È sempre più gelo tra la Francia di Emmanuel Macron e le autorità dell’Algeria, ex “territorio metropolitano” di Parigi in Nord Africa impegnato oggi in una delicatissima fase di transizione. L’ex primo ministro algerino Abdelmadjid Tebboune è stato eletto come ottavo presidente dell’Algeria al primo turno con il 58,15 per cento dei voti. La consultazione è stata contraddistinta da proteste del Movimento popolare “Al Hirak” e una bassissima affluenza, appena il 39,9 per cento degli aventi diritto si è recato alle urne. Invece di congratularsi come vorrebbe la prassi, il titolare dell’Eliseo si è limitato a “prendere atto” della proclamazione ufficiale della vittoria di Tebboune. “Come sapete, sono molto attento alla situazione in Algeria e alle aspirazioni che il popolo algerino esprime con molta responsabilità, civiltà e dignità da diversi mesi”, ha dichiarato il presidente della Francia, ripreso in Italia da “Agenzia Nova”. Il presidente della Francia (paese che ospita la più cospicua comunità algerina all’estero) ha aggiunto che “spetta agli algerini trovare modi e mezzi nel quadro di un vero dialogo democratico”, sottolineando che Parigi “è al loro fianco in questo momento cruciale della loro storia”. In questo modo, il capo dello Stato francese ammicca alla piazza algerina, alimentando i livori e i sospetti sull’ambiguo ruolo di Parigi nelle sommosse popolari.

La secca risposta di Tebboune

Sollecitato a rispondere in conferenza stampa, Tebboune ha replicato in modo secco: “Sono stato eletto dal mio popolo, ognuno è libero fare le sue dichiarazioni”. Classe 1945, politico di carriera con una lunga esperienza alle spalle, Tebboune si proclama indipendente ma è considerato particolarmente vicino all’attuale capo di Stato maggiore, Ahmed Gaid Salah, il vero uomo forte del paese dopo le dimissioni dell’ex presidente Abdelaziz Bouteflika. Chiamato nel maggio 2017 a guidare il governo algerino, la sua premiership si è conclusa dopo appena due mesi e 21 giorni, secondo alcuni a causa dei dissidi con Said Bouteflika, il fratello del presidente. Quest’ultimo è finito in carcere e la giustizia algerina sta indagando un suo incontro sospetto con i servizi segreti francesi insieme all’ex capo dei servizi segreti algerini, Mohamed Mediene, detto generale Toufik, il capo del Dipartimento di sorveglianza e sicurezza algerino (Dss), generale Athmane Tartag. Tutti sono stati arrestati nell’ambito della maxi-campagna giudiziaria contro alti funzionari, imprenditori e ufficiali legati all’establishment precedentemente al potere. I tre sono considerati i leader del cosiddetto “Stato profondo”, il cui vero obiettivo sarebbe sempre stato quello cambiare l’orientamento delle istituzioni militari, i suoi acquisti di armi e il suo sistema di alleanze.

La comunità algerina in Francia

Non va dimenticato che la Francia ospita la più numerosa comunità algerina all’estero, le cui stime variano dalle 2 alle 5 milioni di persone, tra cui moltissimi berberi. Qualsiasi paese faticherebbe a gestire una comunità straniera così numerosa e la Francia non fa eccezione. I festeggiamenti per le vittoria della nazionale di calcio algerina in Coppa d’Africa la scorsa estate, ad esempio, si sono trasformati in scontri tra tifosi e polizia in diverse città francesi con morti, feriti, arresti e saccheggi. Scontri sono esplosi anche tra manifestanti e forze dell’ordine davanti ai seggi per le elezioni presidenziali algerine allestiti in Francia. L’Algeria rappresenta dunque un problema di sicurezza per la Francia, senza dimenticare la dimensione economica. Il 10 per cento delle importazioni francesi di gas proviene dalla sua ex colonia e la Francia contende all’Italia il ruolo di primo investitore diretto in Algeria esclusi gli idrocarburi.

La questione berbera

Secondo diverse stime, circa sette milioni di francesi sono legati in un modo o nell’altro all’Algeria e di questi un milione possiede il doppio passaporto. Molti sono di questi sono berberi e la regione a maggioranza della Cabilia è stata oggetto di azioni di disturbo (in particolare a Bouira e Tizi Ouzou) organizzate in diversi momenti della campagna elettorale, iniziata lo scorso 17 novembre e tenutasi con poca partecipazione e scarso interesse da parte dei cittadini. Le autorità militari di algerine hanno reagito duramente con arresti e divieti: diversi attivisti sono finiti in carcere per il solo motivo di aver sventolato la bandiera berbera Amazigh – emblema rosso su spesse strisce orizzontali gialle, blu e verdi – durante le manifestazioni di protesta. Le prime rivendicazioni della comunità berbera in Algeria risalgono alla crisi del 1949, proprio durante il colonialismo francese che represse nel sangue i manifestanti. Per prevenire una rivolta berbera, l’ultima fase presidenza Bouteflika ha adottato nel 2017 il pieno riconoscimento della lingua berbera tamazight e la creazione di un’Accademia algerina della lingua berbera unica del suo genere in Nord Africa. La “rivoluzione del sorriso” esplosa a febbraio sembra aver dato nuova linfa alle rivendicazioni e alle spinte autonomistiche della Cabila. Una delle principali sfide del nuovo presidente Tebboune sarà quella di allentare la tensione con la piazza: un compito non facile anche per un politico di lungo corso come il neo-eletto capo dello Stato.

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