È massima la pressione politico-mediatica contro il governo ungherese, promotore di una legge che vieta la propaganda Lgbt rivolta ai minori nelle scuole e sui media. Da una parte, come abbiamo già osservato sulle colonne di questa testata, ci sono gli europei e il calcio, sfruttato come arma politica dagli avversari del governo magiaro per fomentare e sensibilizzare l’opinione pubblica: dall’altra si muovono le cancellerie europee e l’Unione europea stessa, mentre i leader dell’Ue si trovano a Bruxelles per il consiglio europeo. “Questa legge ungherese è una vergogna. Ho incaricato i commissari responsabili di inviare una lettera per esprimere le nostre preoccupazioni legali prima che il disegno di legge entri in vigore. Discrimina chiaramente le persone in base al loro orientamento sessuale. Va contro i valori fondamentali dell’Unione europea: dignità umana, uguaglianza e rispetto dei diritti umani. Non scenderemo a compromessi su questi principi”, ha affermato la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, durante la presentazione del Pnrr belga, in una presa di posizione piuttosto inusuale e inconsueta per il vertice della Commissione, che di prassi non dovrebbe intervenire nel dibattito interno dei Paesi membri dell’Ue.

Il presidente ungherese firma la legge: protestano i Paesi europei

Nella giornata di ieri, come riporta l’agenzia LaPresse, il presidente ungherese, Janos Ader, ha firmato la tanto discussa legge anti-Lgbt. Secondo Ader, la legge non contiene alcuna disposizione che determini come deve vivere una persona maggiorenne e non lede il diritto al rispetto della vita privata, determinato dalla Costituzione. Come spiega l’Huffpost, la normativa, presentata la scorsa settimana da Fidesz, mira principalmente a combattere la pedofilia, ma include anche emendamenti che vietano altre forme di rappresentazione di orientamento sessuale oltre all’eterosessualità, nei programmi di educazione sessuale nelle scuole, nei film e nelle pubblicità rivolte agli under 18. Di fatto, Con la nuova legge sarà possibile vietare o censurare libri per ragazzi che parlano apertamente di omosessualità e non sarà permessa la diffusione di campagne pubblicitarie pro-Lgbt rivolte ai minori.

I Paesi Ue la vedono come una forma di discriminazione, a differenza di Budapest. Secondo la Cancelliera tedesca Angela Merkel, la legge approvata dal Parlamento ungherese che mira a impedire la “promozione” dell’omosessualità e della comunità Lgbt è “sbagliata”. “La legge ungherese è una vergogna. Userò tutti i poteri che abbiamo per bloccarla e garantire i diritti dei cittadini. Brava Von der Leyen. Questa è l’Unione Europea che vogliamo” ha osservato su Twitter il segretario del Pd, Enrico Letta. “L’Italia – ha sottolineato il presidente del Consiglio, Mario Draghi – ha sottoscritto con altri 16 Paesi europei una dichiarazione comune in cui si esprime preoccupazione sugli articoli di legge in Ungheria che discriminano in base all’orientamento sessuale”. I Paesi firmatari (al momento) sono: Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Spagna, Svezia, Lettonia, Italia, Grecia, Austria e Cipro. Nella dichiarazione, gli stati Ue esprimono “profonda preoccupazione per l’adozione da parte del Parlamento ungherese di emendamenti che discriminano le persone Lgbtiq e violano il diritto alla libertà di espressione con il pretesto di proteggere i bambini”.

Contro la legge del governo magiaro si è mosso anche David Sassoli che, come riporta Italpress, ha scritto alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, chiedendo alla Commissione di adempiere agli obblighi previsti dai trattati dell’Ue per garantire il rispetto dello stato di diritto in tutti gli Stati membri. “Come indicato dalla nostra risoluzione del 10 giugno 2021, ho scritto alla Presidente della Commissione, a nome del Parlamento europeo e sulla base dell’articolo 265 del TFUE, per invitare la Commissione ad adempiere ai suoi obblighi di custode dei trattati e a garantire la piena e immediata applicazione del regolamento relativo alla condizionalità sul rispetto dello Stato di diritto”, ha ricordato Sassoli in apertura della sessione plenaria del Parlamento europeo a Bruxelles. Contro il governo ungherese si è espresso anche il Partito popolare europeo, attraverso le parole di capogruppo del Ppe al Parlamento europeo, Manfred Weber: “L’Europa è sinonimo di libertà e tolleranza. Costituiscono la base del nostro stile di vita e del nostro successo. Per proteggerlo non c’è posto per leggi che vanno contro le libertà fondamentali delle persone. Supportiamo pienamente la presidente von der Leyen per sostenere fermamente questi valori e le nostre leggi ovunque in Europa”.

La replica dell’Ungheria: “Parole di von der Leyen sono una vergogna”

Mentre i capi di Stato e di governo dell’Unione europea si riuniscono oggi da Bruxelles per un Consiglio europeo che avrà come temi centrali i flussi migratori, la ripresa economica e le relazioni esterne, con particolare attenzione ai rapporti con la Turchia e la Russia, Budapest replica alle dichiarazioni di Ursula von der Leyen, definendole senza mezzi termini “una vergogna”. Affermazioni vergognose perché basate su “accuse false”. La legge oggetto del contendere “protegge i diritti dei bambini, garantisce i diritti dei genitori e non si applica ai diritti di orientamento sessuale di coloro che hanno più di 18 anni”, ragione per la quale non è discriminatoria, sottolinea in una nota il governo magiaro.

Per l’opinionista statunitense Rod Dreher, prestigiosa firma della rivista the American Conservative, von der Leyen avrebbe spudoratamente mentito nella sua offensiva contro Budapest. La presidente della Commissione Ue, nota Dreher, “derubrica la legge come contraria a un’Unione europea dove sei libero di essere chi vuoi essere e dove sei libero di amare chi vuoi. Ma la legge ungherese non vieta l’omosessualità o l’essere transgender”. Al contrario, vieta la propaganda Lgbt rivolta ai minori. “Von Der Leyen afferma che difendere la Blue’s Clues Pride Parade e Drag Queen Story Hour è una questione di “diritti umani fondamentali” – ma non il diritto dei genitori a proteggere i propri figli da queste parate. Che il presidente della Commissione europea scelga di inquadrare il conflitto in questo modo la dice lunga su come la burocrazia europea consideri la famiglia tradizionale”.

E Orban difende la legge

Da Bruxelles, il premier magiaro Viktor Orban è intervenuto per difendere la legge da poco approvata dal parlamento di Budapest. Sotto il comunismo in Ungheria l’omosessualità era punita per legge, e “io sono un combattente per la libertà, ho difeso i diritti degli omosessuali” ha spiegato, come riportato dall’agenzia Adnkronos. Le leggi approvate dal Parlamento ungherese “non riguardano l’omosessualità”, bensì “la difesa dei diritti dei bambini e dei genitori”. Rispondendo alle domande sulle norme riguardanti i contenuti per i minori dei pochi cronisti ammessi ai doorstep del Consiglio Europeo a Bruxelles., Orban ha poi aggiunto che “è sempre meglio prima leggere e poi parlare – continua Orban -. Le leggi riguardano il modo in cui i genitori vogliono educare i figli”. La legge ungherese sui contenuti destinati ai minorenni “non è nell’agenda” del Consiglio Europeo, osserva, ma “sono a disposizione di chiunque” voglia chiarimenti. In ogni caso, precisa, “la legge è fatta e funziona”.

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