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Gli elettori dei partiti più piccoli potrebbero spostarsi verso Marine Le Pen. Non è, infatti, stata solo una gara a quattro o cinque candidati quella che si è svolta questa domenica per raggiungere l’Eliseo. Erano undici i candidati in totale, e almeno sei di questi, seppur mai considerati, rappresentano un numero di voti da non sottovalutare per il secondo turno. Sotto il Partito Socialista sono arrivati con numeri anche non trascurabili, se messi insieme, partiti che hanno tutti una forte tendenza radicale, e che vanno dai movimenti di estrema destra, alla destra euroscettica fino all’estrema sinistra anticapitalista.strip_reporter_dayVediamo quali potrebbero essere i sostenitori alternativi di Marine Le Pen per il ballottaggio che vengono dai partiti più piccoli.Il primo candidato fra gli ultimi arrivati è Nicolas Dupont-Aignan, del movimento Debout la France. Nato come corrente del partito gaullista Rassemblement pour la République nel 1999, il movimento si è sempre posto in un’ottica fortemente critica verso l’Unione Europea e con una solida tradizione patriottica e repubblicana. Con le sue ricette avverse alle cessioni di sovranità e per uno Stato più interventista nell’economia del Paese, Dupont-Aignan ha raccolto in queste elezioni un considerevole numero di voti, arrivando quasi a lambire il 6% dell’elettorato. Numeri che sono fondamentali per comprendere quanto potrebbe pesare il suo bacino di votanti nel ballottaggio tra Macron e Le Pen. Marine Le Pen è, infatti, il naturale approdo di coloro che hanno votato per Debout la France, nonostante le radici gaulliste di quest’ultimo. Fra un candidato europeista e fortemente liberista, e una Marine Le Pen che fa del patriottismo e della sovranità le sue colonne portanti, i milioni di voti per Dupont-Aignan dovrebbero spostarsi nel ballottaggio verso Le Pen e dare ossigeno al Front National.Il secondo arrivato è Jean Lassale di “Resistons!”. È il sindaco di paesino dei Pirenei, Lourdios-Ichère. Si dichiara di centro, è amico di Bayrou, però non è favorevole alle politiche liberiste e della globalizzazione come invece sembra volere Emmanuel Macron. Basti pensare che ha fatto lo sciopero della fame per quasi 40 giorni soltanto perché una fabbrica della sua comunità si sarebbe spostata a 65 chilometri di distanza. I suoi elettori, un altro 1%, potrebbero quindi non disdegnare le politiche più radicate sul territorio francese di Marine Le Pen.C’è poi il movimento di François Asselineau, “Union populaire républicaine”, che con il suo 1% probabilmente ingrosserà, seppur di poco, le fila degli elettori di Marine Le Pen. In molti hanno sostenuto che addirittura non dovesse candidarsi da solo ma avrebbe dovuto semplicemente appoggiare il Front National, ma ha voluto comunque andare avanti con la sua scelta di “voto di rappresentanza”. Stesso discorso per Jacques Cheminade di Solidarité et Progrès, anche lui di destra. Cheminade si candida alle elezioni presidenziali dal 1981 e ha idee fortemente euroscettiche, per il ritorno al franco e contrarie alla NATO. Conta pochissimi elettori, circa lo 0.2%.In tutto, non arrivano all’8% dell’elettorato. Ma è un numero da non sottovalutare. Se questi numeri vengono confermati al secondo turno, Marine Le Pen dovrebbe contare sul loro voto per aumentare sensibilmente il proprio bacino elettorale e sperare nel miracolo al ballottaggio. Se Mélenchon non fa endorsement per Macron se e molti repubblicani non seguono l’appello di Fillon per il ballottaggio nel sostenere Macron, o scarto tra Marine Le Pen e Macron potrebbe essere molto meno grande di quanto sembri, e i partiti più piccoli saranno per forza da tenere presenti.

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