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A sentire il dibattito parlamentare per la mozione di sfiducia che ha posto ufficialmente fine al governo di Olaf Scholz, come prevedibile oggi censurato dal Bundestag nel passaggio fondamentale per avviare l’iter per le elezioni anticipate, venivano in mente “I sonnambuli” che davano il nome all’omonimo libro dello storico Christopher Clark. Questi definì “sonnambuli” i decisori politici intenti a portare l’Europa verso la Grande Guerra assecondando nel 1914 un percorso tracciato senza possibilità di interromperlo. Oggi – si spera – il cammino non porta alla guerra ma al declino della Germania. E nel voto che ha ufficializzato la fine della coalizione “semaforo” Spd-Verdi-Fdp (liberali) guidata dall’ex sindaco di Amburgo e ex ministro delle Finanze di Angela Merkel il sonnambulismo era quello di tutti, maggioranza e opposizione, circa il declino della Germania.

Appare sonnambulo Scholz, che rivendica i risultati ottenuti e promette che nel prossimo mandato, se gli elettori (ipotesi remota) gli confermeranno la fiducia, e ora la Spd è data in calo dal 25 al 17% rispetto al 2021 nei sondaggi, garantirà sviluppo, industrializzazione, investimenti green ma anche sicurezza in ogni ambito. Sicurezza sociale, con asili nido gratuiti e salario minimo oltre i 15 euro l’ora. Ma anche sicurezza militare, col rilancio delle spese per la Difesa. Un’agenda di rinnovamento promossa da un partito, la socialdemocratica Spd, che – piccolo dettaglio – ha governato per 21 degli ultimi 25 anni, come primo partner di una coalizione per nove (1999-2005, dal 2021 a oggi) e come alleato di minoranza della Cdu di Angela Merkel per dodici (2005-2009, 2013-2021). E che nel frattempo ha contribuito a costruire il modello tedesco come lo conosciamo.

Del resto, appare sonnambulo anche Friedrich Merz, che accusa Scholz di aver spinto la Germania al declino industriale, politico, economico. Discorso inverso: quale partito ha governato per sedici anni consecutivi alla Cancelleria federale? Che formazione ha imposto all’intera Europa l’austerità finanziaria, il rigorismo e la rottura col tradizionale modello dell’economia sociale di mercato che aveva promosso storicamente? La sua Cdu, con Frau Merkel, ça va sans dire. E che partito è passato dalla ricerca della sinergia con la Russia in campo energetico allo spingere per gli attacchi coi missili Taurus sul Paese fornendo tali armi all’Ucraina, evitando nel frattempo di commentare attacchi come quello al Nord Stream? Sempre la Cdu.

La Cdu e l’era Merkel hanno, secondo Robert Habeck dei Verdi, danneggiato l’economia tedesca. Il vicecancelliere e Ministro dell’Economia è lo stesso leader del partito che al governo ha spinto per riaprire le centrali a carbone dopo aver chiesto la fine del nucleare in nome dell’ambientalismo e che ha spinto per la rottura col gas di Mosca a tutti i costi, salvo poi non gestire la sfida industriale in patria e sostenere il disastroso Green Deal di Ursula von der Leyen (Cdu anche lei) in Europa. Sonnambulismo in purezza, così come quello di Alternative fur Deutschland e della leader Alice Weidel, che non ha saputo fare di meglio che chiedere la cacciata del milione di profughi siriani dal Paese, dimenticando quanto nel modello tedesco l’attrazione di capitale umano qualificato abbia da sempre spinto al rialzo la postura dell’industria e la salute dell’economia.

Tutti sonnambuli, i leader tedeschi che marciano verso il voto anticipato del 23 febbraio. Nel frattempo acciaierie, industrie chimiche, produttori di macchinari e molte altre aziende licenziano, tagliano la produzione, vedono i bilanci in rosso. La marcia sonnambulica è quella verso il declino del modello tedesco che non regge senza la certezza dell’export industriale verso mercati esteri affluenti come la Cina, l’energia a basso prezzo garantita dalla Russia, la certezza di un mondo regolato dal commercio e non competitivo all’ombra della Difesa Usa. Il re è nudo, e tutti dormono. Dove erano quando si ponevano le premesse per tutto ciò e la Germania faceva il bello e il cattivo tempo in Europa? Dormivano tutti, probabilmente. Ma il risveglio sarà traumatico per tutti. Non solo in Germania, ma nell’intero Vecchio Continente. Per cui uno sprofondo della Germania potrebbe significare una durissima recessione.

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