Donald Trump è ancora un ircocervo: troppo presto per delineare il suo approccio alle grandi problematiche, dalla globalizzazione al rapporto con l’Europa fino al nodo Medio Oriente. L’unica cosa certa è che toni e temi accesi durante la campagna elettorale si stanno stemperando per lasciare il posto a un pragmatismo inclusivo.Ad oggi l’unica cosa certa, come da video diffuso alcuni giorni fa, è che straccerà il trattato Ttp, Trans-pacific partnership, l’accordo commerciale che istituiva un’area di libero scambio tra gli Stati Uniti e diversi Paesi asiatici, con esclusione della Cina.Un’iniziativa, quella di Trump, volta a proteggere la produzione americana dalla concorrenza asiatica, che però ha conseguenze di portata molto più ampia di una semplice misura commerciale.Anzitutto val la pena accennare che il Ttp non aveva (il passato è ormai d’obbligo) solo natura commerciale, ma anche valenze geopolitiche e militari. Serviva cioè a vincolare agli Stati Uniti diversi Paesi asiatici, allargando così l’area di influenza di Washington nel Pacifico.Con conseguente erosione dell’influenza cinese, che ha in tale angolo di mondo la sua proiezione naturale. Una fascia di contenimento del Dragone, dunque, che presto andrà a decadere.Va da sé che la geopolitica non conosce vuoti. E l’attutimento dell’influenza americana comporterà inevitabilmente un allargamento dell’area di influenza cinese. Cosa che favorirà lo sviluppo economico di Pechino, compensando così il prevedibile calo dell’interscambio con l’America provocato dalle restrizioni previste dagli strateghi di Trump, i quali sono decisi a porre un limite alla concorrenza del Dragone.La decisione di far decadere il Ttp è anche indizio di un nuovo approccio americano alle beghe asiatiche, dominate dalla contesa del Mar cinese meridionale, che oppone Pechino, che ne reclama la sovranità, ai tanti Paesi che vedono la pretesa cinese come una minaccia.A sentirsi minacciato più di altri è il Giappone, che con il premier Shinzo Abe ha assunto il gladiatorio ruolo di contraltare allo strapotere di Pechino nel quadrante asiatico. Non è un caso che Abe si sia precipitato, sembra inutilmente, da Trump subito dopo la sua affermazione.Senza la copertura americana, Abe potrebbe essere costretto a cambiare il suo approccio al Dragone, ad oggi tutto muscolare. Ciò potrebbe portare ad attutire l’immane tensione nell’area del Pacifico, da tempo esposta a pericoli di incendio (la cui portata sarebbe globale).Altra conseguenza distensiva potrebbe riscontrarsi in un’altra area asiatica ad alto rischio, ovvero la Corea del Nord. Il Dragone ha sempre guardato a Pyongyang con l’ambiguità del caso, stante che a volte le sue intemperanze potevano esserle di qualche utilità nel complesso gioco di forze che si intersecavano al largo del suo mare.Il venir meno della pressione americana sul Pacifico fa diventare tali intemperanze non più un problema di Washington ma della sola Pechino. Che potrebbe essere così costretta ad affrontare con maggior convinzione l’imprevedibile vicino, che mette a repentaglio la tranquillità del suo giardino di casa.Insomma, la mossa di Trump potrebbe essere foriera di una nuova stagione per il Pacifico. I venti di burrasca che finora ne hanno agitato le acque, con il pericolo di innescare una Tempesta perfetta, potrebbero subire un attutimento.Strana eterogenesi dei fini per un presidente tanto controverso e lontano dal precedente, pur insignito di un Nobel per la pace.www.piccolenote.it

Articolo di Davide Malacaria