Algérie, Maroc, Vietnam, République Centrafricaine, Cameroun, Mali... basta prendere un taxi a Marsiglia, o attardarsi su una spiaggia della Costa Azzurra ad agosto, per incontrare uomini venuti da lontano, e figli e nipoti di famiglie venute da lontano un secolo fa.
Storie di lavori umili e riscatti difficili, di deserto e souk, savane o giungle equatoriali inestricabili… Tutte diverse ma, invariabilmente, accomunate da un elemento: la lingua francese. Con buona pace degli schiaffi di coppia tra Brigitte ed Emmanuel Macron ad Hanoï e delle corone di fiori deposte a Ho Chi Min – e relativo feroce dissenso dei conservatori e dei veterani della Légion Étrangère – la Francia e il suo Presidente non possono cancellare pagine di storia, né la rabbia di popoli tanto a lungo dominati e poi, di fatto, lasciati a sé stessi.
Che accade alla Françafrique?
La chiamavano Françafrique: territori africani sotto il dominio culturale, economico e militare francese, per secoli. L’orientalismo, Algier la Blanche, le centinaia di dipinti, gioelli, immagini di donne berbere: al MuCeM, Museo delle Civiltà del Mediterraneo di Marsiglia, un monumento al ritorno. Il passato coloniale non é però un biglietto da visita particolarmente buonista, e un Governo che vuole mostrarsi moderno e politically correct non gradisce ricordare, ma solo pubblicizzare integrazione.
In questo caso, con buona pace delle banlieues-ghetto parigine e degli Shooters, sicari 12-13enni gestiti dai narcos marsigliesi di seconda generazione, tutt’altro che integrati nella inclusivissima società francese contemporanea. Ma se nella madrepatria si tenta l’integrazione, tutt’altra storia si vive nelle ex colonie della Françafrique.
La Brigata Wagner e la nascita della Russiafrique
In uno scenario sempre più frammentato, fatto di Stati in lotta tra loro, privi di infrastrutture logistiche, militari e organizzative che permettano una vera indipendenza, ecco che torna alla ribalta una forza che l’opinione pubblica europea credeva spenta in Ucraina: la Compagnia Wagner.
Tutt’altro che fiaccata dalla morte del capo carismatico Prigozhin, la brigata mercenaria é forte non solo di una solida organizzazione, ma di vaste conoscenze e risorse per la produzione di vere e proprie campagne di comunicazione anti-Francia e pro-Russia. É una strategia efficace? A giudicare dai contratti milionari per servizi di affiancamento militare ed estrazione mineraria assegnati alla Wagner da diversi Governi africani, sembrerebbe di si.
Adieu Algier, bienvenue Moscou
E la Francia? Sempre più staccata dagli antichi possedimenti, é fatta bersaglio di una demonizzazione che, smobilitate le guarnigioni di Légion Étrangère finanche nella leggendaria Gibuti, sembra ormai inarrestabile. Cosi, anche la rimpianta Algeri, terra di battaglia e nostalgia, ora ordina aerei da guerra all’industria bellica russa e non a Parigi. Come uno schiaffo in pieno volto.