La geopolitica della corsa allo spazio
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Politica /

Sono state giornate convulse quelle che hanno vissuto le cancellerie di Russia e dei Paesi occidentali: al centro di mosse e dichiarazioni diplomatiche, anche aspre, ancora la questione ucraina che non ha trovato soluzione nonostante la recente telefonata tra i leader del Cremlino e della Casa Bianca.

Mosca avverte che se l’Occidente continuerà nella sua linea, sarà costretta a prendere “misure tecnico-militari adeguate” e “reagirà con durezza”, come affermato martedì dal presidente Vladimir Putin durante una riunione allargata del consiglio del Ministero della Difesa, a cui hanno preso parte non solo i massimi vertici delle istituzioni militari russe ma anche il capo dell’intelligence, il ministro dell’Interno, il direttore dell’Fsb, il presidente del Consiglio di Sicurezza e il capo del Consiglio della Federazione.

Un’inusuale riunione plenaria che dimostra come la situazione sia molto tesa, e che certifica una volta di più la diffidenza di Mosca verso le “garanzie di sicurezza” occidentali. Putin ha ribadito, in quella occasione, che le proposte russe non sono un ultimatum, ma che gli Stati Uniti e i loro alleati devono capire che “la Russia non ha nessun altro posto dove ritirarsi” sottolineando, una volta di più, l’importanza strategica – e possiamo dire vitale – del non superamento da parte della Nato delle ormai ben note “linee rosse” indicate dal Cremlino.

Una percezione di accerchiamento, quasi di soffocamento, quella di Mosca, che non deriva solo dalla questione Ucraina, ma dall’avere l’Alleanza Atlantica direttamente ai propri confini: lunedì, il viceministro degli Esteri Andrei Rudenko aveva infatti ricordato che le mosse della Russia riguardanti la propria sicurezza derivano dalle azioni dell’Ucraina e di altri Paesi vicini, che costringono Mosca “a compiere passi radicali”.

“Il problema – afferma Rudenko – è che i nostri vicini, non solo l’Ucraina, hanno raggiunto una sorta di punto di ebollizione, che ci costringe a compiere alcuni passi radicali, e diciamo che siamo pronti a pensare in un modo diverso”. Il viceministro si riferisce ai Paesi Baltici e alla Polonia, che qualora vedessero schierare sistemi missilistici statunitensi o Nato, metterebbero in seria difficoltà la capacità di deterrenza nucleare russa in quanto questi sarebbero in grado di colpire i loro bersagli nella Russia occidentale con pochissimo preavviso (si stima dopo soli 4 o 5 minuti di volo).

Qualcosa di già visto nella storia: quando l’Unione Sovietica dispiegò missili balistici a raggio intermedio tipo Rsd-10 “Pioneer” (SS-20 in codice Nato) a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 innescò una crisi – che ricordiamo come “degli euromissili” – che provocò la reazione occidentale con lo schieramento di missili balistici e da crociera in Europa (tra cui l’Italia). Una crisi che scosse l’equilibrio strategico europeo e che aumentò il rischio di un conflitto, evitato solo grazie al raggiungimento di un accordo tra le parti che comportò l’eliminazione dagli arsenali di questi sistemi e dei loro lanciatori (il defunto Trattato Inf sulle forze nucleari intermedie).

Russia e Stati Uniti continuano a cercare un accomodamento diplomatico: da un lato Mosca chiede colloqui immediati sulle garanzie di sicurezza poiché “la situazione è molto seria e potrebbe complicarsi ulteriormente”, dall’altro Washington fa sapere che gli Usa “sono pronti a impegnarsi diplomaticamente attraverso molteplici canali, compreso quello bilaterale, il Consiglio Nato-Russia e l’Osce”. I segnali però non sono incoraggianti.

