Sciopero generale per Gaza, una sfida a Israele che è anche un problema per Meloni

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI
Politica /

Lo sciopero generale convocato dai sindacati di base per la giornata del 22 settembre, per protestare contro i massacri nella Striscia di Gaza e il ruolo dei Paesi occidentali alleati di Israele, è un momento importante sul piano politico nazionale. Per la prima volta lo strumento dello sciopero è utilizzato per un tema legato alla politica internazionale ma che, secondo i proponenti, interseca nel profondo anche le dinamiche nazionali.

Cosa aspettarsi dallo sciopero generale

Nei giorni scorsi i lavoratori del Porto di Genova hanno minacciato mobilitazioni qualora la Global Sumud Flotilla fosse stata disturbata o bloccata. E a Ravenna i portuali hanno bloccato un carico di armamenti in transito verso lo Stato Ebraico.

Il sindacato Cgil sciopera e manifesta in solidarietà alla popolazione di Gaza in piazza San Carlo. Torino 19 settembre 2025 ANSA/TINO ROMANO

Nella giornata di lunedì si fermeranno i treni da mezzanotte fino alle 23, fatte salve le fasce garantite (6-9, 18-21), gli operatori autostradali, gli addetti del trasporto pubblico locale, e si attendono anche manifestazioni nelle scuole e nelle università. La manifestazione è stata sostenuta anche dal principale sindacato italiano, la Cgil di Maurizio Landini.

Parliamo di uno sciopero generale che può avere concreti risvolti non solo sul piano del dibattito pubblico italiano, in cui le posizioni pro-Israele sono sempre più assediate, ma anche sul piano politico. Chi osserverà da vicino la mobilitazione sarà il governo di Giorgia Meloni, oggi chiamata a trovare una mediazione tra la storica posizione di amicizia con Israele del Paese e gli analoghi richiami a una soluzione ordinata della questione palestinese.

Lo sciopero generale e le sue prospettive politiche

Lo sciopero generale, infatti, questa volta può apparire come una sfida complessa per Meloni proprio perché evento pienamente politico. Dalla sua, la premier può rivendicare dei risultati non insoddisfacenti in quanto a economia e lavoro. Roma cresce più della Germania, ha un Pil pro capite più alto del Regno Unito e un debito i cui rendimenti hanno agganciato quelli francesi. L’occupazione è ai massimi, anche se risente dei problemi di produttività e bassi salari.

Diverso è il caso dell’agenda internazionale, fortemente contrastata, soprattutto sul fronte dei rapporti con Israele. Lo sciopero generale può fornire un “termometro” del sentimento italiano verso Israele e la Palestina, dato che una grande mobilitazione può mostrare la forza aggregatrice della questione-Gaza come collante tra gli oppositori del governo Meloni. Del resto, la segreteria del Partito Democratico guidata da Elly Schlein, il Movimento Cinque Stelle dell’ex premier Giuseppe Conte e l’Alleanza Verdi-Sinistra di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni hanno posizioni sempre più convergenti sul tema e, da fuori, Landini può usare il volano della mobilitazione per compattare il campo.

Uno sguardo sui voti locali

Sulla scorta delle proteste francesi convocate dal movimento “Blocchiamo tutto” e in risposta all’austerità tra il 10 e il 18 settembre, insomma, arriva in Italia un’ampia manifestazione. Si svolgerà il giorno dopo il grande raduno della Lega, alleata di Fratelli d’Italia nel governo Meloni, a Pontida che si terrà domenica e in cui si prevede che Matteo Salvini possa profondersi in grandi elogi per Tel Aviv e Benjamin Netanyahu. Inoltre, si terrà prima della tornata di elezioni regionali che determineranno gli equilibri politici in vista del decisivo biennio 2026-2027 che porterà alle prossime elezioni politiche.

In parte la pressione della società civile ha condizionato la traiettoria del governo Meloni, che ha iniziato ad alzare sempre più i toni contro Tel Aviv, ha mandato carichi di aiuti umanitari a Gaza e si prepara ad aderire alle sanzioni contro i ministri nazionalisti. Ma per i critici di Tel Aviv questo non è abbastanza e i legami militari, tecnologici, economici e politici con il governo Netanyahu rendono l’Italia complice di quanto accade a Gaza. Lo sciopero generale sarà anche una sorta di referendum spurio su queste dinamiche. E avrà dunque rilevanza politica a tutto campo.