Sulle coste inglesi riprendono gli sbarchi dei migranti in arrivo dalla Francia e Londra corre ai ripari. Dopo il fisiologico rallentamento dovuto all’inverno, con il miglioramento delle condizioni meteo Dover ha già visto triplicare quello che era stato il numero degli arrivi registrati nella prima parte del 2020.

Se da gennaio nel Regno Unito è già stata sfondata quota 2600, a maggio rischia di superare ogni record. A confermarlo le 636 persone sbarcate nei primi 12 giorni e il picco di quasi 200 registrato nella sola giornata dell’11. Certo, letti in Italia questi numeri fanno quasi sorridere, ma per il Paese che con la Brexit ha promesso di serrare i suoi confini e ha deciso di tagliare i ponti con l’Europa per essere libero di dettare le sue regole, soprattutto quando si parla di immigrazione, questi numeri sono intollerabili e pericolosi. La risposta di Boris Johnson non si farà attendere e non sarà morbida e già lascia presagire l’arrivo di nuovi scontri con l’Unione Europea e soprattutto con il suo avamposto: la Francia.

Il fenomeno migratorio lungo la Manica

Una traversata di 21 miglia separa Dover da Calais: onde alte, mare forte e spesso tanta nebbia. I trafficanti di uomini si sono ingegnati, la pandemia e i ripetuti lockdown hanno chiuso la tratta ai camion sui quali gli immigrati venivano ammassati e nascosti, lo stesso dicasi per la via aerea. È rimasto solo il passaggio via mare, così, le piccole imbarcazioni sono diventate il mezzo più agevole oltre che il meno sicuro.

Si sono ingegnati i trafficanti di esseri umani e hanno capito che quando le barchette sono lanciate in mare in massa, anche una trentina contemporaneamente, si riesce a creare confusione tra i grandi guardacoste e in questo modo per molti aumentano le possibilità di passare in barba ai controlli. La strategia è ormai collaudata dalle parti del Canale della Manica e ad oggi ha comportato un aumento esponenziale della vendita di barche di piccole dimensioni. Un passaggio a bordo verso il sogno delle bianche scogliere inglesi può costare anche solo 500 sterline quando si viaggia ad alto rischio. Sì, perché quelle lanciate in avanti per fare massa sono anche le esche per le forze dell’ordine che a quel punto, distratte, lascerebbero libero il passaggio alle imbarcazioni più grandi e più sicure dove un posto costa molto di più e può arrivare fino a 5.000 sterline, hanno spiegato alcune fonti anonime riportate dal Times.

Sul fronte interno, la NCA (National Crime Agency) ha appena diramato un’informativa rivolta alle compagnie marittime invitate a fare massima attenzione a chi si mostra interessato all’acquisto di piccole imbarcazioni perché chi vuole usarle per trasportare i migranti è facilmente riconoscibile e va segnalato. Il primo indicatore è la richiesta, inviata on line, di un’unica transazione utile per acquistare l’imbarcazione e molto equipaggiamento, in particolare i giubbotti di salvataggio che spesso vengono ordinati ripetutamente dallo stesso account. Il secondo segnale è l’assoluto disinteresse rispetto alle condizioni in cui versano la barca e le altre dotazioni da comprare, così come i chiari indizi che fanno capire che chi acquista non sarà poi l’utilizzatore finale. Infine, questo tipo di cliente normalmente ha molta fretta di concludere l’affare, non vuole fornire un indirizzo per la consegna e cerca di andare a recuperare tutto di persona. Miles Bonfeld, capo dell’NCA, ha invitato a denunciare i casi sospetti mentre il ministero degli Interni, Home Office, si prepara a  correre ai ripari sul fronte esterno con qualsiasi mezzo.

La nuova legge sull’immigrazione

Nell’intero 2020 sono stati 8.420 gli sbarchi e ad oggi, siamo già a più di un quarto rispetto a quella cifra. Il governo deve intervenire perché il Primo Ministro non può permettersi errori su quello che è stato uno dei pilastri della Brexit. Così Boris Johnson ha chiesto alla titolare degli Interni, Priti Patel, di usare le maniere forti. Da qui è nata la grande riforma della legge sull’immigrazione e sul diritto d’asilo che già nel nome, Sovereign Borders Bill (Legge sulla Sovranità dei Confini), promette di accontentare le ambizioni sovraniste del popolo anti-Ue e anti stranieri.

