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Il green pass esteso alla francese entra in vigore, ma in forma meno radicale e potenzialmente restrittiva per cittadini e titolari di esercizi rispetto alle iniziali aspettative. Dopo che in Francia decine di migliaia di persone hanno protestato attorno al giorno di festa nazionale del 14 luglio, dopo l’emersione di forti critiche dal mondo culturale per la scelta di provvedimenti “punitivi” per teatri e esibizioni all’aperto, dopo che la politica transalpina ha fortemente stigmatizzato alcune parti del provvedimento e, agli opposti estremi dello schieramento politico, Jean-Luc Mélenchon e Marine Le Penhanno cannoneggiato l’Eliseo per Macron è arrivata la doccia fredda del Consiglio di Stato.

Il Consiglio di Stato ridimensiona il green pass

Nella giornata del 19 luglio la massima autorità della giustizia amministrativa di Parigi, che il governo e l’Eliseo sono obbligati a consultare per le più importanti questioni legislative riguardanti i progetti di legge, ha cassato diverse parti del disegno legislativo e chiesto all’Eliseo di fare una parziale marcia indietro. Le Point ricorda che il Consiglio di Stato ha in particolare giudicato troppo rigorosa e potenzialmente anticostituzionale la pervasività dei controlli previsti dalla proposta dell’esecutivo e sproporzionate le proposte di multa che il disegno di legge inizialmente validato dopo il discorso di Macron del 12 luglio scorso introduceva.

In particolare è caduto l’obbligo di pass per l’accesso ai grandi centri commerciali, previsto nel testo presentato al Consiglio dei ministri e ritenuto uno dei principali fattori abilitanti delle proteste di piazza della scorsa settimana, per il freno che una mossa del genere imporrebbe alla possibilità per i cittadini di acquistare beni e servizi di prima necessità. Si crea dunque una netta separazione tra la possibilità di utilizzare il pass per attività ludico-ricreative e quella legata alle istanze della quotidianità: un principio non secondario che non pareva rispettato dalle proposte di Macron e del premier Jean Castex. Durissimo il giudizio circolante tra i saggi di Palays Royal riportato da Le Monde:

Questa misura viola in modo sproporzionato le libertà

Anche sul capitolo delle multe, ritenute eccessive anche dal ministro dell’Economia Bruno Le Maire, il Consiglio di Stato ha cassato il governo: è stata abbassata la multa di 45mila euro prevista per i negozianti e gli esercenti che non rispetteranno i controlli, ridotta a 1.500 euro per le persone fisiche e almeno 7.500 per gli enti e le associazioni. Resta la multa da 9mila euro per chi colleziona quattro sanzioni in un mese, ma cade anche la possibilità di effettuare controlli di polizia lungo l’intero arco della giornata, con la raccomandazione di non procedere ad essi dopo le 21.

L’insolita sovrapposizione tra un vero e proprio assedio istituzionale e la nascita di moti di protesta nelle piazze, che ha portato ad atti estremi come la defenestrazione del ritratto di Macron nel municipio di Chambery, vera e propria opera di lesa maestà contro il “monarca repubblicano”, segnala la tensione in una fase estremamente complessa per la Francia, che vive una corsa della variante Delta di Covid-19. Ma apre anche un’interessante questione politica sui limiti su cui si confrontano la difesa della salute pubblica e il diritto dell’autorità al controllo. Un confine labile e ancora tutto da tracciare.

Altri cambiamenti in vista

A Parigi all’Assemblea Nazionale è iniziato l’analisi del testo, e il dibattito sulla roadmap per l’estensione graduale del green pass a varie tipologie di eventi, uffici e occasioni d’incontro, avviata il 21 luglio per i luoghi pubblici frequentati da più di 50 persone e gli eventi culturali, sarà infuocato.

Resta confermata la linea secondo cui i francesi hanno tre opzioni per validare il pass sanitario: presentare un test negativo (Pcr o antigenico) di meno di quarantotto ore, o la prova di aver avuto Covid-19 (Pcr positivo o test antigene di almeno undici giorni e meno di sei mesi), o la certificazione di un regime di vaccinazione completo. Come riporta Liberation, “per i 12-17enni, il pass dovrebbe essere richiesto solo a partire dal 30 settembre” e saranno previste modifiche meno restrittive per le donne incinte e le persone che lavorano in uffici aperti al pubblico.

Macron sotto assedio

Per i macroniani potrebbero essere attese ulteriori sorprese, dato che La Republique En Marche non dispone più della maggioranza assoluta al parlamento parigino dal maggio 2020 e ora più che mai l’inquilino dell’Eliseo è sotto assedio e meno capace rispetto al passato di esercitare un’incisiva azione di governo. I contropoteri istituzionali ne cassano l’azione; la piazza mormora; la politica nazionale si va riorganizzando e le recenti regionali hanno dimostrato la presenza di competitori forti e agguerriti per le presidenziali 2022, Repubblicani in testa. Il riassetto dei provvedimenti sul Green Pass segnala una crisi di autorità non indifferente da parte del vertice del potere francese, al culmine di una parabola discente avviata con Nicolas Sarkozy, proseguita con François Hollande e culminata con Macron, poco propenso al contempo al comando e al compromesso. Un paradosso sostanziale che nel momento della promulgazione di atti decisivi (dalle tasse “verdi” alla riforma delle pensioni, per arrivare al pass sanitario) si è manifestata con forza. Riducendo la credibilità del presidente in una fase politica decisiva.

Infine, il dibattito transalpino sul green pass è una lezione per chi, Italia in testa, valuta misure simili. E invita a evitare decisioni precipitose e a ben ponderare il bilanciamento di diritti costituzionali, misure di buon senso e aspettative dell’opinione pubblica nella definizione di misure anti-contagio che dovranno essere chiare e operative qualora in autunno una nuova ondata colpisse il nostro sistema sanitario. Ora più che mai, la fretta è cattiva consigliera. E la serie di mine su cui Macron è incappato lo testimonia.