Mosca ha chiuso i rubinetti del gas diretto in Germania: martedì Gazprom ha interrotto l’erogazione del prezioso idrocarburo attraverso il gasdotto Yamal-Europe dopo un fine settimana in cui il volume immesso in rete è diminuito in modo significativo, proprio mentre la domanda di energia sia in Russia sia nel resto d’Europa ha raggiunto il suo picco invernale. Il gasdotto transnazionale Yamal-Europe va dalla Siberia nordoccidentale a Francoforte sull’Oder, nella Germania orientale, passando per la Bielorussia e la Polonia. Nonostante la giustificazione che ha chiamato in causa l’eccezionale ondata di freddo, dietro la decisione di Gazprom potrebbe esserci una ritorsione proprio contro la Polonia, il membro della Nato e dell’Ue “più attivo” nel contrasto alla Russia: Varsavia, infatti, per non acquistare direttamente il gas russo lo compra dalla Germania proprio utilizzando la stessa conduttura “in senso inverso”.

I due fatti sembrano essere direttamente correlati – e consequenziali – proprio perché il pompaggio in senso contrario risale ai primi di novembre mentre il blocco dei flussi dalla Russia è stato coincidente con l’attuale ondata di gelo: una mossa che quindi sembra “punitiva” avendo fatto schizzare alle stelle i prezzi del gas.

Dal fronte ucraino ci giungono altri segnali che possono essere giudicati inquietanti: il Dipartimento di Stato Usa ha emesso un avviso il 20 dicembre che vieta ai propri cittadini di viaggiare in Ucraina, mentre sul fronte opposto, Mosca ha approvato una legge che definisce lo standard per le sepolture d’urgenza di massa in tempo di guerra e di pace. Certamente il provvedimento statunitense può essere visto come di routine, dato l’attuale livello di tensione, così come quello russo può riguardare la necessità di far fronte a possibili e drammatiche future ondate epidemiche, però nel quadro generale non si tratta di segnali incoraggianti.

Il dispiegamento di forze russe ai confini con l’Ucraina non accenna a diminuire, e Mosca continua a spostare fondamentali assetti logistici funzionali a una possibile operazione militare, mentre Kiev si prepara scavando trincee e richiedendo sostegno agli Stati Uniti, che proprio nei giorni scorsi hanno inviato in Ucraina diplomatici per discutere dell’acquisto di sistemi missilistici antiaerei.

Washington, infatti, in caso di invasione russa, oltre a nuove e pesantissime sanzioni potrebbe facilmente optare per l’invio di materiale bellico in sostegno degli ucraini, così come fece durante la Guerra del Kippur per Israele, e allo stesso tempo potrebbe considerare di sostenere Kiev nel suo sforzo bellico indirettamente con l’utilizzo di “consiglieri militari” e contractor in chiave asimmetrica. Eventualità, quest’ultima, da considerarsi remota data la pericolosità di un’ulteriore escalation derivante dall’impiego di personale americano – se pur non ufficialmente – in un possibile conflitto, ma non del tutto impossibile.

Le due parti però, come già detto, cercano ancora di dialogare: mercoledì 22 il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha riferito che Mosca vuole tenere colloqui con la Nato a gennaio in cui verrà discussa la proposta della Russia per le garanzie di sicurezza bilaterali. Proposta che era stata avanzata la scorsa settimana e che, sostanzialmente, prevede di tornare a uno status quo ante 1997, ovvero a quando l’Alleanza Atlantica ancora non aveva intrapreso la seconda grande espansione verso oriente.

Tra le garanzie ci sono sicuramente dei punti ricevibili, come il non dispiegamento di missili balistici e da crociera in quello che era “l’estero vicino” europeo di Mosca, ma altri che appaiono molto irrealistici, come la proposta di sostanzialmente smilitarizzare i Paesi dell’Europa orientale appartenenti all’Alleanza che confinano con la Russia. Si crede che il Cremlino, come sempre accade in questi casi, “chieda 100 per ottenere 50”, ma il rischio che entrambe le parti si arrocchino sulle proprie posizioni senza giungere a un accordo c’è ed è elevato.

Mentre fosche nubi si addensano all’orizzonte dell’Europa, spicca proprio il ruolo del tutto subalterno dell’Ue, che diplomaticamente si accoda alle decisioni di Washington se pur con importanti postille fissate da Germania e Italia: la trattativa, se così possiamo chiamarla, tra Russia e Stati Uniti sembra aver portato indietro l’orologio della storia a prima del 1991 (dissoluzione dell’Unione Sovietica), quando erano le due superpotenze a determinare le sorti del Vecchio Continente con gli europei a fare da spettatori, eppure l’Unione è una realtà proprio a partire dai primi anni ’90 del secolo scorso.

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