Il consolidamento del partenariato fra Russia e Cina era una delle possibili conseguenze dello scoppio della pandemia e tutto sembra indicare che tale scenario si stia realizzando. Dalla collaborazione nella diplomazia degli aiuti sanitari al mutuo appoggio sui tavoli internazionali, sino alla recentissima trasformazione di Mosca nel primo rifornitore di greggio di Pechino, l’asse russo-cinese sta uscendo dalla fase di sviluppo per entrare in quella della maturazione.

Il cambio di paradigma energetico

L’esplosione della pandemia ha spinto la Cina a ridurre sensibilmente le importazioni di prodotti energetici, ma la Russia ne è uscita vincitrice ugualmente. Lo scorso aprile sono entrati nel paese 9.84 milioni di barili di greggio al giorno (bpd), una drastica riduzione rispetto ai 10.64 milioni bpd nello stesso periodo dell’anno precedente, ma alcuni rifornitori sono stati più penalizzati di altri. L’Arabia Saudita, che fino ai tempi recenti è stata il primo esportatore di greggio della Cina, è stata sorpassata dalla Russia proprio lo scorso mese.
La detronizzazione di Riad è avvenuta per tappe, in maniera graduale, e la pandemia ha semplicemente accelerato una tendenza già in essere. Nell’aprile 2019 il regno saudita aveva inviato nelle raffinerie cinesi 1.7 milioni bpd, un anno dopo quel numero si è ridotto di quasi un terzo, scendendo a 1.26 milioni. Nello stesso periodo, le importazioni di greggio russo sono aumentate da 1.49 milioni bpd a 1.75 milioni bpd, ossia un incremento del 18%.
Nei prossimi mesi si potrà comprendere se la tendenza è transitoria o duratura ma, in qualsiasi caso, il fatto è già simbolico di per sé, poiché contribuisce a mettere in luce le dinamiche evolutive positive del partenariato russo-cinese.

Aumenta la collaborazione in molti settori

Nonostante la comparsa di problematiche nelle prime fasi della pandemia, Russia e Cina hanno saputo superare, di nuovo, il grande ostacolo della diffidenza di fondo che da secoli caratterizza il loro peculiare e complesso rapporto. L’energia è soltanto l’ultimo campo in cui la collaborazione bilaterale ha registrato un significativo miglioramento nel corso della pandemia, perché i due paesi hanno portato avanti una diplomazia degli aiuti sanitari in modo semi-congiunto nel mondo russo e nei paesi di interesse strategico per il Cremlino e hanno mostrato comunanza di visione nella guerra delle narrative sul Covid-19.

Il 27 marzo, il presidente russo Vladimir Putin ha dato luce verde al potenziamento del gasdotto “Potere della Siberia“, la cui capacità di trasporto dovrebbe essere raddoppiata entro il 2030 attraverso la costruzione di una nuova rotta. Gazprom ha iniziato a lavorare al progetto il 18 maggio, che sarà più ambizioso del primo in quanto dovrà garantire il perseguimento simultaneo di diversi obiettivi: il consolidamento della posizione egemonica nel mercato cinese, la creazione di una nuova rete di approvvigionamento avente come fine ultimo l’Asia meridionale, e l’attutimento dei colpi ricevuti dalla graduale estromissione dal mercato del gas europeo.

Gli sviluppi del settore petrolifero, il potenziamento di Potere della Siberia, e la cooperazione nei principali dossier internazionali, sono dei messaggi da cogliere, da saper leggere e decifrare, perché indicano quale sarà la più probabile traiettoria che seguirà il partenariato russo-cinese nel dopo-pandemia.

Infatti, la Cina è diventata una delle pietre angolari dell’agenda russa per l’Eurasia e l’emergenza sanitaria è stata estremamente rivelatrice per il Cremlino perché, se da una parte ha mostrato quanto sia vitale per il blocco euroamericano il proseguimento dell’accerchiamento della Russia, ha anche mostrato che Xi è realmente interessato alla costruzione di un sodalizio di ferro e il prezioso supporto fornito nella battaglia degli aiuti umanitari è la prova più lampante di ciò.

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