Il voto nel Regno Unito, mai come quest’anno, ha come tema centrale del dibattito politico l’estremismo islamico. Londra, Manchester, poi di nuovo Londra, con le loro strade insanguinate e i feriti in balia del terrorismo, hanno condotto il popolo britannico a una vera e propria riformulazione del proprio credo politico in base all’unico tema, insieme alla Brexit, che sta loro a cuore: la sicurezza. L’esplosione del terrorismo di matrice islamista ha reso la corsa al potere, tra Tories e Labour, una sfida di emozioni, che farà vincere chi avrà dato all’elettorato maggiori certezze in un momento in cui il Regno Unito ne è completamente privo.Jeremy Corbyn ha attaccato duramente il governo May sul tema della sicurezza. Un tema mai troppo caro alla sinistra inglese, in special modo all’ala più radicale guidata dallo stesso Corbyn. Un tema che però con l’avvento della nuova scia di terrore, è diventato per forza di cose l’oggetto centrale di tutta la campagna elettorale delle ultime settimane a ridosso del voto. Corbyn ha colto l’occasione per colpire Theresa May proprio nel suo punto più delicato, partendo dall’accusa di aver tagliato i fondi alle forze di polizia e al personale e affermando la sconfitta sul tema del terrorismo da parte del governo conservatore sia in ambito di politiche internazionali, sia di politiche d’integrazione.Sul profilo interno, tuttavia, il Labour nasconde parecchi scheletri nell’armadio, che nel tempo stanno uscendo allo scoperto. Non che abbia avuto un interesse nell’aumento dell’islamismo né del terrorismo, questo è da escludere, ma nelle amministrazioni locali governate dal Partito Laburista, problemi riguardo alle comunità radicali si sono avuti molto spesso. Il motivo è da ricercare nel fatto il bacino elettorale dell’Islam britannico è stato spesso oggetto delle mire del Partito Laburista, tanto da essere un partito che molto spesso, nelle proprie fila, ha arruolato candidati di origine straniera o britannici di fede musulmana. Non che questo sia un pericolo, però è interessante notare come in larga parte i candidati di fede musulmana siano del centrosinistra del Regno Unito, nonostante la presenza ormai secolare di comunità islamiche sul territorio britannico. L’accusa che è stata mossa verso il Labour è tuttavia quella di aver chiuso gli occhi di fronte a molti casi di estremismo e di radicalismo proprio nelle amministrazioni controllate dal partito.Birmingham, che ricordiamo essere la città con i maggiori problemi d’integrazione legati alle comunità islamiche, e patria di un decimo degli accusati di terrorismo o di affiliazione al terrorismo presenti in Gran Bretagna, è emblematica di questo rapporto perverso fra Labour e islam radicale. Qui, per molto tempo, il partito, consapevole di aver ottenuto il controllo sul più vasto territorio comunale del Regno, ha per molto tempo chiuso un occhio di fronte a molte questioni in tema di fanatismo religioso. Lo scandalo del cosiddetto “Trojan horse”, cioè il cavallo di Troia, con cui fu chiamato il sistema attraverso il quale molti islamici radicali avevano cercato di prendere il controllo delle scuole private per trasformarle in scuole di stampo musulmano, fu scoperto nel 2014 e si scoprì che il partito aveva taciuto. Aveva taciuto, a detta dei portavoce locali, perché a rischio di essere accusato di “islamofobia”. Tuttavia, era stato proprio l’assessore all’uguaglianza e all’integrazione, Zaffar, ad essere accusato di aver fatto pressioni sulle scuole cattoliche per modificare le proprie gerarchie e i propri metodi.E del resto, Birmingham rappresenta proprio il fallimento delle politiche d’integrazione del centrosinistra inglese. Qui interi quartieri sono completamente privi della presenza dello Stato e sono nati dei veri e propri ghetti dove addirittura è difficile che si parli inglese o che venga anche proprio compreso. I suoi sobborghi si sino riempiti di moschee radicali e non censite: soltanto a Sparbrook ce ne sono ventidue.Casi di radicalismo sono poi stati scoperti all’interno dello stesso partito. Un esempio è stato la denuncia secondo la quale alcuni leader locali avevano tolto la possibilità alle donne del partito, sempre musulmane, di poter parlare in pubblico. Denuncia sporta dalla Muslim Women’s Network UK (MWNUK), che sollevò la questione più di un anno fa, chiedendo a Corbyn di intervenire per bloccare la deriva repressiva di alcuni leader musulmani del partito sul territorio. Un allarme lanciato già molti anni fa all’interno dello stesso partito. Eclatanti furono le parole di Jim Fitzpatrick, ministro dell’Ambiente tra il 2009 e il 2010, il quale al Sunday Telegraph disse che era in atto una forma di infiltrazione dell’islam radicale dentro il Partito Laburista ad opera di alcune organizzazioni internazionali. A dimostrazione del fatto che ormai da tempo, il problema non è soltanto di politica internazionale, né esclusivamente di politiche di sicurezza e difesa interna. C’è un profilo di volontà politica che per anni è mancato in molte parti della società civile inglese.