Semipalatinsk è un nome che risulterà sconosciuto ai più, perlomeno qui in Occidente, ma nello spazio postsovietico è conosciuto da chiunque, dagli anziani ai bambini, ed è sinonimo di parole molto diverse tra loro, come tragedia, rabbia e riscatto. Perché a Semipalatinsk, che dal 2007 è divenuta Semej, è stato scritto uno dei capitoli più importanti della storia del Kazakistan e, a latere, dell’intera Unione Sovietica.

Il capitolo semisconosciuto di cui stiamo parlando si chiama Nevada Semipalatinsk“, è stato scritto con inchiostro e calamo dalla gente comune e ha giocato un ruolo determinante nel dare impulso al processo di indipendenza del Kazakistan dall’Unione Sovietica. Un impulso che, lungi dall’essersi esaurito con lo scorrere del tempo, in Kazakistan può essere percepito ovunque – da Semej a Nur-Sultan – ed è alla base della mentalità fortemente antinucleare che caratterizza tanto la classe dirigente quanto l’opinione pubblica.

La lotta del Kazakistan contro il nucleare militare

Quest’anno, 2021, il Kazakistan celebra e commemora il trentennale dell’indipendenza dall’Unione Sovietica. I grandi festeggiamenti avranno luogo il 16 dicembre – data dell’approvazione della legge sull’indipendenza e sulla sovranità dello Stato da parte del Soviet supremo del Kazakistan –, ma la nazione è in festa dal primo dell’anno. E i motivi per celebrare questo trentennale, in effetti, sono parecchi, come mostrano e dimostrano i numeri e i fatti relativi a crescita economica, cura dell’ambiente e transizione verde, democratizzazione, diritti delle donne e femminilizzazione del mercato del lavoro, implementazione dell’agenda per il 2050 e influenza diplomatica a livello internazionale.

L’elenco delle ragioni alla base del clima di festa che permea la nazione kazaka dal primo gennaio di quest’anno, però, è di gran lunga più esteso e variegato, ed include anche i vari traguardi tagliati in sede mondiale e domestica nel campo del nucleare. Perché il Kazakistan, che ha sperimentato sulla propria pelle le conseguenze nefaste del nucleare per scopi militari, dal 1991 è impegnato in una lotta senza quartiere al nucleare.

Una lotta, quella del Kazakistan contro il nucleare come arma, che lo ha portato a firmare quasi tutti i trattati esistenti inerenti la non proliferazione nucleare, a guidare la nascita della “zona franca da armi nucleari dell’Asia centrale” – costituita nel 2006 su iniziativa dell’allora presidente Nursultan Nazarbaeve a promuovere in sede di Nazioni Unite la Dichiarazione universale sulla costruzione di un mondo libero da armi nucleari – che, ad oggi, 2021, è stata firmata da 135 membri su 193. E questa lotta ha avuto inizio a Semej, ex Semipalatinsk, nel lontano 1989.

Semej non dimentica

Agosto è un mese di raccoglimento per gli abitanti della città di Semej. Questo piccolo centro abitato, noto per aver dato i natali al padre spirituale della nazione kazaka l’uomo universale Abaj –, il 25 agosto ha ospitato un evento per commemorare il trentennale della chiusura del controverso poligono nucleare di Semipalatinsk.

L’evento ha visto la partecipazione di autorità istituzionali e veterani della Grande Guerra Patriottica, l’esposizione di materiale informativo sul poligono nucleare di Semipalatinsk e sulla lotta contro il nucleare militare del Kazakistan, è stato aperto alla presenza di delegazioni straniere tra le quali una nostra – ed è stato organizzato allo scopo di spianare la strada ai festeggiamenti per la chiusura del sopraccennato sito. Perché quel poligono della discordia, utilizzato dai sovietici per la conduzione di 456 esperimenti nucleari dal 1949 al 1989, in Kazakistan è portatore di due significati: morte e vita.

Morte perché quegli esperimenti, esperiti nonostante la prossimità geografica tra il poligono e la città, hanno provocato malformazioni gravi, aborti spontanei e cancri tra la popolazione di Semipalatinsk, sullo sfondo dell’avvelenamento del suolo e del sottosuolo – che ancora oggi presentano una radioattività anormale. 

Vita perché quegli esperimenti, nel 1989, legittimarono e catalizzarono la fondazione di un movimento antinucleare rispondente al nome di Nevada Semipalatinsk – un nome simbolicamente scelto per mostrare vicinanza ai dimostranti del poligono nucleare del Nevada. Il movimento, trainato dal popolare scrittore Olzhas Suleimonov, sarebbe stato accolto con un certo malumore dal Cremlino, che intravedeva nella sua spontaneità e nella sua capacità di trascinare le masse un pericolo per lo status quo, nonché il preludio ad una possibile “primavera kazaka”.

Nell’agosto 1991, al termine di un biennio di proteste e dimostrazioni, gli attivisti contro il nucleare di Suleimonov avrebbero prevalso, ottenendo la chiusura definitiva del poligono e, inconsapevolmente, proiettando il Kazakistan verso l’indipendenza dall’Unione Sovietica. E colui che avrebbe guidato quella primavera kazaka tanto temuta dai sovietici fu Nursultan Nazarbaev, che fra il 29 agosto e il 16 dicembre 1991 avrebbe accelerato la nascita di un Kazakistan indipendente, dapprima ordinando la chiusura del poligono nucleare di Semipalatinsk e dipoi firmando la separazione de iure et de facto dall’Unione Sovietica.

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