Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
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Sebastian Kurz è il ministro degli Esteri dell’Austria. Ha soli 31 anni ed è già il principale candidato a divenire cancelliere nel prossimo, imminente futuro. Quando è diventato il titolare del suo dicastero aveva 27 anni ed era ancora uno studente di giurisprudenza. Adesso, Kurz è il leader dell’ ÖVP, formazione ascritta genericamente al centrodestra, ma con forti accentuazioni programmatiche contro l’immigrazione incontrollata, ed è considerato il “responsabile” delle elezioni anticipate previste tra due settimane, le stesse che potrebbero regalargli il cancellierato. Dopo la militanza giovanile nel partito conservatore e la nomina ministeriale, infatti, Kurz è stato un ministro espressione del partito popolare, all’interno di una maggioranza composta da conservatori e socialdemocratici. Una grossa coalizione che non è riuscita a reggere le differenze di visione e le tensioni, nonostante la vittoria sofferta contro Hofere lo spauracchio degli europeisti derivato dal doppio ballottaggio. E tra i litiganti più assidui, insomma, molti hanno indicato proprio Kurz che, dopo le dimissioni di Mitterlehner, è diventato a tutti gli effetti il più giovane leader di un partito europeo e, almeno secondo i sondaggi, il prossimo, probabile e giovanissimo cancelliere d’Austria.Non a caso, quindi, lo strappo dei popolari con i socialdemocratici è avvenuto temporalmente dopo la sua consacrazione a leader. Una scelta tattica, fatta anche in funzione dei buoni numeri a suo favore registrati dagli analisti politici. 

Da quando Sebastian Kurz ha preso la leadership dei popolari nelle sue mani, del resto, i sondaggi non fanno che rappresentare un’ascesa costante del centrodestra austriaco. Dieci, nello specifico, sarebbero i punti percentuali guadagnati dall’ ÖVP in questo anno a trazione Kurz. Il segreto di questa crescita sta nell’aver “rubato” alcune tematiche sulle quali il Partito della Libertà aveva costruito gran parte dei suoi consensi, sovrapponendosi, di fatto, ai populisti austriaci nello scacchiere elettorale. L’immigrazione, anzitutto, tema sul quale Kurz sta facendo una serratissima campagna elettorale. Quando nel 2015 c’erano stati i primi segnali di quella che poi si è rivelata essere una vera e propria crisi europea sull’immigrazione, Kurz ha presentato un piano di 50 punti al fine di favorire un’integrazione basata sulla conoscenza del linguaggio e della cultura nazionale, oltre ovviamente a ribadire la sua visione restrittiva in materia di ingressi indiscriminati a migranti non lavoratori. Una “politica delle porte chiuse” che il leader dell’ÖVP continua a propagandare, nonostante l’indignazione di molti esponenti politici confinanti, italiani compresi. Il giornalista Hans-Peter Siebenhaar, come riportato qui, ha scritto che il  leader dei conservatori austriaci è un “mago dell’autopromozione”, riferendosi all’eleganza nel vestire, allo stile politico e alla capacità di inseguire a tutti i costi il consenso, anche a quello di assumere posizioni politicamente scorrette.

Sebastian Kurz, in effetti, è uno dei primi casi di millenial in politica decisamente ostile alle istanze progressiste. E, con buone probabilità, il primo dei millenials che sarà dapprima chiamato a guidare una nazione d’Europa, per poi presiedere un semestre europeo nella seconda metà del prossimo anno. E anche sulla Brexit, Kurz non ha avuto remore nel dichiarare, rispetto all’esito del voto, che rappresenta  “paure e ansie” derivate da uno stato delle cose che accomuna tutto il vecchio continente. Differentemente da Strache, poi, il leader dell’FPO succeduto ad Hofer, Kurz non ha la fama di essere un “estremista” nè mantiene rapporti con gli altri partiti sovranisti d’Europa. Fattori che gli consentono di essere considerato in patria come un leader nascente e non come un pericoloso “populista”. Ma le corde che Kurz è solito toccare, sono le stesse suonate dall’FPO. Sugli sbarchi in Italia, ad esempio, si è espresso così: ” Sarebbe un errore interpretare i minori arrivi in Italia come una svolta. Ci sono un milione di persone che attendono in Libia di riuscire ad arrivare in Europa. L’Europa è tutt’ora lontana da una soluzione, e la politica d’asilo europea deve essere finalmente radicalmente cambiata… La gran parte delle persone che attraversano il Mediterraneo e sbarcano in Italia sono migranti economici, non hanno dunque alcun diritto d’asilo secondo la Convenzione di Ginevra. Dobbiamo bloccarli alla frontiera esterna, rifocillarli e riportarli indietro nei paesi di origine o di transito. Il salvataggio nel Mediterraneo non può più essere una sorta di biglietto d’ingresso per l’Europa”. Parole chiare, che non lasciano intravedere margini di trattativa con i sostenitori delle frontiere aperte. 

Se Sebastian Kurz, come pare, dovesse davvero vincere le elezioni legislative austriache del prossimo 15 Ottobre, ci troveremmo dinanzi al primo capo di stato europeo pubblicamente contrario a quasi qualunque tipo di accoglienza che non preveda il ritorno in patria di chi ha intenzione di sbarcare nel nostro continennte. Un bello scherzo del destino, per i tanti sicuri che, con l’avvento dei Millenials al potere, le porte d’Europa si sarebbero spalancate a tutti.  

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