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L’Austria si prepara a tornare alle urne, il 29 settembre, in un clima di grande incertezza politica derivante dalle incognite circa la formazione del nuovo esecutivo. I cristianodemocratici dell’Ovp, secondo le stime degli ultimi sondaggi, veleggiano intorno al 36% dei consensi. Il partito, di cui è espressione il Cancelliere uscente Sebastian Kurz, stacca nettamente tutti gli altri rivali ma molto probabilmente non potrà governare da solo. I meriti o le colpe sono da ricercare nel sistema di voto proporzionale, con sbarramento al 4%, adottato per le elezioni austriache. Nel Paese alpino i governi monocolore sono un’ eccezione mentre le coalizioni allargate una tradizione consolidata. In seconda posizione ci sono i socialdemocratici dell’Spo, con circa il 22% dei voti stimati e poi la destra radicale dell’Fpo, che ondeggia intorno al 20% dei consensi. Molto staccati tutti gli altri dai Verdi, poco sopra il 10% ai liberali di Neos, intorno all’8% dei voti.

Le mosse di Kurz

Le consultazioni anticipate di settembre sono state provocate dalla caduta, in maggio, dell’esecutivo di coalizione tra Ovp ed Fpo.Il governo era collassato a causa del cosiddetto Ibiza-gate: la diffusione di un video girato di nascosto, nel 2017, in cui il vice cancelliere Heinz-Christian Strache, accompagnato da un suo collaboratore (entrambi sono membri dell’Fpo) offriva favori politici e suggeriva come aumentare l’influenza di Mosca in Austria alla presunta nipote di un oligarca russo. Lo scandalo aveva portato Kurz a chiedere le dimissioni di Strache, a cui si erano poi uniti, in segno di solidarietà, tutti gli altri ministri del suo partito. Pochi giorni dopo, privo di una maggioranza parlamentare, Kurz era stato sfiduciato dal Consiglio Nazionale. Il giovane politico austriaco, che si appresta a tornare a Vienna da Cancelliere, dovrà ora pianificare accuratamente le sue prossime mosse. Le uniche due strade praticabili sono quelle di una grande coalizione con i socialdemocratici, fragile in partenza a causa delle grandi differenze ideologiche tra i due schieramenti oppure una riedizione dell’alleanza con l’Fpo. Questa seconda ipotesi non è stata esclusa da Kurz, il cui partito avrebbe una netta preponderanza all’interno del nuovo esecutivo, se le stime dei sondaggi venissero confermate dalle urne. L’ex Cancelliere vorrebbe per il suo movimento il Ministero dell’Interno, fondamentale per la gestione delle politiche migratorie e della sicurezza. Una possibile coalizione con il piccolo partito Neos, più gestibile sul piano delle dinamiche politiche, sembra al momento esclusa perché non avrebbe la maggioranza nel Consiglio Nazionale.

La resilienza della destra

Il dato politico più interessante, che emerge dai numerosi sondaggi, è la capacità dell’Fpo di mantenere, ad un buon livello, il numero dei propri consensi. Certo si registra un calo rispetto alle elezioni del 2017, quando il partito ottenne il 26 per cento dei voti, ma una percentuale di gradimento di circa il 20% renderà, probabilmente, la destra sovranista l’ago della bilancia per la formazione del nuovo esecutivo. Sebastian Kurz potrebbe trovarsi, alla chiusura delle urne, senza altre opzioni realizzabili per formare un governo ed essere costretto così a riabbracciare l’ex movimento alleato, guidato ora da Norbert Hofer. Il partito di destra radicale continua però ad essere colpito da inchieste giudiziarie. Oltre ad indagare sull’Ibiza Gate la magistratura austriaca ha ordinato la perquisizione, il 12 agosto, della casa di Strache e di un altro  esponente del movimento. Le accuse, in questo caso, sarebbero di corruzione e per una vicenda non legata al caso Ibiza. Hofer dovrà dunque essere abile nel riproporre il tema dell’immigrazione, punto forte del programma politico del partito e cercare di galvanizzare la propria base elettorale. In questo modo il ricordo dei recenti scandali potrebbe progressivamente attenuarsi e ciò dovrebbe riavvicinare la destra radicale alla partecipazione ad un nuovo esecutivo. Il sovranismo austriaco sembra dunque godere di buona salute e pare destinato ad influenzare gli equilibri politici di Vienna ancora a lungo. Questo stato di cose è anche favorito dal progressivo indebolimento dei socialdemocratici, molto lontani dalle convincenti prestazioni elettorali di un tempo e sempre più marginalizzati sulla scena nazionale. Le cancellerie europee osserveranno preoccupate lo svolgersi degli eventi austriaci e potrebbero nuovamente avere a che fare con un governo a partecipazione sovranista.