Servizi segreti, il governo affronta il nodo cruciale delle nomine. Come riporta La Repubblica, ieri il governo Conte, confermando alcune indiscrezioni uscite nelle scorse settimane, ha indicato Gianni Caravelli nuovo capo dell’Aise, l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna che ha il compito di ricercare ed elaborare tutte le informazioni utili alla difesa dell’indipendenza, dell’integrità e della sicurezza della Repubblica dalle minacce provenienti dall’estero. Caravelli, attuale vicedirettore dell’Aise, avrebbe sbaragliato la concorrenza di Carlo Massagli, consigliere militare di Giuseppe Conte, e di Carmine Masiello, ex consigliere militare di Matteo Renzi. Va a sostituire Luciano Carta: il 20 maggio, infatti, l’oramai l’ex direttore Aise si insedia alla holding di sicurezza e difesa (Leonardo, ex Finmeccanica).

Caravelli, 59 anni, nato a Frisa, in provincia di Chieti, generale di corpo d’armata dal gennaio 2017, è vicedirettore dell’Aise dal 2014 e vanta una lunga esperienza nel mondo dell’intelligence. Così scrive la Presidenza della Repubblica nell’atto di conferimento della croce di bronzo al merito dell’esercito, datata 2012: “Capo dell’unità di consiglieri nell’ambito della “United Nations Assistance Mission in Afghanistan”, Consigliere militare del Rappresentante speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite e Ufficiale italiano più anziano, operava con magistrale capacità, ispirando i propri dipendenti con un esempio costante e illuminato. In particolare, si è distinto per la chiarezza di obiettivi, grande equilibrio nelle scelte, incondizionato impegno e consapevole coraggio nell’affrontare situazioni particolarmente critiche. Ufficiale Generale di rango, ha operato in maniera impeccabile ottenendo risultati di grandissimo valore, che hanno dato lustro alle Forze Armate italiane in un delicatissimo ambiente internazionale”.

La battaglia dietro le nomine

Dietro la nomina di Caravelli si cela una lunga battaglia tutta interna al governo. Il punto di partenza, scrive La Repubblica,
è proprio il trasferimento di Luciano Carta alla guida di Leonardo spa. 17 mesi fa, il governo gialloverde nominava il generale della Finanza, Gennaro Vecchione, ai vertici del Dis, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, che ha il compito di coordinare le attività operative di Aise e Aisi. Ma i rapporti fra Vecchione, uomo di fiducia di Conte, e Carta, sono complessi, anche perché il capo del Dis viene difeso sistematicamente dal premier Giuseppe Conte, anche quando Roma viene coinvolta dall’Attorney General William Barr nella controinchiesta del Russiagate. Tensioni ai vertici dei servizi che si aggravano quando a Palazzo Chigi, sottolinea Repubblica, arrivano due richieste da parte dei democratici: arginare l’azione di Vecchione ma soprattutto cedere a qualcuno di “esperto” la delega dei servizi. Richieste che vengono rispedite al mittente. Nel frattempo Luciano Carta viene trasferito a Leonardo, ma la battaglia interna sulle nomine fra Conte, Renzi, il Partito democratico e i cinque stelle è appena iniziata, perché il 10 giugno scade l’incarico di Mario Parente, direttore dell’Aisi, Servizi di sicurezza interna, che probabilmente verrà confermato per altri quattro anni.

Rimane aperto il nodo del ruolo di vicedirettore dell’Aise, lasciato vacante dal nuovo direttore Caravelli. Ad oggi in carica sono rimasti Angelo Agovino, generale dei Carabinieri, e Giuseppe Caputo, della Guardia di Finanza. Il terzo potrebbe essere Marco Mancini, dirigente del Dis e già alto dirigente del Sismi, prosciolto nella vicenda del sequestro di Abu Omar.

Quegli incontri a Roma con William Barr e John Durham

Ciò che ha fatto molto discutere nei mesi scorsi riguardo i nostri 007 è stato l’incontro a Roma fra i vertici dei nostri servizi segreti e il ministro della giustizia Usa William Barr. Nell’ottobre dello scorso anno, infatti, dagli Stati Uniti emersero nuove importanti notizie sulle trasferte romane datate 15 agosto e 27 settembre dell’Attorney general William Barr e del procuratore John Durham che indagano sulle origini del Russiagate e sul possibile complotto orchestrato contro Donald Trump e la sua campagna nel 2016. Secondo i media americani, Barr e Durham non sarebbero tornati a casa a mani vuote dopo i due incontri con i vertici dei servizi segreti italiani. Come riportato da Fox News, l’indagine del procuratore John Durham “si è estesa” sulla base “di nuove prove raccolte durante un recente viaggio a Roma con il procuratore generale William Barr”.

Ricordiamo che, come dichiarato dallo stesso premier Conte, fu lui ad autorizzare l’incontro tra il capo del Dis Gennaro Vecchione e Barr per cercare “nell’interesse dell’Italia di chiarire quali fossero le informazioni degli Stati Uniti sull’operato dei nostri Servizi all’epoca dei governi precedenti”. Alla riunione del 27 settembre, oltre a Vecchione, parteciparono anche i i direttori di Aise (Luciano Carta) e Aisi (Mario Parente).

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