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Politica

Serbia, alle presidenziali trionfa Vucic

Aleksandar Vucic, attuale premier e leader del Partito Progressista, è stato eletto presidente della Serbia. Una vittoria annunciata, perché Vucic, premier riformista che piace ai leader dell’Ue, ma anche a Putin, era super favorito nei sondaggi. Quello di Vucic, si...

Aleksandar Vucic, attuale premier e leader del Partito Progressista, è stato eletto presidente della Serbia. Una vittoria annunciata, perché Vucic, premier riformista che piace ai leader dell’Ue, ma anche a Putin, era super favorito nei sondaggi. Quello di Vucic, si è confermato un trionfo: il premier ha raccolto oltre il 55% dei consensi, lasciandosi alle spalle tutti i principali sfidanti. Soltanto il 16% delle preferenze sono andate, infatti, all’ex ombudsman Sasha Jankovic, il 9,43% al comico Luka Maksimovi, il 5,64 all’ex capo della diplomazia serba, Vuk Jeremic  e il 4,47% al leader degli ultranazionalisti, Vojislav Seselj. Una “vittoria pulita come una goccia d’acqua”, l’ha definita Vucic. “Ho ottenuto il 12% dei voti in più di tutti gli altri candidati messi assieme, quando ci sono risultati come questo, non c’è instabilità, la Serbia è forte e lo diventerà sempre di più”, ha detto l’ormai ex premier, salutando il risultato delle urne.  Più di due milioni di serbi hanno scelto, quindi, di proseguire sulla strada delle riforme, nonostante le misure di austerità introdotte dall’esecutivo per risanare l’economia serba e portare il Paese nell’Unione europea.Dal nazionalismo serbo al sogno europeoCon il successo elettorale di domenica, Vucic si consacra come uno dei leader più influenti e popolari del Paese. Quarantasette anni, premier dal 2014, da giovane militò nel Partito Radicale Serbo, dell’ultranazionalista Vojislav Seselj, di cui fu anche segretario, lavorò con Slobodan Milosevic e a seguito di una scissione all’interno del partito di Seselj, fondò nel 2008 il Partito Progressista Serbo, di orientamento conservatore, assieme all’attuale presidente Tomislav Nikolic. Negli ultimi anni, Vucic ha virato su posizioni più moderate ed europeiste. Nel 2015 è stato proprio il suo esecutivo, infatti, ad aprire i negoziati per l’ingresso della Serbia nell’Unione europea. L’obiettivo di Belgrado è quello di entrare a far parte dell’Ue entro 2020, anche se resta da sciogliere il nodo del riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo. Per preparare la strada verso l’adesione della Serbia all’Ue, l’esecutivo guidato da Vucic ha messo in campo una serie di riforme volte a stabilizzare le finanze pubbliche, a favorire l’occupazione, l’industrializzazione e le privatizzazioni nel Paese. Nonostante il Pil sia cresciuto del 2,8% rispetto allo scorso anno, il tasso di disoccupazione, però, resta ancora alto e gli standard di vita nel Paese continuano ad essere tra i più bassi della regione. Tuttavia, povertà e regime di austerity non hanno scalfito la popolarità di Vucic, come dimostra la vittoria al primo turno nelle presidenziali di ieri. Vittoria salutata anche dall’alto rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza dell’Ue, Federica Mogherini, che si è congratulata con Vucic. “Abbiamo visto un chiaro risultato nelle elezioni”, ha detto la Mogherini commentando l’esito delle consultazioni in Serbia. Di “risultato chiaro” ha parlato anche il commissario Ue per l’Allargamento, Johannes Hahn. “Adesso c’è anche la responsabilità di usare questo forte sostegno dei cittadini con attenzione”, ha aggiunto il commissario, esprimendo fiducia nei confronti del nuovo presidente serbo.L’amicizia speciale con la RussiaIl cammino di Belgrado verso l’Europa, va di pari passo con lo sviluppo della cooperazione con gli alleati storici, come la Russia. “Le elezioni hanno mostrato che la grande maggioranza è per continuare il processo di riforme, per proseguire il percorso verso l’Unione europea e preservare le amicizie tradizionali con Russia e Cina”, ha chiarito il nuovo presidente serbo commentando i risultati elettorali. La Serbia, infatti, è l’unico Paese a non aver adottato le sanzioni contro la Russia e gli ottimi rapporti tra Aleksandar Vucic e il presidente russo, Vladimir Putin, del resto, non sono un mistero. I contatti tra l’establishment russo e quello serbo sono molto frequenti. L’ultimo faccia a faccia tra il nuovo presidente serbo e il capo del Cremlino c’è stato alla fine di marzo, pochi giorni prima delle elezioni nel Paese. I due leader hanno discusso dello sviluppo delle relazioni economiche, commerciali e politiche e della cooperazione nel settore industriale e tecnico-militare. “I rapporti di amicizia tra Russia e Serbia continueranno anche dopo le elezioni presidenziali”, aveva detto Putin, a margine dell’incontro. E c’è da scommettere che sarà così, visto che da Mosca stanno già arrivando a Belgrado sei jet da combattimento Mig-29 e altre attrezzature militari che il Cremlino ha donato alla Serbia per rafforzare la difesa del Paese. Belgrado “ha intrapreso la strada europea ma conserva la sua neutralità militare”, ha osservato Vucic a margine dell’incontro con il presidente russo.Non sono mancate, infine, le congratulazioni da parte di Putin, per il successo elettorale. La vittoria di Vucic “indica l’ampio sostegno della popolazione agli sforzi finora impiegati per risolvere le questioni politiche ed economiche del Paese”, si legge in una nota del Cremlino. “Vucic è conosciuto come un sostenitore dei rapporti di amicizia fra Belgrado e Mosca”, ha affermato il capo del Cremlino, che si è detto convinto che “le azioni di Vucic come capo dello Stato porteranno ad un ulteriore sviluppo del partenariato strategico serbo-russo per il bene di entrambi i Paesi”.





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