Come ampiamente prevedibile, Paul Kagame è stato rieletto presidente del Ruanda. Il suo è stato un plebiscito senza precedenti, con i risultati finali che hanno attribuito all’uscente e rientrante capo dello Stato oltre il 99% dei consensi. In poche parole, non ci sono stati rivali se non solo sulla carta. Ma del resto, Kagame è l’uomo forte del Paese da trent’anni a questa parte ed è lui a dirigere e controllare gli aspetti più significativi della vita politica ed economica ruandese.
Tra i moderni palazzi e grattaceli di Kigali, capitale dal volto sempre più moderno anche grazie all’input politico dato negli anni in tal senso da Kagame, quasi nessuno fa caso al nuovo successo elettorale del presidente. La vita va avanti, tra una parvenza di rinnovata normalità a trent’anni dal genocidio del 1994 e la necessità di continuare a trainare il miracolo economico di quella che viene definita, non senza sconfinare in modo impropri, come la “Svizzera africana”. Eppure, a pochi chilometri di distanza, c’è un confine che, in barba all’apparente stabilità ruandese, rischia di diventare tra i più caldi del continente: quello con il Congo.
Le parole di Felix Tshisekedi
Da settimane all’interno del mondo politico africano si parla molto di quanto dichiarato proprio dal presidente congolese, Felix Tshisekedi. Intervistato dal quotidiano francese Le Figaro alla vigilia della recente visita del capo dello Stato in Francia, Tshisekedi è stato tanto chiaro quanto diretto nell’evocare un conflitto: “Sì – si legge nelle sue dichiarazioni – l’idea di una guerra aperta con il Ruanda non è da scartare”.
Frasi che non piovono certo come un fulmine a ciel sereno. Tra la Repubblica Democratica del Congo (quella retta da Tshisekedi, da non confondere con il Congo Brazzaville) e il Ruanda gli screzi vanno avanti da tempo. Per la verità, i due Paesi da oltre vent’anni sono ai ferri corti. Condividono una piccola ma significativa parte di confine, coincidente con la regione congolese del North Kivu. Ossia l’area più “maledetta” d’Africa: qui sono attive molte bande armate, da più di vent’anni c’è un conflitto latente tra le autorità di Kinshasa e diversi gruppi ribelli e poi, a complicare il quadro, negli anni si sono insinuate nella regione frequenti epidemie di ebola. Ed è qui, infine, che nel febbraio del 2021 ha trovato la morte l’ambasciatore italiano Luca Attanasio.
Una regione difficile, ma piena di risorse: oro, diamanti, terre rare, minerali e tanto altro ancora. Per questo l’area è da sempre contesa, con diversi attori che provano ad approfittare della debolezza del governo centrale per strappare le risorse alle autorità di Kinshasa.
La guerra con l’M23
Ma come mai Tshisekedi proprio adesso parla della possibilità di una guerra diretta con il Ruanda? Il motivo consiste nelle ultime dinamiche relative alla situazione proprio nel North Kivu. Qui i ribelli del gruppo M23, uno dei più attivi contro il governo centrale, è riuscito a prendere pesantemente piede. E ora i miliziani stanno minacciando Goma, il capoluogo del North Kivu. I militari congolesi stanno faticando a respingere gli assalti e a conservare il controllo della strategica città situata lungo le sponde del lago Kivu, uno dei più importanti della regione dei laghi.
Secondo il governo congolese, con in testa il presidente Tshisekedi, dietro l’avanzata dell’M23 ci sarebbe proprio il Ruanda: “L’M23 è un guscio vuoto – ha dichiarato, sempre durante l’intervista a Le Figaro, il capo dello Stato congolese – Può avere solo 500 miliziani. No, sono i soldati ruandesi che seminano morte sul nostro territorio“. Accuse pesanti e che vedono Kigali come responsabile della destabilizzazione della regione di confine.
Anche Usa e Francia di recente hanno puntato il dito contro Kagame il quale, dal canto suo, ha respinto ogni accusa e ha bollato le minacce di Tshisekedi come un modo per trovare consenso tra la popolazione congolese. Ad ogni modo, la situazione sembra essere sempre più tesa e potrebbe ulteriormente complicarsi con un’eventuale caduta di Goma. Ma il conflitto, se davvero dovesse esplodere, riguarderebbe l’intera regione dei laghi e avrebbe gravi risvolti a livello continentale.