Che la famiglia Saud non brilli per compattezza ed unione è un dato abbastanza risaputo. La storia del regno è costellata di sparizioni improvvise, colpi di Stato, liti tra fratelli od anche tra padri e figli, nonché divisioni in clan e sottogruppi. Ma quanto accaduto in Gran Bretagna nei giorni scorsi appare andare oltre e segna, molto probabilmente, l’emblema del clima che si respira tra i palazzi reali di Riad. 

Le parole del fratello del Re ad alcuni contestatori 

Ahmed bin Abdelaziz non è un membro qualunque della famiglia Saud. Egli è il trentunesimo figlio del fondatore del regno, ossia Re Abd al-ʿAzīz, uno dei pochi rimasti in vita tra i diretti discendenti del primo sovrano saudita. Per quersto motivo, Ahmed è dunque anche uno dei fratelli dell’attuale sovrano, Re Salman, nonché quindi zio del principe ereditario Mohammed bin Salman. Oltre alle parentele, Ahmed vanta un passato di ruoli attivi nel governo di Riad: per più di trent’anni è stato vice ministro dell’Interno, nel 2012 arriva la promozione a ministro degli interni. Il suo mandato da titolare del dicastero dura però pochi mesi, l’allora ReʿAbd Allāh lo sostituisce con Mohammed bin Nayef, futuro principe ereditario e prima vittima delle “purghe” in seno ai Saud inaugurate nel 2017 da Mohammed bin Salman. 

Da allora Ahmed preferisce dedicarsi alla sua attività di imprenditore, le velleità di incarichi politici sembrano in qualche modo al momento messe da parte. Ma le sue parole hanno comunque un peso e qui ecco che entra in scena l’episodio sopra menzionato. In particolare, mentre Ahmed percorre una traffica strada di Londra e si accinge ad entrare dentro un ufficio, un gruppo di contestatori inizia a scandire slogan contro Riad. “Down down Al Saud” è il grido di alcuni cittadini assiepati vicino il marciapiede dove Ahmed passeggia in attesa di entrare in un edificio. Per nulla sorpreso dalla contestazione, il principe saudita si avvicina ai manifestanti e chiede loro il motivo di quello slogan. Alcuni di loro senza mezzi termini puntano il dito sulla guerra nello Yemen e, in particolare, la famiglia Saud viene accusata come prima responsabile per la morte di migliaia di yemeniti. 

La scena è immortalata da una telecamera e diffusa poche ore più tardi su Twitter. Nel video, si sente chiaramente Ahmed dissociarsi dalla guerra che dal 2015 sta mettendo in ginocchio lo Yemen: “Non tutti gli Al Saud possono essere incolpati. Ci sono specifiche persone responsabili della guerra in corso”. Poco dopo Ahmed appare ancora più chiaro, puntando il dito contro il fratello ed il nipote: “Non è giusto incolpare tutta la famiglia, per molti di noi l’augurio è che il conflitto nello Yemen finisca anche domani. I responsabili sono Re Salman e l’erede Mohammed bin Salman”. Parole tanto nette quanto pesanti: le accuse sono precise e di fatto un membro importante della famiglia reale saudita sconfessa l’operato del sovrano e del suo potente erede. 

Scricchiola l’equilibrio in casa Saud

Le parole del principe Ahmed arrivano in un momento dove, da Riad, non sono pochi i segnali di tensioni latenti all’interno della famiglia reale. Forse è solo un caso che l’accusa diretta del fratello del Re giunga in queste ore, ma essa certifica precari equilibri con sullo sfondo non poche difficoltà per il regno. Proprio pochi giorni fa si è appreso non solo del fallimento del progetto di quotazione di Aramco, ma anche dello stop imposto a tale progetto da Re Salman. Un’azione, quella del sovrano, che ha smontato uno dei principali programmi di riforme del figlio ed erede Mohammed bin Salman. 

Ma non solo: il giro di vite imposto a novembre dal principe ereditario, l’accelerazione impressa al braccio di ferro con Iraq e Qatar, nonché per l’appunto il fallimentare conflitto nello Yemen rischiano, a breve, di minare dalla base ogni stabilità tra i Saud. Se fino a pochi mesi fa il potere di Mohammed bin Salman è apparso quasi intoccabile, in realtà i nodi vengono al pettine. Parti della famiglia reale vorrebbero stoppare le iniziative dell’erede, lo stesso Re ha imposto il veto su Aramco, mentre chi è stato esautorato dagli incarichi in questi mesi aspetta la giusta occasione per la resa dei conti.

Quelle parole dette su un marciapiede londinese da Ahmed riecheggiano fino a Riad e recano con sé una netta convinzione: in casa Saud qualcosa, e forse più, non va. 

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