La neve è tornata a scendere copiosa sul nord dell’Iran dopo mesi di siccità. La notizia ha fatto il giro del mondo non tanto per la neve, ma perché era stata assente per mesi. Il nord del paese d’inverno è spesso ricoperto da un manto bianco per lunghi periodi. Anche Teheran è storicamente una città fredda e che ha molta consuetudine con la neve, tanto che a pochi chilometri vi sono le famose piste da sci dei monti Elburz.
Solamente negli ultimi anni le precipitazioni nevose in città sono diminuite a seguito del riscaldamento globale e del forte inquinamento. Quest’inverno vi è stata anche una prolungata siccità che sta preoccupando molto le autorità perché potrebbe danneggiare i raccolti primaverili. Una situazione rischiosa visto le ultime manifestazioni per la crisi economica.
Il semi desertico Iran ha da sempre saputo sfruttare le copiose nevicate sulle montagne e sulle colline per drenare l’acqua verso le pianure con lunghissimi canali chiamati “qanat” tipici della via della seta, del Nord Africa, della Sicilia e della Spagna. Sono costituiti da una serie di cunicoli verticali simili a pozzi, collegati da un canale sotterraneo in lieve pendenza.
I canali corrono per chilometri e chilometri per poi suddividersi in migliaia di rivoli. Tanto che nelle campagne esiste la figura del guardiano dell’acqua che distribuisce il prezioso liquido a ogni contadino chiudendo e aprendo i canali campo per campo. Questo sistema un tempo era l’unico che garantiva una distribuzione capillare dell’acqua. I nobili la intercettavano per primi. Creavano grandi giardini pieni di canali e fontane chiusi tra alte mura. Il contrasto con la terra semideserta fuori dalle mura che circondavano i giardini e il verde e la ricchezza d’acqua all’interno, rendevano subito chiara la potenza della famiglia. Tanto che la parola Paradiso, come ricorda la Treccani, viene dal “persiano pairidaeza, da cui anche l’ebraico pardeš, attraverso il greco παράδεισος, con il significato primitivo di “giardino recinto”. L’acqua che defluiva dai giardini attraverso i “qanat” veniva poi distribuita ai contadini e agli artigiani. Oggi questo sistema è stato sostituito nelle città dagli acquedotti, ma i canali sono ancora molto importanti in alcune zone rurali.
La neve oggi è anche simbolo di divertimento. In Iran dagli anni Trenta sono presenti molte stazioni sciistiche. Soprattutto Tochal, Darbansar, Shemshak e Dizin, tutte raggiungibili in un’ora di macchina da Terhan, sono diventate anche il luogo prescelto delle tante feste che si organizzano lontani dagli occhi delle “guardie morali” del regime e dalla polizia. Le feste sono davvero memorabili e non hanno nulla da invidiare a quelle che si farebbero a Berlino o a Londra.
Anche le piste da sci sono belle e raggiungono quote molto elevate. Si può sciare fino a 3800 metri. Le montagne che circondano i comprensori sono altissimi. Il Damavand arriva addirittura a 5600 metri. Si tratta di un vulcano ancora potenzialmente attivo.
Per i zoroastriani il monte era “la dimora dove era prigioniero il possente drago che sarebbe riapparso quando il destino della Terra si fosse compiuto”. La montagna è anche considerata il simbolo dello spirito indipendente del popolo persiano.
Un elemento architettonico che racconta del rapporto del paese con la neve è lo “yakh-chāl”, la fossa del ghiaccio. Nella parte che emerge da terra, “la struttura ha una forma a cupola piramidale, ma possiede anche una parte sotterranea ugual modo piramidale usata per conservare il ghiaccio”. Queste costruzioni servivano per conservare il ghiaccio portato dalle montagne nel deserto durante le torride estati. Grazie a questo sistema si poteva tenere al fresco il cibo o fare gelati e sorbetti. È anche molto interessante vedere come la parola “ghiaccio” in italiano o “ice” in inglese abbia radici indo europee, tanto che appunto in iraniano si dice “Yakh”.
Non a caso anche i gelati e i sorbetti, secondo molti storici, sarebbero nati in Cina e avrebbero risalito la Via della Seta fino alla penisola italiana ai tempi di Marco Polo. Erano preparati mischiando la neve alla frutta o a riso cotto, spezie e latte.
Anche nella Sicilia araba vi sono molte testimonianze di ghiacciaie per conservare la neve in estate anche per fare sorbetti. Nella cultura occidentale odierna si fa fatica ad associare la neve alla cultura islamica. Di solito si pensa al mondo musulmano come un mondo di deserti caldi. In realtà Turchia, Libano, Siria, Iran, Afghanistan, Pakistan e le repubbliche centro asiatiche, hanno tra le montagne più alte e fredde del mondo.
In fondo i ragazzi iraniani che sciano e fanno feste luculliane nelle stazioni sciistiche vicino a Teheran hanno ben compreso la lezione di Omar Khayyam che tra il 1000 e 1100 d. C, parlando del Paradiso, sia inteso come giardino in terra che vita oltre la morte, scrisse: “Mi dice la gente: “Gli ubriachi andranno all’inferno! / Ma son parole queste prive di senso pel cuore: / se dunque andranno all’inferno i bevitori e gli amanti, / vedrai il Paradiso domani nudo come palmo di mano! / Io nulla so, non so se chi m’ha creato / m’ha fatto per il Cielo o m’ha destinato all’Inferno. / Ma una coppa e una bella fanciulla e un liuto sul lembo d’un prato, / per me son monete sonanti: a te la cambiale del Cielo!”.
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