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Nella serata di sabato, a Malmö, in Svezia, manifestanti islamici e antirazzisti hanno messo a ferro e fuoco la città dopo che alcuni sostenitori dell’estrema destra hanno bruciato un corano. Diversamente da quanto riportato da alcuni giornali di orientamento progressista (come La Repubblica), infatti, non sono stati gli “islamofobi” a scatenare il caos nella città del sud della Svezia ma i loro “antagonisti”. Certo, gli estremisti di destra si sono resi protagonisti di una provocazione molto grave e di un atto deprecabile, offensivo, ma non sono stati loro i protagonisti dei vandalismi, come erroneamente descritto da alcuni media liberal. Come riportato anche dal Daily Mail, infatti, i manifestanti islamici, circa 300, secondo quanto riferito dalla polizia, hanno lanciato pietre contro le forze dell’ordine mentre queste ultime cercavano di allentare le tensioni. Immagini drammatiche mostrano pneumatici bruciati, vetrine spaccate e una fitta coltre di fumo che si alza dalla città.

Corano bruciato: scontri con la polizia

Secondo quanto reso noto la polizia e riportato dall’agenzia Agi, tra i dieci e i venti manifestanti sono stati fermati prima di essere “tutti rilasciati”, come ha dichiarato il portavoce della polizia, Patric Fors. Diversi agenti sono rimasti feriti. Secondo la polizia citata dalla stampa locale, il Corano è stato bruciato da un gruppo legato al partito danese di estrema destra Stram Kurs (Linea dura). Il leader della di Stram Kurs, Rasmus Paludan, noto per le sue provocazioni anti-musulmane, venerdì doveva recarsi a Malmo per organizzare una manifestazione anti-islam in cui ha chiesto il rogo di un Corano ma le autorità gli hanno impedito di entrare in Svezia, spiegando che c’è il “rischio che il suo comportamento costituisca una minaccia per gli interessi fondamentali della società”. Il provvedimento, tuttavia, non ha fatto altro che peggiorare le cose quando molti dei suoi sostenitori hanno deciso di bruciare il corano. Da lì l’escalation di violenza. La rivolta è iniziata intorno alle 19:00 ed è continuata fino alle 3 del mattino.

La polizia ha riferito a The Local che circa 13 persone saranno probabilmente accusate e che si stanno cercando alcune persone sospettate di aver incoraggiato i giovani manifestanti a condurre atti violenti. “Fa male”, ha spiegato sabato alla tv svedese Svt Salim Mohammed Ali, un musulmano residente a Malmö da oltre 20 anni. “Le persone si arrabbiano e lo capisco, ma ci sono altri modi per fare queste cose”, ha aggiunto. Samir Muric, un imam di Malmö, ha condannato i rivoltosi sulla sua pagina Facebook. “Coloro che agiscono in questo modo non hanno nulla a che fare con l’Islam”, ha scritto.

Malmo, città culla del radicalismo islamico

È da tempo che a Malmö si sono raggiunti negli anni livelli altissimi di criminalità tanto che, come ha ammesso lo stesso capo della polizia locale Jonas Karlberg, “abbiamo avuto un numero straordinario di sparatorie nel 2016, nel 2017 e anche per parte del 2018”. Anche l’estremismo islamico è un serio problema per il Paese nordico. Secondo un articolo del Il Fatto Quotidiano del 2017, la “tranquilla” Svezia (a quota 300) è al quinto posto di una classifica che vede drammaticamente in vetta la martoriata Francia (che svetta con 2183, seguita dalla Gran Bretagna a 1700): è la triste graduatoria che suddivide su base territoriale i cittadini europei e i residenti nel Vecchio Continente coinvolti in network jihadisti. Svezia che sta facendo i conti con i foreign fighters di ritorno. Come ha acclarato la scorsa primavera la tv svedese SVT, 13 dei 41 foreign fighters di ritorno avrebbe commesso reati di vario genere, alcuni dei quali molto gravi: un uomo di 31 anni, ex combattente dell’Isis, è stato filmato mentre aggrediva un vicino di casa con un paio di forbici. Ora è agli arresti con l’accusa di tentato omicidio.

In questa situazione c’è davvero da stupirsi di opposti estremismi che si fronteggiano violentemente e di tensioni sociali sempre più incontrollabili? L’esperimento multiculturale della città svedese è fallito. E produce estremismi, da una parte e dall’altra.

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