Era una sentenza molto attesa quella della Corte Costituzionale tedesca, che oggi ha affermato un principio molto chiaro: la Bundesbank non potrà partecipare più al programma di acquisto dei titoli di Stato se non vi sarà un chiarimento della Bce entro tre mesi, di fatto dichiarando il Quantitative Easing (Qe) parzialmente “illegale”. Come riporta la sentenza, alla Bundesbank è “proibito, dopo un termine di un periodo transitorio di massimo tre mesi, partecipare a decisioni anticostituzionali” se “il consiglio della Bce con una nuova decisione non chiarirà” che con il Pspp “non proceda a obiettivi di politica monetaria sproporzionati e che abbiano effetti di politica fiscale e di bilancio”.

Come sottolinea Italia Oggi, di fatto, la Corte costituzionale tedesca impone al governo e alle istituzioni del Paese di intervenire entro tre mesi di tempo sulla Bce affinché si proceda a sanare quelle che ritiene siano carenze nelle caratteristiche dei programmi di acquisti di titoli (Pspp), rilevando quello che potrebbe risultare un eccesso di potere (ultra vires).
“Dopo un periodo di transizione di non più di tre mesi, per consentire il necessario coordinamento nell’Eurosistema – si legge – gli organismi costituzionali della Germania, le autorità amministrative e le corti potranno non partecipare né allo sviluppo né all’attuazione degli atti ultra vires”. La Corte di Karlsruhe ha stabilito che la Banca Centrale europea non ha sufficientemente tenuto conto delle ripercussioni del Qe. “Perseguendo incondizionatamente gli obiettivi di politica monetaria del Pspp – raggiungere tassi di inflazione inferiori ma prossimi al 2 per cento, ignorando i suoi effetti di politica economica, la Bce ha ignorato manifestamente il principio di proporzionalità”, riporta la sentenza.

La sentenza che apre lo scontro fra Berlino e Bruxelles

Come nota Der Spiegel, a parte l’aspetto giuridico, questa sentenza ha forti ripercussioni sull’economica. Perché, sottolinea la testata tedesca, “mette in discussione il ruolo della Bce come aiuto su cui investitori e politici hanno fatto affidamento finora. Questo ruolo è diventato ancora più importante poiché la Bce ha anche combattuto le conseguenze economiche del Covid-19 con un programma di acquisto dei titoli”. Der Spiegel attacca i giudici che hanno emesso il verdetto: “La sentenza è quindi soprattutto politica: Voßkuhle e i suoi colleghi si schierano nella disputa tra banchieri centrali ed economisti – e chiedono un maggiore controllo della Bce da parte della politica nazionale e tedesca. Ciò è abbastanza presuntuoso se si considera che la zona euro è composta da 19 Paesi. È anche un attacco all’indipendenza delle banche centrali”.

La vede come Der Spiegel il portavoce di Ursula von der Leyen, Eric Mamer: “Riaffermiamo la primazia del diritto Ue e il fatto che le sentenze della Corte di Giustizia dell’Ue sono vincolanti per tutte le corti nazionali”. La Commissione europea, riporta l’agenzia Agi, replica a muso duro alla sentenza della Corte costituzionale tedesca sul programma di Qe della Banca centrale europea e difende l’autonomia e l’indipendenza di Francoforte e la legittimità delle sentenze della Corte europea di Giustizia. “La Commissione ha sempre rispettato l’indipendenza della Bce nell’implementazione della sua politica monetaria”, sottolinea la nota.

“La sentenza mostra i limiti della Bce”: parola di Angela Merkel

La notizia fa gongolare i “falchi” del governo federale, Merkel compresa. La sentenza della Corte Costituzionale tedesca sui programmi di acquisto di titoli Qe, ha sottolineato la Cancelliera Angela Merkel ad una riunione del suo partito, mostra chiaramente i limiti della Banca Centrale Europea. La Cancelliera, sottolinea l’Adnkronos, ha affermato che il governo federale e il parlamento eserciteranno il loro diritto a chiedere alla Bce di giustificare la sua decisione. Secondo Alexander Dobrindt, della Csu bavarese, la Corte ha messo in dubbio la proporzionalità del programma di acquisto dei bond. “La sentenza – ha detto – è un inequivocabile appello alla Bce perché ritorni alla sua vera missione di assicurare la stabilità della nostra moneta comune”.

Secondo il ministro delle finanze Olaf Scholz (Spd), riporta Die Welt, la sentenza non mette in discussione la coesione nell’Unione monetaria europea, anche se molti analisti cominciano a dubitarne. Il ministro ha poi sottolineato: “La Bundesbank potrebbe continuare a partecipare al programma di acquisto congiunto per il momento”. Il governo tedesco vuole che la Bce conduca una revisione approfondita degli acquisti di titoli di Stato. “Ovviamente lavoreremo per questo, è chiaro”, ha dichiarato il segretario alle finanze Jörg Kukies. “Ci aspettiamo anche che la Bce lo faccia”. La verità è che la sentenza di Karlsruhe genere ulteriormente incertezza e pesanti ombre sul futuro dell’eurozona, sprofondata in una crisi sistemica e politica da cui non sembra in grado di poter uscire. Lo scontro Bruxelles-Berlino è solo l’ultimo tassello di una crisi ancor prima politica, che economica, difficilmente risolvibile.

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