Sembrava che nella guerra dei numeri Joe Biden stesse surclassando Donald Trump, indebolito dalla pandemia di Covid, da un’economia colpita dal virus e dalle numerose tensioni sociali presenti negli Stati Uniti. Tra il 25 e il 29 giugno scorso, un sondaggio realizzato da Usa Today sottolineava un dislivello piuttosto marcato tra i due sfidanti in corsa per la presidenza americana.

Secondo questa previsione, Biden era in testa con 12 punti percentuali su The Donald: 53% contro 41%. Da allora sono passati quasi due mesi, e la situazione potrebbe incredibilmente essere cambiata radicalmente. Sia chiaro, nessun media ha scritto che Trump è in fuga o ha già la vittoria in tasca. Anzi: l’attuale presidente è osteggiato da più parti, ed è bersaglio pure del fuoco amico.

Eppure, nonostante uno scenario del genere, l’ultimo sondaggio della Cnn ha mostrato una netta riduzione del vantaggio di Biden sul tycoon. Gli elettori che hanno indicato una preferenza per l’esponente del Partito Democratico sono pari al 50% dei votanti, mentre Donald Trump otterrebbe il 46%. Non male, considerando le critiche incassate dal repubblicano in parte per la gestione sanitaria del Covid e in parte per le proteste razziali scoppiate nelle ultime settimane in giro per il Paese.

Le distanze si accorciano

Il sondaggio confezionato dall’emittente Usa ci offre altri spunti di riflessione. Intanto la differenza tra i due, cioè il 4%, equivale al margine di errore insito nel sondaggio. Inoltre il 53% degli elettori risulterebbe “estremamente entusiasta” di votare, e questo è il livello massimo mai registrato nei sondaggi che Cnn effettua dal 2003. Considerando inoltre anche i “molto entusiasti”, si arriva al 72%: fra questi, nelle intenzioni di voto, la maggioranza pro-Biden si attesta intorno al 53% delle intenzioni di voto.

Scendendo nel dettaglio, la distanza è ancora più ravvicinata nei 15 Stati che hanno un maggiore impatto sul Collegio elettorale. In queste aree, sempre secondo il sondaggio, Biden sarebbe supportato dal 49% degli elettori e Trump dal 48%. Una differenza quasi irrisoria che lascerebbe aperto il confronto a ogni possibile risultato. Altro che sfida già finita e The Donald licenziato dal popolo americano.

E non è finita qui, perché i numeri ci offrono altre informazioni. Se c’è un 54% di elettori che disapprova il modus operandi di Trump, troviamo un 42% che lo approva appieno. Segno che l’agenda del tycoon ha fatto breccia in una consistente parte dell’America. Attenzione però, perché anche se la situazione è migliorata, i numeri, per Trump, risultano tra i peggiori se confrontati con gli altri presidenti candidati a un secondo mandato. In una situazione peggiore troviamo solo Jimmy Carter, con il 33% di approvazione e George H.W. Bush con il 35%.

Scenari e ipotesi

Urge ricordare una raccomandazione: i sondaggi non contengono la verità assoluta. Sono fotografie, incomplete e momentanee, che prendono come punto di riferimento uno spaccato della società. I numeri e le percentuali sono altamente volatili e, come la storia ha più volte dimostrato, facilmente sovvertibili. Le cifre della Cnn ci fanno tuttavia capire che il vantaggio di Biden da Trump si è assottigliato notevolmente. È interessante notare che tale riduzione è apparsa evidente in 15 dei cosiddetti battleground states, ovvero gli Stati in bilico. In molti si chiedono quindi cosa potrà succedere il 3 novembre, giorno della verità.

Il primo scenario è che i Democratici conquistino la Casa Bianca, il Senato e mantengano il controllo della Camera. Saremmo di fronte a uno scenario rinominato blue wave, che produrrebbe un netto cambiamento politico, tanto all’interno che all’esterno degli Stati Uniti. Per intenderci, temi come immigrazione, tasse e regolamentazioni vari potrebbero essere rivisti da cima a fondo. Il secondo scenario coincide con la vittoria di Biden ma con i Repubblicani in grado di mantenere il controllo del Senato. Entreremo in una fase di stallo, dove difficilmente i democratici riuscirebbero ad ottenere l’approvazione di leggi importanti. Joe Biden, molto probabilmente, si ritroverebbe costretto a governare tramite ordini esecutivi.

Arriviamo poi al terzo scenario, coincidente con una sorta di status quo: Trump viene rieletto e i Repubblicani mantengono il controllo del Senato. I cambiamenti, in tal caso, sarebbero minimi e tutto (o quasi) rimarrebbe tale e quale a oggi. Infine arriviamo al quarto scenario ipotizzato dagli analisti: Trump viene rieletto ma i Democratici conquistano il Senato. In tal caso (estremamente difficile che possa realizzarsi) scatterebbe un’ostilità ancora maggiore di quella odierna.