Per Giuseppe Conte e l’Unione europea è arrivato il momento della verità. I 27 leader dei Paesi Ue si incontreranno a Bruxelles per l’intesa finale sul Recovery Plan, il “Next Generation Eu”. E questa partita sarà uno dei nodi cruciali non solo del presente e del futuro dell’Ue, ma anche della stessa strategia del premier italiano, che dovrà confermare di fronte agli occhi di maggioranza e leader europei di aver intrapreso la strada giusta.

Strada che appare assolutamente in salita, perché quello che vuole Conte non è quello che vogliono i falchi dell’Europa – un blocco importante che comporta non solo gli acerrimi rivali come Paesi Bassi e Austria ma anche la gigantesca ombra tedesca – e non sembra neanche essere in linea con il cosiddetto fronte mediterraneo. In questa partita a scacchi, l’Italia, come tutti i Paesi, sembra più ce altro una giocatrice solitaria. E Palazzo Chigi in questa fase non appare affatto pieno di alleati come sostengono molti dei suoi sostenitori. Nessuno sembra intenzionato a cedere di fronte alle richieste italiane, ma soprattutto nessuno sembra interessato a trovare un accordo che possa significare una cessione sui propri punti. Non lo ha fatto la Spagna, visto che Pedro Sanchez – pur lodando le mosse di Roma  non ha mostrato quell’empatia necessaria per formare con il governo Conte una sinergia nello scontro interno all’Unione europea. Non lo ha mostrato la “amica” Angela Merkel, che in Germania, pochi giorni fa, ha lodato il premier italiano (e soprattutto ricevuto una lunga serie di complimenti da parte del suo interlocutore) ma non ha di fatto concesso molto alle lusinghe dell’inquilino di Palazzo Chigi. Anzi, la sforbiciata dai 750 miliardi a 500 dimostra come Berlino sia molto più attenta alle sirene del Nord che a quelle del Sud.

L’incontro con Emmanuel Macron doveva essere quantomeno capace di dare ossigeno alla strategia italiana, ma le parole di Conte subito dopo il vertice con il capo dell’Eliseo non sono apparse estremamente serene. Il premier, scrivendo sul suo profilo Twitter, ha parlato di un “incontro proficuo” e di una “Intesa forte per raggiungere con rapidità un accordo sulla risposta comune alla crisi del Covid 19. Una risposta ambiziosa, responsabile e solidale per ricostruire le nostre economie e rafforzare il progetto europeo”. Parole importanti che però non danno l’impressione di rappresentare il perfezionamento di un accordo di “assedio” alla fortezza dei falchi quanto una semplice (ed ennesima) dimostrazione di affetto, a parole, nei confronti dei piani italiani.

Lo dimostra, in questo senso, il fatto che Conte, uscito dal vertice con Macron, abbia dovuto ricordare a tutti quale sia il vero problema di questo lungo ed estenuante negoziato portato avanti da Roma: l’Olanda di Mark Rutte. Il governo dell’Aja insiste su diversi punti: da un lato le riforme, che dovranno essere collegate in maniera estremamente solida alle richieste di aiuto dal fondo; dall’altro lato la richiesta di preferire i prestiti e non gli aiuti a fondo perduto, consapevoli delle difficoltà italiane sul fronte del debito. Per il governo olandese, il Recovery Fund è una resa dei conti con le “cicale”, non una piano di aiuti e sostegni alla ripresa post-coronavirus e, proprio per questo motivo, la linea seguita da Rutte in sede di trattative ha un nuovo pilastro: i cordoni del fondo devono andare al Consiglio europeo e l’erogazione dei fondi, legati ai piani di riforma strutturali, devono essere votati all’unanimità. Di fatto Paesi rigoristi come l’Olanda e l’Austria potranno avere una sorta di diritto di veto sui programmi presentati da Italia e altri Stati in difficoltà, bocciandoli qualora non soddisfacessero le richieste dei “frugali”.

L’ipotesi chiaramente non piace all’Italia e Conte ne ha parlato in maniera chiarissima. A domanda precisa sulle richiesta olandesi, il premier ha detto che esse non sono “in linea con le regole europee”. Un affondo importante a poche ore dall’inizio del vertice (forse) decisivo e che confermano lo scontro interno all’Europa. Una guerra di logoramento da cui solo uno ne uscirà vincitore, realmente, tra Italia e Olanda. E per adesso Rutte può contare sull’alleato ombra, la Merkel. Che in pubblico appare amica di Conte e dell’Italia, ma nelle segrete stanze sa di non poter deludere le aspettative dei falchi, perfettamente in lincea con il suo elettorato.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME