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La Commissione Ue e l’Alta rappresentante Kaja Kallas hanno lanciato la “Strategia Ue per la preparazione per sostenere gli Stati membri e migliorare la capacità dell’Europa di prevenire e rispondere alle minacce emergenti, tra cui tensioni e conflitti geopolitici, minacce ibride e cybersecurity, manipolazione e interferenza di informazioni straniere, cambiamenti climatici e catastrofi naturali”. L’obiettivo è affrontare l’attuale instabilità geopolitica globale, la minaccia rappresentata dalla Russia, l’incertezza sul sostegno degli Stati Uniti e il crescente numero di disastri naturali.

Il piano è stato ufficialmente presentato mercoledì 26 marzo, ma il quotidiano spagnolo El País ne aveva già visionato una bozza. L’attenzione mediatica si è concentrata soprattutto sulla richiesta dell’Ue alle famiglie dei Paesi membri di dotarsi di scorte essenziali di acqua, cibo e medicinali per affrontare almeno tre giorni di emergenza. Uno degli elementi centrali della strategia è proprio l’invito agli Stati membri a predisporre un kit di sopravvivenza valido per 72 ore, utile in qualsiasi tipo di crisi, che si tratti di disastri naturali, attacchi informatici o eventi di natura militare.

“Dobbiamo pensare in modo diverso perché le minacce sono diverse”, ha affermato la commissaria per la Gestione delle crisi Hadia Lahbib, “dobbiamo pensare in grande perché anche le minacce sono più grandi”. La vice presidente esecutiva Roxana Minzatu parla invece di “nuova mentalità di preparazione”, necessaria per sapere “cosa fare in qualsiasi emergenza, indipendentemente dalla sua natura”. Le intenzioni alla base di questa strategia potrebbero essere condivisibili: è importante che i cittadini siano preparati e in grado di affrontare le situazioni di crisi senza entrare nel panico. Ma perché lo stiamo facendo? È davvero un allarmismo necessario?

Perché adesso?

Con una certa disinvoltura, si chiede improvvisamente ai cittadini dell’Ue di prepararsi ad affrontare un’emergenza e preparare documenti di identità in una cover impermeabile, acqua, una torcia, un coltellino svizzero, fiammiferi e accendino, medicine, cibo in scatola e chiaramente contanti. Tutto ciò può suscitare domande legittime: perché ora? Cosa dobbiamo aspettarci?

Le minacce alla sicurezza dell’Ue e dei suoi Stati membri sono in crescita. Se da un lato la guerra in Ucraina ha acceso l’attenzione su questi temi, dall’altro non si tratta dell’unico fattore di rischio. Tuttavia, il focus sulla preparazione della popolazione e sull’adozione di un kit di emergenza sembra essere stato enfatizzato.

Cosa prevede per ora la strategia Ue

Per rafforzare la resilienza della società, la strategia Ue include circa 30 misure essenziali. Tra queste vi sono lo sviluppo di una valutazione approfondita di rischi e minacce, il miglioramento dei sistemi di allerta precoce e la creazione di una task force dedicata alla gestione delle emergenze. Inoltre, sono previsti programmi di preparazione alla protezione civile, esercitazioni congiunte di prevenzione e risposta, oltre all’elaborazione di linee guida per garantire l’autosufficienza della popolazione per almeno 72 ore.

Le linee guida non sono ancora definitive ma verranno redatte entro il 2027, mentre le indicazioni sui kit di emergenza saranno disponibili dal 2026. In realtà, alcuni Stati Ue ne sono già provvisti. In Francia, il kit di emergenza include cibo, acqua, medicinali, una radio portatile, una torcia, batterie di riserva, un caricabatterie, denaro contante, copie di documenti importanti (comprese prescrizioni mediche), chiavi di riserva, abiti caldi e strumenti di base come un coltellino multiuso.

I piani di Svezia, Norvegia e Finlandia tengono conto anche dei rischi bellici e prevedono compresse di ioduro di potassio per proteggere la tiroide in caso di incidenti o attacchi nucleari. Per di più, nel vademecum svedese si consiglia di mantenere buoni rapporti con i vicini, poiché potrebbero rivelarsi preziosi in situazioni di emergenza.

La Giornata della preparazione

Sul piano della cooperazione civile-militare, la strategia prevede esercitazioni periodiche di preparazione in tutta l’Ue, coinvolgendo forze armate, protezione civile, polizia, servizi di sicurezza, operatori sanitari e vigili del fuoco. Per rafforzare la resilienza della società, si prevede inoltre una revisione del sistema di protezione civile, l’introduzione di una strategia di stoccaggio comune a livello Ue e l’adozione di contromisure mediche a partire dal 2025. Entro il 2027, si punta anche alla creazione di uno “scudo spaziale europeo” per migliorare la difesa dell’Unione e la sicurezza dei suoi Stati membri.

“L’obiettivo generale della Strategia di preparazione dell’Unione è quello di creare un’Ue sicura e resiliente, con le capacità necessarie per anticipare e gestire le minacce e i pericoli, indipendentemente dalla loro natura o origine, allo scopo di garantire che i cittadini europei abbiano una protezione e una preparazione adeguate e per preservare le funzioni vitali della società in ogni circostanza”, è scritto nel piano.

La Commissione ha inoltre annunciato la creazione di una piattaforma digitale per informare cittadini e viaggiatori stranieri sui potenziali rischi e sulle misure da adottare in caso di crisi. Parallelamente, ha proposto l’istituzione di una “Giornata europea della preparazione”, volta a sensibilizzare imprese, società e istituzioni sull’importanza di essere pronti a gestire situazioni di emergenza.

Allarmismo o consapevolezza?

Questa iniziativa rientra in un piano più ampio volto a rafforzare la resilienza economica, militare e sociale dell’Unione europea entro il 2030, includendo anche il programma di riarmo europeo e la piattaforma di adattamento ai cambiamenti climatici.

I timori per la sicurezza dell’Europa e l’aumento della frequenza di eventi climatici estremi rende necessario un piano di preparazione. Tuttavia, sembra che l’allarmismo sia esploso improvvisamente, nonostante le notizie su conflitti e disastri ambientali siano all’ordine del giorno. Anche El Pais concorda con il fatto che il tono e lo scenario delineato dalla nuova strategia europea e le misure proposte suggeriscono l’immagine di una società sull’orlo di un’emergenza, sia essa di natura militare o climatica.

Il vero interrogativo rimane: questa strategia è una risposta proporzionata ai rischi reali o un messaggio che rischia di alimentare l’ansia collettiva? La preparazione è senza dubbio fondamentale, ma lo è altrettanto una comunicazione chiara e bilanciata, che non trasformi la prudenza in paura.

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