La geopolitica della corsa allo spazio
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Il tanto sbandierato accordo sul Green New Deal europeo rischia di entrare in un cortocircuito senza fine, con protagoniste le profonde divergenze nella percezione delle priorità strategiche dei vari Paesi e di cosa effettivamente siano i cosiddetti “investimenti verdi”, senza contare i soliti interessi nazionali conflittuali che rendono l’Unione europea così inefficace e ininfluente. E chi non rinuncia ai proprio interessi nazionali è, tanto per cambiare, la Francia di Emmanuel Macron. Ieri la Commissione europea, come riporta Forbes, ha adottato un’ambiziosa strategia – sulla carta – per combattere i cambiamenti climatici nei prossimi 30 anni. La neo-presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen ha spiegato che l’accordo sul Green New Deal europeo ha come obiettivo “quello di riconciliare l’economia con il nostro pianeta” nonché il “modo in cui produciamo e consumiamo”. Il vecchio modelli di crescita, ha aggiunto Von Der Leyen, “è obsoleto”.

Von Der Leyen, riporta l’agenzia LaPresse, ha spiegato che l’asse portante sarà una “legge climatica” che deve fissare la data del 2050 per la neutralità carbonica, che sarà proposta entro marzo. L’accordo sul Green New Deal è arrivato nella notte. Come riporta l’Agi, i governi hanno negoziato per oltre sette ore il testo di conclusioni sul clima. “Abbiamo raggiunto un accordo: vogliamo fare dell’Ue il primo continente neutro sul piano climatico all’orizzonte 2050”, ha detto il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, al termine della prima giornata di Vertice, precisando però che “per uno stato membro (la Polonia) serve più tempo per implementare questi obiettivi. Ci torneremo in giugno”. Von der Leyen ha detto che per lei questa soluzione è “assolutamente accettabile”. Tuttavia, le resistenze della Polonia, così come quelle della Repubblica ceca fino a quando non è stata citata l’energia nucleare nelle conclusioni del testo, sono sintomatiche delle difficoltà che avrà la Commissione a far approvare il suo “Green Deal”.

L’Unione europea litiga sul nucleare

Come sottolinea La Stampa, i Paesi europei hanno già cominciato al litigare sulla questione del nucleare. A bloccare l’intesa raggiunta la scorsa settimana sulla classificazione degli investimenti verdi, l’accordo fra i Paesi dell’est europeo (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Romania e Bulgaria), a cui si sono aggiunti Regno Unito e Francia. Il nodo è proprio il nucleare, escluso dalla lista dei settori green, con la conseguenza che ne verrebbero scoraggiati e disincentivati gli investimenti. “Ma il nucleare – sostengono fonti francesi riportate da La Stampa – aiuta a ridurre le emissioni di anidride carbonica”. “L’ Ue deve riconoscere il nucleare come fonte a emissioni zero – ha osservato il premier della Repubblica Ceca Andrej Babiš – Alcuni Stati sono ancora contrari e dobbiamo convincerli. Senza nucleare non possiamo raggiungere la neutralità climatica”.

L’associazione dell’industria nucleare Foratom ha accolto con favore la decisione, osservando su Twitter che l’accordo provvisorio sulla finanze verdi non “trattava allo stesso modo tutte le fonti a basse emissioni di carbonio”. “L’energia nucleare dovrebbe far parte di questo marchio di qualità ecologica”, ha dichiarato il ministro delle finanze francese Bruno Le Maire a ottobre. Commenti che hanno irritato Germania, Austria e Lussemburgo, i Paesi dell’Ue più fermamente contrari al nucleare.

Caos sui finanziamenti verdi

Ironia della sorte, lo stop all’accordo sui finanziamenti green è giunto nello stesso giorno in cui la Commissione europea e la Presidente Ursula von Der Leyen hanno presentato il Green New Deal europeo. Bas Eickhout, il legislatore olandese che ha guidato i colloqui a nome del Parlamento europeo, ha affermato che la palla è ora saldamente in campo francese. “Se la Francia è seria riguardo al suo ruolo di leader proclamato sulla sostenibilità ambientale, deve assicurarsi di sostenere l’accordo attuale. Fino ad allora il Parlamento europeo non rinegozierà”. La misura è considerata un pilastro fondante del Green New Deal europeo, che altrimenti rischia di partire già azzoppato.

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