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Tra le chiese e i minareti di Beirut, fino a poco tempo fa si aggiravano dei fantasmi del passato, ombre di una storia non del tutto cancellata, ma non più viva: le sinagoghe delle città. In tutto il Paese vivevano più di ventimila ebrei. Da qualche anno un piccolo miracolo avvento nel quartiere più ricco di Beirut, tra le case dei politici e dei miliardari libanesi, ha cambiato questa storia.img_0603Se pur ancora non operante come luogo di culto, la sinagoga in stile marocchino di Maghen Abraham è rinata almeno come edificio. Il piccolo prodigio è avvenuto, come spesso accade in Medio Oriente, nel modo più improbabile, grazie ai fondi di Solidere, l’immobiliare privata che ha ricostruito il centro della città. La società è controllata da Sa’ad Hariri, appena nominato premier dal nuovo presidente Aoun e figlio di Rafiq Hariri ex premier filo saudita ucciso nel 2005.La rinascita della sinagoga è stata caldeggiata perfino da Hezbollah, partito sciita filo iraniano, che ha sostenuto di avere massimo rispetto per gli ebrei, pur condannando Israele ed il sionismo. D’altronde non è un mistero che l’Iran, grande finanziatore di Hezbollah, sia l’unico paese islamico ad avere ancora una forte comunità ebraica che conta più di 30mila fedeli, oltre scuole, ospedali, sinagoghe e un parlamentare che rappresenta la comunità.Tutto questo però per il Libano è una piccola rivoluzione. Se formalmente nelle liste elettorali libanesi, divise per quote religiose, esistono ancora cinquemila ebrei, nelle recenti elezioni se ne è presentato solamente uno e secondo i libanesi nel Paese ne saranno rimasti al massimo qualche decina. Alcuni sostengono che siano di più, ma che preferiscano vivere nell’ombra per non aver problemi. Tutti gli altri sono dispersi nel mondo o nella vicina Israele.img_0598Il restauro è stato fatto grazie a duecentomila dollari donati da investitori privati, tra cui alcuni appartenenti alle comunità ebraiche libanesi della diaspora, a centocinquantamila dollari donati da Solidere della famiglia Hariri.La decisione di restaurare il luogo di culto ebraico è stata presa per mostrare un Libano aperto al mondo e tollerante nei confronti delle 16 religioni presenti nella Repubblica dei Cedri. Nel paese sono presenti tra l’altro, maroniti cattolici, la chiesa greco ortodossa, quella melchita greco cattolica, la armeno apostolica, armeno cattolica, siriaca ortodossa, siriaco cattolica, protestante, copta, assira, caldea, cattolica di rito latino. I musulmani sono divisi tra sunniti, sciiti, ed ismailiti. Vi sono poi le religioni misteriche alauite e druse, oltre i pochi rimanenti ebrei.LEGGI ANCHE: Nella guerra civile palestinese – REPORTAGEI pessimi rapporti con Israele, peggiorati dopo l’ultimo conflitto del 2006, hanno per anni reso impossibile il restauro della sinagoga e hanno reso la piccolissima comunità ebraica rimasta a rendersi il meno visibile possibile. La sinagoga era stata costruita nel 1925 ed era stata disegnata dall’architetto Bindo Manham.Fino agli anni sessanta esistevano sedici sinagoghe solamente a Beirut. Gli ebrei avevano gli stessi diritti delle altre sedici religioni presenti nella piccola Repubblica dei Cedri.img_0602Nel 1976, un anno dopo l’inizio della guerra civile, Joseph Farhi trasferì i rotoli della Torah dalla sinagoga di Maghen Abraham a Ginevra dove li consegnò al banchiere Edmond Safra, che li conservò per anni. Oggi molti di essi sono stati donati ad alcune sinagoghe serfardite in Israele.LEGGI ANCHE: Viaggio nella guerra islamica – REPORTAGELa sorte ha voluto che fosse proprio un bombardamento israeliano contro le forze dell’Olp di Arafat, che occupavano l’area durante la guerra civile, a distruggere la sinagoga il 12 agosto del 1982.  Oggi questa storia lentamente rinasce e un piccolo pezzo di un mondo passato risorge.banner_cristianiQuel microcosmo che per secoli ha visto sotto l’impero persiano, romano, bizantino, arabo e ottomano gente di tutte le razze e religioni convivere una accanto all’altro, non senza momenti di tensione o di conflitto, ma pur sempre insieme, sembra riapparire per un attimo.Oggi ebrei e arabi di tutte le fedi rimangono in fondo molto vicini, in un ora di macchina si è in Israele, ma un muro di incomprensione rende questo confine invalicabile. Chissà quando nella rinnovata sinagoga si sentiranno di nuovo le letture del Talmud.

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