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È quasi pleonastico sottolineare quanto incida il calcio sulla cultura popolare in Europa e quanto lo sport più bello e amato del mondo, seguito da milioni e milioni di persone, faccia discutere l’opinione pubblica: ne è un esempio eclatante il dibattito sorto in Italia fra leader politici dopo che solo metà della nazionale italiana ha deciso di inginocchiarsi per supportare la lotta ideologica di Black Lives Matter prima della partita Italia-Galles. È pertanto facile constatare come il calcio possa diventare un’arma dei leader al fine di supportare le proprie battaglie politico-ideologiche e fare pressione sui politici avversari. A tenere banco in queste ore è, infatti, un’altra crociata ideologica, questa volta contro l’Ungheria di Viktor Orban, nemico giurato dell’élite progressista europea e mondiale per le sue posizioni conservatrici in tema di diritti Lgbt e immigrazione.

E Orban annulla la sua presenza allo stadio di Monaco di Baviera

Come riporta l’agenzia Adnkronos, il premier magiaro ha cancellato il viaggio che doveva portarlo a Monaco di Baviera per la partita degli Europei Ungheria-Germania e ha deciso – nel pieno della polemica sulla legge anti-Lgbt approvata nel suo paese e sul rifiuto Uefa di illuminare nei colori arcobaleno lo stadio in occasione dell’incontro di stasera – di recarsi a Bruxelles. “Che lo stadio di Monaco o un altro in Europa siano o meno illuminati con i colori arcobaleno non è decisione dello Stato”, ha dichiarato Orban alla Dpa, chiedendo ai politici tedeschi di accettare il “no” della Uefa alla richiesta di illuminazione dell’Allianz Arena avanzata dalla Federcalcio tedesca e dalla municipalità di Monaco. Per Orban – riporta la Dpa – ciascuno deve “indiscutibilmente” essere libero di scegliere il suo percorso nella vita ma l’educazione dei bambini deve svolgersi in casa “e noi proteggiamo questo compito dei genitori”. “Nell’Ungheria comunista – ha dichiarato ancora all’agenzia di stampa – gli omosessuali venivano perseguitati. Oggi lo stato non solo garantisce i diritti degli omosessuali ma li protegge attivamente. La libertà dell’individuo è il bene più importante”.

I politici tedeschi contro l’Uefa: “Scelta vergognosa”

Come sottolinea IlGiornale.it, Germania-Ungheria, ultimo match del girone F degli Europei, si giocherà questa sera all’Allianz Arena di Monaco di Baviera ma per l’occasione l’impianto del Bayern non si colorerà di arcobaleno. A prendere questa decisione ci ha pensato direttamente l’Uefa dicendo no alla richiesta del sindaco Dieter Reiter, che avrebbe voluto sostenere il movimento Lgbt. L’Uefa vuole evitare che il mondo del calcio venga strumentalizzato dalla politica ma la classe politica tedesca prende posizione contro l’organizzazione. Heiko Maas si schiera con il sindaco della città bavarese: “È vero, il campo di calcio non ha nulla a che vedere con la politica. Si tratta di persone, di equità, di tolleranza. È per questo che l’Uefa manda un brutto segnale”. Secondo Reiter, la decisione dell’Uefa è “vergognosa” e la città risponderà decorando i suoi palazzi dei colori arcobaleno. All’iniziativa aderiranno peraltro anche altri stadi tedeschi, oltre a quello della Juventus. E dopo il “no della Uefa, oltre al club bianconero, altri club blasonati come il Milan e il Barcellona hanno deciso di colorare il proprio stemma di arcobaleno, pubblicando sui social media.

Nel frattempo, la polemica non si placa e la sinistra tedesca protesta: “Vergognatevi!” ha osservato il segretario generale Spd Lars Klingbeil, mentre i verdi di Annalena Baerbock hanno chiesto ai cittadini di esporre le bandiere arcobaleno.”Alcune persone hanno interpretato come una scelta ‘politica’ la decisione della Uefa di rifiutare la richiesta della città di Monaco di Baviera di illuminare lo stadio di Monaco con i colori dell’arcobaleno per una partita di Euro 2020″ precisa la Uefa in una nota. “Al contrario, è stata la richiesta a essere politica poiché legata alla presenza della nazionale ungherese nello stadio per la partita di questa sera con la Germania”. Per la Uefa, “l’arcobaleno non è un simbolo politico, ma un segno del nostro fermo impegno per una società migliore e inclusiva”. Forse proprio per questo, e sotto molte pressioni internazionali il 23 giugno è arrivato una sorta di parziale retromarcia con la decisione di aggiungere i colori arcobaleno al proprio logo.  In un comunicato, la federazione europea ha quindi spiegato di essere “orgogliosa di indossare i colori dell’arcobaleno”.

No alle strumentalizzazioni

Alla luce del dibattito che ne è scaturito la decisione presa dalla Uefa sull’Allianz Arena appare assolutamente corretta e saggia: piaccia o meno il governo Orban, l’Ungheria è un Paese sovrano e fino a prova contraria democratico, e come tale esiste un principio generale di non ingerenza che va rispettato. Se la Uefa avesse ceduto alle pressioni tedesche, il calcio avrebbe seriamente rischiato di essere travolto dalle strumentalizzazioni della politica o meglio, di una parte che vuole imporre la sua egemonia politico-culturale anche nel mondo dello spettacolo e dello sport. Non esiste un’unica visione del mondo – quella liberal-progressista – e non è detto che tutti i Paesi la debbano sposare o, perlomeno, il calcio ne deve rimanere fuori. Altrimenti, per coerenza, Germania e gli altri stati “progressisti” dovrebbe rinunciare a partire al prossimo mondiale del 2022 in Qatar, sponsor della Fratellanza Musulmana e dell’Islam Politico – non certo un campione di diritti Lgbt. Ma c’è da scommettere che dinanzi a una potenza economica come il Qatar e ai molti interessi in ballo, molti leader che ora si schierano contro Orban se ne staranno zitti, come se nulla fosse.