George Simion, leader del partito di destra romeno Aur e candidato al ballottaggio delle elezioni presidenziali in Romania che si sta svolgendo proprio in queste ore, ha lanciato accuse pesantissime contro la Francia e il presidente Emmanuel Macron. In un’intervista rilasciata a una televisione francese, ripresa dall’imprenditore Arnaud Bertrand su X, Simion ha definito Macron un “dittatore” e ha denunciato una “massiccia ingerenza” francese nel processo elettorale romeno. Le sue parole, che arrivano mentre si svolge il secondo turno che lo vede confrontarsi con il sindaco di Bucarest, l’europeista Nicusor Dan, amplificano i timori di Bruxelles, già preoccupata per l’ascesa di un politico percepito come potenzialmente destabilizzante per l’unità euro-atlantica.
Macron e l’ambasciatore francese sotto attacco
Simion non ha usato mezzi termini: “Amo la Francia, la sua cultura e il suo popolo, ma non sopporto la dittatura di Emmanuel Macron”. Secondo il leader di Aur, l’ambasciatore francese in Romania, su diretto ordine di Macron, avrebbe avuto contatti con il presidente della Corte Costituzionale romena, figura chiave nella controversa decisione di annullare la candidatura di Calin Georgescu. Inoltre, Simion ha accusato l’ambasciatore di aver intrapreso un tour nelle regioni romene per persuadere imprenditori e istituzioni a sostenere il candidato rivale, Nicusor Dan. “È un’ingerenza enorme”, ha ribadito, paragonando le pressioni esterne a pratiche incompatibili con la democrazia di un Paese Ue: “Non siamo l’Iran, non abbiamo ayatollah che decidono chi può candidarsi”.
Le dichiarazioni di Simion si inseriscono in un contesto già teso, segnato dall’esclusione di Georgescu, decisione che aveva suscitato sospetti di manipolazione politica da parte dell’establishment europeo e degli Stati Uniti, come ampiamente documentato dal nostro giornale. Come riportato da InsideOver, inoltre, Bruxelles teme che una vittoria di Simion possa destabilizzare la posizione della Romania nell’ambito dello scacchiere euro-atlantico, spingendola verso un’orbita più vicina a leader come Viktor Orbán e Robert Fico, definiti “sabotatori” dell’unità europea dallo stesso giornale.
Perché Bruxelles teme Simion
Con i suoi 19 milioni di abitanti e la posizione strategica sul Mar Nero, la Romania è un pilastro fondamentale per l’Ue e la Nato, soprattutto nel contesto del conflitto in Ucraina. Un cambio di rotta verso posizioni meno allineate all’atlantismo potrebbe avere conseguenze importanti. Secondo Politico, i funzionari europei sono preoccupati che Simion possa unirsi a Orbán e Fico nel tentativo di ostacolare il sostegno dell’Ue a Kiev, proprio mentre Bruxelles cerca di intensificare la pressione sulla Russia. La Romania ospita inoltre la base aerea di Mihail Kogălniceanu, in fase di espansione per diventare la più grande base Nato in Europa, superando Ramstein in Germania. Un presidente non completamente allineato potrebbe rappresentare un ostacolo per i piani dell’Alleanza Atlantica.
Simion, consapevole di questi timori, ha cercato di rassicurare l’Europa. In un’intervista a Politico, ha definito il suo partito “eurorealista, non euroscettico”, sottolineando il sostegno al mercato unico europeo e presentandosi come un alleato di Giorgia Meloni. Tuttavia, le sue posizioni su temi sensibili, come i rapporti con l’Ucraina e la Moldavia, rimangono fonte di preoccupazione per l’élite europea che applica la sua “Dottrina Brezhnev” nei confronti dei leader “non allineati” all’establishment atlantista.
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