stato per forza la prima potenziale pedina a cadere. Ed in questi giorni contraddistinti dall’eco arrivato da Mosca di critiche per la corruzione nel Paese, forse per il presidente Assad era giunto il momento di prendere le distanze dal cugino. Diversi quotidiani russi infatti hanno posto l’accento sulla necessità per la Siria di ripartire nel dopoguerra con un’intensa campagna anti corruzione. Un po’ come se da Mosca, il cui governo è il principale alleato di Assad, fosse giunto il segnale di rendere più presentabile la compagine di potere, di iniziare a togliere tutte le figure più ingombranti. E, come detto, quella di Rami era la più pesante da sostenere.

Per la verità già dalla scorsa estate, quando il governo ha chiuso la società benefica Bustan riconducibile al cugino del presidente, erano iniziati ad emergere segnali verso questa direzione. Ma adesso sembra partita la definitiva resa dei conti. Prima un’indagine su Syriatel, poi l’emersione di miliardi di tasse evase da parte di Rami Makhlouf, infine il congelamento dei suoi beni ed il divieto di lasciare la Siria. Sono questi tutti elementi che ben fanno comprendere lo strappo in corso. Dal canto suo, il cugino del presidente ha pubblicato nelle ultime settimane tre video su Facebook, criticando il governo e dichiarando di dare eventualmente i soldi direttamente ad Assad ma non allo Stato. Un modo per dire che la fedeltà alla famiglia non verrà mai a mancare ma che, al tempo stesso, non mancheranno nemmeno le accuse al governo. Lo strappo si è dunque consumato ed ora a Damasco aspettano di capire le mosse di entrambi i rami della famiglia.

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