Secondo alcuni analisti, a dare un’accelerazione ai tentativi di raggiungere al più presto le coste inglesi sarebbe stato proprio  l’annuncio di questa riforma sulla quale, tra l’altro, il governo inglese intende investire 1,3 miliardi di sterline contro il miliardo speso tra il 2019 e il 2020.  Con l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea sono decaduti anche i vincoli sanciti dagli accordi di Dublino e dovrà quindi essere sottoscritta una nuova intesa in materia, proprio a partire dal Sovereign Borders Bill. Ma l’impresa non sarà facile perché Bruxelles ha già fatto capire di non avere la minima intenzione di avvallare i principi stabiliti dal piano scritto a Westminster.

L’aspetto senza dubbio più controverso di questa riforma è rappresentato dall’aumento dei poteri di respingimento che gli inglesi vogliono esercitare. Lo scorso marzo, Patel ha divulgato alcuni punti chiave dell’impianto ideologico del Bill spiegando che: i migranti che arriveranno nel Regno Unito illegalmente non avranno più il diritto di stabilircisi permanentemente anche se in possesso di richiesta di asilo. Ancora, chi non potrà essere rispedito in un paese giudicato sicuro, potrà godere dello status di protezione per 30 mesi, ma con limitazioni nei benefici e nei ricongiungimenti familiari.

Nuovi centri di accoglienza verranno destinati ad ospitare chi resta in attesa di risposta alla richiesta di asilo (per la quale difficilmente si riuscirà a fare appello in caso di respingimento), mentre saranno rinforzate le azioni per definire l’età di chi si dichiara minorenne, spesso non essendolo. L’impianto giuridico per processare le richieste sarà snellito mentre sono aumentate le pene per gli scafisti e i criminali coinvolti nella tratta (anche carcere a vita) e per gli stranieri che, una volta estradati, tenteranno il ritorno in Gran Bretagna (fino a 5 anni).

Fin qui la materia è oggetto di valutazione anche da parte di organi internazionali (come vedremo a breve), ma il punto che colpisce dritto diretto l’Europa è quello che chiarisce che, a chi arriverà illegalmente dopo aver lasciato un paese considerato “sicuro” –  la Francia in primis (ndr) – verrà negato l’accesso al sistema di richiesta di asilo e quindi verrà respinto. Sì, perché la chiara intenzione di Johnson è quella di restituire al mittente i migranti che, partiti dalle democratiche coste francesi, potevano tranquillamente restare là. Ma siamo sicuri che la Francia starà a guardare riprendendosi indietro chi aveva già lasciato le sue acque territoriali? Nell’ultimo accordo bilaterale siglato tra le parti lo scorso novembre non se ne faceva menzione.

Di più, dopo questo annuncio, nessun paese europeo ha mostrato il benché minimo interesse a sottoscrivere intese di questo tipo mentre le Nazioni Unite, come detto, hanno già ampiamente criticato la legge. L’Unhcr a breve pubblicherà la sua opinione legale sui contenuti della riforma lasciando trapelare dalle pagine del Guardian di aver ravvisato gli estremi per la violazione dei diritti sanciti dai trattati internazionali. In particolare si guarda alla convenzione firmata nel 1951 che obbliga i Paesi di approdo a proteggere i rifugiati che arrivano sul loro territorio. L’organo internazionale ha anche ribadito di essersi offerto di fornire al Regno Unito un supporto nella redazione della riforma, ma di non aver ancora ricevuto alcuna risposta.

Come nel suo stile, Boris Johnson e i suoi tirano dritto e di recente hanno usato anche il discorso scritto per la Regina e proclamato all’apertura dei lavori del parlamento sul trono nella Camera dei Lords, per ribadire l’intenzione a procedere. Per voce di Sua Maestà, il governo ha confermato l’intenzione di stabilire “un sistema per l’immigrazione giudicato più equo e che rafforzerà i confini disincentivando l’azione dei criminali che organizzano pericolosi viaggi illegali”. L’idea è quella di creare una differenza tra chi entra legalmente e chi lo farà illegalmente con l’obiettivo di fermare le partenze clandestine e favorirne il respingimento. Anche questa volta BoJo non ha dubbi: la riforma che negherà il diritto di asilo a chi arriva in Gran Bretagna da Paesi “sicuri” come la Francia si farà.

