La situazione sul fronte ucraino è in continuo, rapido, sviluppo. Ieri avevamo raccontato dei contatti tra il presidente Biden e il suo omologo russo, Vladimir Putin, per cercare di trovare un accomodamento che evitasse l’ulteriore acutizzarsi della tensione. Nella regione ai confini con l’Ucraina, infatti, negli ultimi giorni c’è stata una vera e propria escalation con spostamenti di mezzi corazzati e truppe su entrambi i fronti. Sui mari, le forze della Nato e della Russia si affrontano a distanza nelle acque del Mar Nero, mentre i cieli sono costantemente pattugliati da assetti dell’Alleanza Atlantica per cercare di avere una chiara visione di quanto sta accadendo in Crimea e lungo il confine orientale dell’Ucraina.

Sembrava essersi messo in moto un meccanismo perverso, dove ciascun contendente aspettava che fosse l’altro ad abbassare i toni della disputa, ma da quello che abbiamo appreso nelle ultime ore, gli Stati Uniti hanno fatto il loro primo passo verso la riduzione del livello di contrasto militare.

Washington, infatti, ha ritirato la richiesta di passaggio attraverso il Bosforo e Dardanelli per due suoi cacciatorpediniere classe Arleigh Burke arrivati il 14 aprile alla base di Suda, nell’isola di Creta. Ria Novosti riferisce, infatti, che l’ambasciata americana ad Ankara ha notificato alla Turchia l’annullamento della richiesta nella giornata di ieri, come comunicato da una fonte del ministero degli Esteri turco. Inizialmente era previsto che i due cacciatorpediniere statunitensi, l’Uss Roosevelt e l’Uss Donald Cook sarebbero entrati a turno nel Mar Nero tra il 14 e 15 aprile e vi sarebbero rimasti fino al 4 e 5 maggio. Questa decisione aveva messo immediatamente in allerta la Vmf (Voenno-morskoj Flot – la Marina Russa) di stanza in quelle acque che ha preso il mare lasciando il porto di Sebastopoli, a margine di una complessa esercitazione che prevede anche l’utilizzo di mezzi da sbarco di vario tipo, alcuni fatti giungere appositamente dal Mar Caspio.

Sembra quindi che i primi contatti diplomatici tra Stati Uniti e Russia abbiano avuto un primo risultato: l’annullamento della missione dell’U.S. Navy nel Mar Nero è un primo piccolo passo verso la de-escalation. La pressione militare però resta elevata, e mentre scriviamo, sul fronte opposto, non si segnalano spostamenti di truppe dalla linea del fronte o un decremento dell’attività navale russa.

Guardando alla dislocazione delle truppe russe, e alle caratteristiche delle manovre navali, il messaggio di Mosca risulta chiaro: se la tensione sfocerà in qualcosa di più, la Russia è pronta a reagire. Oltre alle divisioni dislocate in Crimea e nella regione di Rostov sul Don, il Cremlino ha posizionato un reggimento motorizzato nella zona di Klincy, che si trova incuneata tra la Bielorussia e l’Ucraina e rappresenta una sorta di “coltello” puntato verso la capitale ucraina.

Il segnale lanciato dalla Casa Bianca attende quindi una risposta dal Cremlino, ma gli Stati Uniti non hanno alcuna intenzione di mollare la stretta sulla Russia: sono pronte e in arrivo nuove sanzioni. Con i titoli di Stato russi che letteralmente sono sprofondati nell’ultimo anno, accompagnati dal tracollo del rublo, la nuova ondata sanzionatoria rischia di mettere in ginocchio l’economia russa oltre che spingere Mosca sempre più nei tentacoli di Pechino.

Le misure pianificate dagli Stati Uniti includono l’esclusione delle istituzioni finanziarie statunitensi dalla partecipazione al mercato primario per il nuovo debito emesso dalla banca centrale russa, dal ministero delle finanze e dal fondo sovrano, e secondo alcune fonti interne, il nuovo pacchetto sanzionatorio dovrebbe essere annunciato questa settimana.

Le sanzioni sui titoli di stato Ofz sarebbero “qualcosa di nuovo per il mercato”, ha detto Iskander Lutsko, uno stratega di Iti Capital a Mosca a Bloomberg. “La ripresa dipenderà da come reagiranno le autorità russe – se è in sordina, i mercati recupereranno terreno, ma se l’incontro programmato con Biden viene annullato e c’è una retorica dura, la pressione non farà che aumentare”.

Le sanzioni, incentrate su individui ed entità russe, potrebbero essere annunciate già durante la giornata odierna, e rappresentano la prima rappresaglia della Casa Bianca per la presunta cattiva condotta del Cremlino, a cominciare dalla questione degli attacchi hacker che hanno coinvolto SolarWinds – un nodo fondamentale per la nuova amministrazione – ed i tentativi, mai confermati, di interferire nelle elezioni statunitensi.

Funzionari russi affermano che le sanzioni obbligazionarie non causerebbero molti danni ai mercati finanziari russi perché le banche locali e gli investitori non statunitensi interverrebbero per sostituire quelli costretti a vendere: la mossa che ha vietato alle banche statunitensi di acquistare nuove emissioni di bond russi nel 2019 ha intaccato solo parzialmente la possibilità di accesso del Cremlino ai finanziamenti esteri, ma ora la situazione internazionale è decisamente diversa rispetto a quell’anno, perché il presidente Biden sta recuperando i rapporti con i suoi alleati e partner europei che si erano un po’ “annacquati” durante il quadriennio trumpiano, pertanto l’azione dell’Ue (e dei Paesi Nato non facenti parte dell’Unione) in questo senso potrebbe essere più incisiva.

Il portavoce del presidente russo, Dmitry Peskov, parlando di nuove possibili sanzioni statunitensi, ha affermato che “non c’è fumo senza fuoco” e che il Cremlino condanna e considera illegali le azioni sanzionatorie. Ha anche osservato che Mosca non vorrebbe che le relazioni con gli Stati Uniti fossero costruite sulla formula leninista del “un passo avanti, due passi indietro”. “Per quanto riguarda le sanzioni, qui l’approccio non può cambiare in alcun modo. Condanniamo tale volontà sanzionatoria, la consideriamo illegale, e in ogni caso affermiamo il principio di reciprocità in questa materia, in modo che possiamo meglio garantire i nostri interessi”, ha concluso Peskov.

Nonostante il piccolo passo verso la de-escalation militare, i rapporti tra Stati Uniti e Russia sono ancora ben lungi dall’essere normalizzati, e anche la situazione in Ucraina e nel Mar Nero resta sempre molto tesa.