Democrazia e social media sono compatibili? A giudicare dalle ultime notizie, no. E il problema non è certo il Presidente Usa Donald Trump, additato dalla sinistra dem come una minaccia per la democrazia. Perché in maniera del tutto arbitraria e francamente incomprensibile, Facebook e Twitter hanno deciso di limitare la diffusione di un articolo-inchiesta del New York Post, entrato in possesso di email che riguardano il candidato dem Joe Biden e suo figlio, Hunter. Come riporta l’agenzia Nova, i messaggi di posta elettronica  rivelerebbero che Hunter Biden, figlio del candidato democratico Joe, presentò a suo padre un alto dirigente di Burisma, la società energetica ucraina in cui lavorava, prima che l’allora vice presidente Usa facesse pressioni sui funzionari del governo di Kiev affinché licenziassero un procuratore che stava indagando sull’azienda. Una vicenda più volte trattata sulle colonne di questa testata.

Facebook e Twitter censurano l’inchiesta sul figlio di Joe Biden

L’incontro, mai rivelato prima d’ora, secondo il tabloid sarebbe menzionato in un messaggio che un membro del board di Burisma, Vadym Pozharskyi, avrebbe inviato a Biden Jr il 17 aprile 2015, circa un anno dopo che Hunter era entrato nel consiglio con uno stipendio che arrivava ai 50 mila dollari al mese. “Anche se intenzionalmente non mi collegherò al New York Post, voglio che sia chiaro che questa storia può essere verificata dai partner di Facebook che fanno fact-checking”, ha twittato Andy Stone, un portavoce di Facebook. “Nel frattempo, stiamo riducendo la sua distribuzione sulla nostra piattaforma”. Non parliamo di un quotidiano “complottista” o poco affidabile ma di una testata autorevole, fondata nel 1801.

Peraltro, non si comprende quale sia il criterio che Facebook e Twitter hanno seguito per prendere questa decisione. In questi anni, sono uscite migliaia di notizie non verificate contro il Presidente Usa Donald Trump che citavano “fonti anonime”; per non parlare dell’epopea del Russiagate, che si è tradotto con un nulla di fatto. Perché le inchieste contro Trump non sono mai state censurate e questa sì? Come minimo, ci troviamo dinanzi a uno squilibrio davvero preoccupante per le sorti della democrazia.

La commissione del Senato indaga su Hunter Biden

Come riporta il New York Post, sull’inchiesta del tabloid sta indagando la Commissione per la sicurezza nazionale del Senato. “Il rapporto di oggi solleva più quesiti che devono essere risolti”, ha sottolineato il deputato repubblicano Ron Johnson. “Quello che sappiamo per certo è che Hunter Biden ha preso milioni di dollari da cittadini stranieri tra cui, la moglie dell’ex sindaco di Mosca, persone legate al Partito Comunista Cinese e altri personaggi sgradevoli. Joe Biden deve finalmente fare chiarezza e dire la verità al popolo americano su tutti questi problemi, e deve farlo ora”.

Secondo alcune testimonianze recentemente divulgate dalla commissione per la sicurezza nazionale del Senato e riportate dal giornalista investigativo John Solomon su Just the News, Hunter Biden, figlio del candidato dem alla presidenza Joe Biden, insieme ai rappresentanti della società ucraina Burisma Holdings – che aveva assunto Hunter nel 2014 –  si erano assicurati almeno sei incontri di alto livello con alti funzionari dell’amministrazione Obama. Accadde poco prima che l’allora vicepresidente Joe Biden costringesse il procuratore ucraino che indagava sull’azienda produttrice di petrolio e gas, operante sul mercato ucraino dal 2002, a dimettersi.

I Biden e l’affaire Burisma

Per capire il ruolo di Joe Biden e del figlio Hunter occorre fare un passo indietro. Come ricorda il giornalista investigativo Max Blumenthal su Grayzone, l’allora vicepresidente di Obama fece la sua prima visita a Kiev nell’aprile 2014, proprio quando il governo post-Maidan stava lanciando la sua operazione militare contro i separatisti russi nel Donbass. Rivolgendosi al parlamento di Kiev, Biden dichiarò che “la corruzione non potrà più avere spazio nella nuova Ucraina”, sottolineando che gli Stati Uniti “sono la forza trainante dietro il Fmi” e stavano lavorando per assicurare a Kiev “un pacchetto multimiliardario per aiutare” il governo. Nello stesso periodo, Hunter Biden venne nominato nel consiglio di amministrazione di Burisma.

La cacciata del presidente Viktor Yanukovych (febbraio 2014) pose il fondatore e presidente di Burisma, l’oligarca Mykola Zlochevsky, in una posizione delicata. Quest’ultimo era stato ministro dell’ambiente di Yanukovych, e il cambio di regime lo mise in difficoltà. Anche perché stava affrontando dei seri problemi legali: un’inchiesta sulla corruzione nel regno Unito aveva portato al congelamento di parte del suo patrimonio, pari a 23 milioni di dollari. L’oligarca aveva a necessità di farsi dei nuovi amici: si trattava di Hunter Biden, figlio del vicepresidente degli Stati Uniti, e dell’Atlantic Council.

Il figlio di Joe Biden aveva già ottenuto un incarico presso il National Democratic Institute (Ned), un’organizzazione di “promozione della democrazia” finanziata dagli Stati Uniti che ha contribuito a rovesciare il governo filo-russo di Yanukovich insieme all’Open Society del finanziere George Soros. Hunter venne così arruolato in una posizione di grande prestigio in Burisma, a 50 mila dollari al mese, nonostante la sua totale mancanza di esperienza nel settore energetico e negli affari ucraini. Hunter Biden lo ripagò contattando un importante studio legale di Washington, Dc, Boies, Schiller e Flexner, dove aveva lavorato come consulente. Nel gennaio successivo, i beni dell’oligarca vennero scongelati nel Regno Unito. Nella primavera del 2014, l’Associated Press e persino il New York Times, sollevarono perplessità sul ruolo di Hunter Biden nella compagnia ucraina, nonostante Joe Biden assicurasse di non saperne nulla.

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