Ormai manca davvero poco all’appuntamento elettorale più importante dell’anno per il Vecchio Continente, ovvero le elezioni europee. Sabato 8, dalle 15 alle 23, e domenica 9 giugno, dalle 7 alle 23, 47 milioni di italiani – cifra degli aventi diritto al voto nel Bel Paese – si recheranno alle urne per eleggere i 76 deputati che siederanno all’Europarlamento di Strasburgo e che rappresenteranno l’Italia per il prossimo quinquennio nell’unica istituzione eletta a suffragio diretto dai cittadini comunitari. In questi ultimi giorni di campagna elettorale, tra candidati che battono il territorio a caccia di una preferenza in più e utenti social pronti a fargli le pulci per ogni gaffe in cui inciampano, sorge spontanea una domanda: sappiamo come si vota?
Come si vota
Alla consultazione elettorale sono ammessi tutti i cittadini italiani con un’età minima di 18 anni, ma anche gli stranieri originari degli altri 26 Stati membri dell’Ue che risiedono in Italia e ovviamente hanno compiuto la maggiore età. A esercitare il loro diritto di voto, ci sono anche i connazionali all’estero se iscritti all’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero), che potranno recarsi presso le sedi dei consolati e delle ambasciate italiane nel Paese in cui vivono.
Il seggio a cui recarsi per votare è indicato sulla tessera elettorale, documento necessario da presentare agli scrutatori prima di esprimere il voto nel segreto della cabina; se non si fosse in possesso della tessera o la si fosse smarrita, ci si può rivolgere all’Ufficio elettorale del proprio comune per richiedere una nuova copia. Oltre alla tessera elettorale, ogni avente diritto deve portare con sé un documento di riconoscimento valido: carta d’identità cartacea o elettronica; passaporto; patente di guida; libretto di pensione; tessera di riconoscimento rilasciata da un’amministrazione dello Stato o da un ordine professionale se dotata di una fotografia. L’elettore potrà non esibire alcun documento, se un componente dell’Ufficio elettorale di sezione ammette di conoscerlo personalmente e può attestarne l’identità.
Una volta tirata la tendina della cabina, il votante potrà barrare il simbolo della lista che più lo rappresenta, con la possibilità di esprimere fino a tre preferenze per i candidati della medesima formazione politica. All’elettore basterà scrivere il cognome del singolo candidato sulla scheda e a fianco del simbolo con la X apposta, ma in caso di omonimia è bene aggiungere anche il nome. Se il candidato al deposito della candidatura, oltre al suo nome anagrafico, ha anche indicato dei soprannomi, sarà possibile riportare anche solo quest’ultimi sulla scheda elettorale. È il caso della premier Giorgia Meloni che, in occasione della kermesse di Fratelli d’Italia di fine aprile in quel di Pescara, si era rivolta ai suoi sostenitori annunciando la candidatura e chiedendo di scrivere solo il suo nome di battesimo, ovvero Giorgia. Se si vogliono esprimere tutte e tre le preferenze, numero massimo consentito dalla legge, un candidato dovrà essere di sesso diverso da quello degli altri due (es. uomo, donna, uomo/donna, uomo, donna) pena l’invalidazione delle ultime due preferenze.
In occasione di queste europee, c’è una grande novità poiché per la prima volta sono stati ammessi gli studenti fuori sede al voto nel comune in cui domiciliano per frequentare l’università. Grazie all’approvazione della Legge 38/2024, gli universitari hanno potuto presentare domanda al comune di residenza entro il 5 maggio per chiedere di votare altrove. Successivamente, al termine della procedura, gli studenti hanno ricevuto comunicazione in merito a in quale seggio votare nella città in cui hanno il domicilio. Fonti del Viminale hanno dichiarato che più di 23 mila studenti hanno fatto domanda e di questi 21.166 voteranno in una circoscrizione diversa da quella di origine, mentre 2.568 in un comune differente da quello di residenza ma appartenente alla medesima circoscrizione. L’8 e il 9 giugno saranno allestite delle sezioni apposite per permettere ai fuorisede di esercitare il proprio diritto al voto.
Il sistema elettorale e le circoscrizioni
Come nel resto d’Europa, anche in italia si vota con una legge elettorale squisitamente proporzionale, motivo per cui non ci sono coalizioni tra i partiti come avviene per le politiche, ma ognuno corre in solitaria.
Il territorio della penisola è suddiviso in cinque circoscrizioni, ciascuna comprendente svariate regioni dello Stivale: Nord Ovest (Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Liguria); Nord Est (Emilia-Romagna, Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia); Centro (Toscana, Umbria, Marche, Lazio); Sud (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria); Isole (Sicilia, Sardegna). A seconda della sua densità di popolazione, a ogni circoscrizione spetta l’elezione di un certo numero di europarlamentari e, come conseguenza di ciò, all’Italia nordoccidentale sono assegnati venti seggi, all’Italia meridionale otto, all’Italia nordorientale e centrale una quindicina, mentre all’Italia insulare solo otto. A ogni candidato è data la possibilità di presentarsi in tutti e cinque i collegi elettorali ma, in caso di elezione da più parti, dovrà optare per il seggio di una sola circoscrizione, lasciando il posto al secondo arrivato dove vi rinuncia.
I partiti italiani rappresentati in parlamento sono tutti della partita, ma ci sono anche altre liste extraparlamentari come Pace, Terra, Dignità di Michele Santoro, Libertà di Cateno De Luca e Alternativa Popolare del sindaco Terni, Stefano Bandecchi. Altre formazioni, per un problema di raccolta firme, corrono solo in alcune circoscrizioni ed è il caso di Democrazia sovrana e popolare che è presente solo al Centro.
Non ci resta che gustarci lo spoglio elettorale a partire dalle 23 di domenica 9 giugno per capire chi saranno i protagonisti della prossima legislatura europea.

