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Nella giornata di oggi, 31 marzo, avrà luogo un vertice informale tra gli stati membri del Consiglio Turco, un’organizzazione internazionale con sede a Istanbul, lanciata nel 2009, che promuove la cooperazione tra le nazioni appartenenti all’universo civilizzazionale turcico.

L’incontro, allestito da remoto a causa del persistere della pandemia, sarà incentrato su tre temi: rafforzamento della collaborazione multilaterale, fascicoli regionali e internazionali di interesse per gli stati membri e trasformazione della città autonoma di Turkistan nella “capitale spirituale del mondo turco”.

Chi parteciperà al vertice

Nella giornata del 31 marzo avrà luogo un video-vertice informale tra i presidenti dei Paesi membri del Consiglio turco (Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, Turchia, Uzbekistan) che potrebbe spianare la strada ad un elevamento sensibile della qualità dei loro rapporti e ad un approfondimento dell’integrazione delle loro economie e politiche estere.

L’attesissimo evento, al quale prenderanno parte anche Viktor Orban, un rappresentante del Turkmenistan e il primo presidente della Repubblica del Kazakistan Elbasy Nursultan Nazarbayev, era stato inizialmente concepito per avere luogo nella città autonoma di Turkistan (Kazakistan) ma il perdurare della pandemia ha persuaso gli organizzatori a trasferirlo in rete per ragioni di sicurezza.

Orban parteciperà in qualità di capo di governo di uno stato osservatore, cioè l’Ungheria, il rappresentante del Turkmenistan interverrà per mostrare il crescente interesse della nazione verso il formato di cooperazione, e Nursultan Nazarbaev, vi prenderà parte per ragioni onorarie – è colui al quale si deve l’esistenza stessa del Consiglio turco, essendone stato l’architetto e l’ideatore – e più pragmatiche, ovvero ha contribuito ad organizzare il vertice del 31.

Gli argomenti sul tavolo

Il video-incontro è stato oggetto di un’ampia pubblicizzazione sin dai primordi e avrebbe dovuto essere organizzato in forma fisica nella città autonoma di Turkistan, alla quale, del resto, è stato dedicato il nome dell’evento: “Turkistan, capitale spirituale del mondo turco”. La diplomazia kazaka, però, ha preferito traslare l’evento in rete a causa dell’emergenza sanitaria e rimandare ad altra data l’occasione di un faccia a faccia tra i capi di Stato.

L’incontro è stato intitolato a Turkistan perché è stato preannunciato che le parti dovrebbero proclamare quest’antica città la “capitale spirituale del mondo turco”. Perché Turkistan, oltre ad essere uno dei centri nevralgici dell’economia kazaka, è anche casa del celebre mausoleo di Khoja Ahmed Yasawi (patrimonio Unesco) ed è stata la capitale del Khanato di Kazach, ergo è, effettivamente, uno dei cuori pulsanti della nazione turca.

Durante il vertice, ad ogni modo, si discuterà anche di rafforzamento della collaborazione multilaterale, del processo di allargamento dell’organizzazione, dei rapporti con le altre realtà sovranazionali e dei fascicoli regionali e internazionali la cui risoluzione è nell’interesse degli stati membri (e osservatori). Secondo Baghdad Amreyev, segretario generale del Consiglio turco, l’evento potrebbe e dovrebbe dare impeto ai lavori per la formazione degli “Stati Uniti del mondo turco”, un progetto del quale si discuterà a Istanbul nel prossimo futuro.

Il nome del suddetto non deve trarre in inganno i lettori: Turchia, Azerbaigian e –stan dell’Asia centrale hanno a cuore la loro indipendenza e la loro sovranità e non hanno intenzione di sacrificarle per dare luogo ad un’entità federale modellata secondo gli Stati Uniti. Il nome è stato utilizzato a scopo puramente evocativo e sottintende la comune volontà degli stati membri del Consiglio turco di migliorare ulteriormente la qualità delle loro relazioni e dare luogo, se possibile, ad una trasformazione dell’organizzazione avente come punto di riferimento l’Unione Europea.

Il vertice di oggi, in sintesi, è importante nella maniera in cui ci rammenta che l’ordine internazionale parla sempre meno la lingua dell’Occidente e che vibranti realtà civilizzazionali stanno unendosi per creare nuovi equilibri e meccanismi di cooperazione multilaterale peculiari e alternativi a quelli sorti nel secondo dopoguerra. Perché nel mondo di domani si parlerà un po’ meno l’inglese e si parleranno un po’ di più le lingue turche, in primis turco, kazako, azero e uzbeko.