La geopolitica della corsa allo spazio
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Il recente testa a testa, pratico quanto retorico, tra Francia e Italia sembra aver parzialmente guarito, o quantomeno alleviato, una delle malattie più debilitanti per il popolo italiano, ovvero l’esterofilìa acuta. Elemento che spesso ci porta a guardare all’estero per trovare consiglio sul da farsi ma che l’antipatìa naturale che emana Macron è riuscita a indebolire drasticamente, avvicinando gli italiani (se l’atteggiamento del governo è “vomitevole” anche coloro che l’hanno votato devono considerarsi tali?). La notizia rilanciata da Le Figaro  della reintroduzione di una forma di leva obbligatoria all’interno dei confini francesi per una volta potrebbe giustificare l’attitudine italiana che spesso ci porta a guardare fuori dai nostri confini forse un po’ troppo speranzosi nelle capacità degli altri e poco nelle nostre. Le prime voci della reintroduzione del servizio militare giravano già da febbraio ma ora è arrivata la conferma ufficiale del progetto da parte del generale Daniel Ménaouine, che ha redatto il rapporto per quello che in Francia viene chiamato servizio nazionale universale (Snu).

In Francia il servizio nazionale universale (Snu) entrerà in vigore in via sperimentale a partire dal 2019 e sarà strutturato in tre passaggi. Cancellato nel 1997, il progetto che vedrà la luce il prossimo anno in realtà non è esattamente comparabile alla leva, come lo stesso Emmanuel Macron ha voluto sottolineare in più occasioni; infatti il programma voluto dal presidente francese ha un obiettivo principalmente educativo, con il primo fine di aumentare il senso di appartenenza dei giovani alla propria nazione e il rispetto per le istituzioni. Dal prossimo anno sarà obbligatorio per tutte le ragazze e i ragazzi di 16 anni, che non imbracceranno un fucile ma che piuttosto verranno inseriti in programmi di educazione civica e di storia francese, questo per un periodo di due settimane (che potranno essere quattro settimane per chi lo desidera) durante le vacanze estive, così da non compromettere il percorso scolastico. Nella seconda fase verrà chiesto ai giovani di sviluppare un progetto in un’associazione come la Croce rossa o l’ordine dei cavalieri di Malta mentre, durante la terza fase – l’unica facoltativa – che sarà aperta ai giovani dai 18 ai 25 anni, per un minimo di due mesi fino a un massimo di un anno, verranno impegnati soprattutto nella formazione militare.

Sarà interessante seguire l’iter costituzionale che seguirà il governo francese per rendere obbligatorio il servizio nazionale universale. E comunque non è l’unico problema, dato che le prime stime parlano di 800mila giovani da mantenere per il tutto il periodo della loro formazione, numeri che significano una grande spesa per lo stato (tra i 2,4 e i 3,1 miliardi di euro l’anno stimati e al momento senza coperture).

Ennesima conferma di quanto Parigi tenga alla sua indipendenza e al suo ruolo egemone in Europa è la notizia che la Francia, entro il 2025, aumenterà la spesa militare del 40%. Il ministro della Difesa Florence Parly ha presentato l’8 febbraio il programma – di cui vi abbiamo parlato su Gli Occhi della Guerra– per il budget da investire nelle spese militari e ha confermato che tra il 2019 e il 2025 verranno destinati oltre 295miliardi di euro aggiuntivi con l’obiettivo di modernizzare sia l’esercito che l’arsenale nucleare francese. L’aumento annuale della spesa militare rimarrà pari all’1.7% del Pil fino al 2022 mentre, dal 2023, verrà raggiunta la soglia di spesa del 3%, così da raggiungere e anzi superare la soglia obbligatoria del 2% (che il presidente statunitense Trump vorrebbe veder rispettata da tutti i membri della NATO) . Rimane da sottolineare come in molti abbiano notato che l’aumento del budget per la difesa esploderà quando il mandato di Macron sarà ormai giunto al termine, costringendo così il suo successore a dover gestire la spesa (tutt’altro che indifferente).

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