Le tensioni con la Francia

Il 62% delle richieste di asilo arrivate nel 2019 partivano da ingressi illegali rappresentando un aumento del 21% rispetto a quelle dell’anno precedente in un crescendo costante. Sono stati 2500 i migranti fermati dai francesi quest’anno. Non abbastanza per Boris Johnson, consapevole del forte impatto del fenomeno migratorio sull’opinione pubblica. Ma la decisione di fare di più non sarà un passaggio indolore perché questo atto aprirà ad una sfida contro l’Ue e in maniera più diretta contro la Francia e il mare tornerà a rappresentare il terreno dello scontro tra i due eterni rivali.

Ad avvalorare questa tesi, le tensioni che si sono generate la scorsa estate quando gli sbarchi erano ripresi copiosi e i due stati affacciati sulla Manica si erano confrontati duramente in un reciproco scambio di accuse. Si trattava di negligenza secondo Londra, ma era chiaro che la posta in gioco era più alta.  Da sempre le relazioni tra Francia e Gran Bretagna si fanno tese quando si tratta della legge del mare, che sia per l’accesso ai pescatori, e abbiamo visto com’è andata di recente, oppure quando si tratta di pattugliamenti per bloccare le rotte degli scafisti.

Gli accordi bilaterali siglati negli anni hanno portato gli inglesi a sborsare cifre importanti per far fronte alle richieste dei francesi che lamentano di dover pattugliare oltre 300 chilometri di coste. Dal 2014 le negoziazioni tra i due stati sono costate più di 100 milioni a Westminster e dopo le tensioni dello scorso agosto la Francia, in Novembre, ha strappato un rinnovo. 28 milioni di sterline versati nelle sue casse per rinforzare i controlli e fermare tutti i tentatavi di approdo sulle coste inglesi. Ma per Boris Johnson questo non è sufficiente e dopo aver creato l’hub per l’Operazione Altair, il centro di comando di Dover per gli interventi e il controllo via mare e aria che coinvolge polizia, forze di frontiera e sorveglianza con i droni, ora punta tutto sul Sovereign Borders Bill.

I limiti del piano respingimenti

L’uscita del Regno Unito dall’Unione europea sicuramente la rende più libera di legiferare sulla materia, ma finché non saranno siglati nuovi accordi, rimandare indietro alla casella precedente i migranti giunti sulle sue coste è di fatto vietato.  L’uscita dall’Ue implica anche la fine della validità degli accordi di Dublino sui migranti, perciò non esiste alcuna ragione per cui la Francia dovrebbe accettare i respingimenti a suo danno.

Eppure Johnson è convinto di poter agire in questa direzione rivendicando così la tanto promessa sovranità nazionale e con ogni ragionevole certezza, sarà di nuovo Parigi a sostenere un prevedibile braccio di ferro considerando che, anche la partita sull’accesso dei pescatori nelle acque inglesi non è affatto conclusa.

Di più, a Londra sono convinti che i francesi stiano usando il ritardo nella stipula dell’accordo con l’Ue in materia di servizi finanziari per tenere il punto sulla questione della pesca. Stando a quanto riportato dal blog Conservative Home, ci sarebbe un chiaro legame tra la mancata ratifica dell’intesa e le tensioni legate all’accesso dei pescherecci europei nelle acque britanniche a Jersey. In tutta risposta, l’Europa accuserebbe la Gran Bretagna di non rispettare gli impegni presi per la gestione del post-Brexit sottolineando che molte questioni sarebbero ancora sospese e troppe altre ancora aperte. Se le cose stanno così, è assai prevedibile immaginare che la questione migratoria e il Sovereign Borders Bill rientreranno di diritto nell’elenco delle materie usate per forzare la mano durante le trattative e questo accadrà molto presto.

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