La geopolitica della corsa allo spazio
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La Francia si avvia verso il ballottaggio per eleggere i membri della nuova Assemblea Nazionale in un contesto in cui solo 5 seggi su 577 sono stati assegnati al primo turno. Un seggio lo ha conquistato Ensemble, la coalizione centrista che vuole diventare maggioranza presidenziale a sostegno di Emanuel Macron, giunta prima con il 25,75% dei voti, quattro La France Insoumise, il partito di Jean-Luc Mélenchon a capo della coalizione socialista, ecologista e progressista della Nuova Unione Popolare (Nupes). Nupes ha conqusitato il 25,66% dei suffragi, sfiorato per soli 21mila voti il sorpasso sui macroniani e ora ha un sogno: imporre a Macron la “coabitazione” privando l’Eliseo della maggioranza in Parlamento.

Nei 572 ballottaggi per assegnare i seggi si completerà il profilo del nuovo parlamento. Un parlamento in cui, dopo la schiacciante vittoria del 2017, i macroniani potranno non aver la maggioranza assoluta e si potrebbero trovare a dover negoziare con altre forze politiche. Considerato che il Presidente è in carica per un quinquennio e non è rimuovibile da una maggioranza diversa da quella che lo ha eletto all’Assemblea Nazionale, la partita si gioca soprattutto sul fronte della determinazione della squadra di governo e dell’azione concreta dell’esecutivo.

Per “coabitazione” si intende lo scenario in cui la forza politica che controlla l’Eliseo e la prima forza in parlamento sono di colore diverso. In quest’ottica l’Eliseo si trova costretto, in casi del genere, a negoziare costantemente le questioni economiche e politiche e alla guida di un governo che appare, di fatto, una grande, forzata coalizione. Gli esecutivi del passato hanno risolto le fasi di coabitazione, in genere, con un accordo di fatto che dava al Capo dello Stato margini di manovra e libertà nella rappresentanza internazionale e demandava alla negoziazione politica la determinazione dell’agenda interna.

In passato è già successo per ben tre volte:  i primi due casi riguardarono il lungo mandato di François Mitterrand. Dal 1986 al 1988, il presidente socialista ebbe come Primo ministro il gollista Jacques Chirac, mentre anche tra il 1993 e il 1995, ultimo biennio del suo mandato, coabitò con un Primo ministro di destra, Edouard Balladur. Durante la prima presidenza di Chirac, dal 1997 al 2002, il Primo ministro è stato invece il socialista Lionel Jospin. Dal 2002 in avanti l’accorciamento del mandato presidenziale a cinque anni ha leggermente ritoccato la costituzione voluta da Charles de Gaulle facendo sostanzialmente coincidere voto presidenziale e voto parlamentare, che si tengono a distanza di poche settimane. E così Chirac nel 2002, Nicolas Sarkozy nel 2007, François Hollande nel 2012 e Macron nel 2017 hanno goduto di solide maggioranze parlamentari che ne hanno, anche in contesti di debolezza politica, rafforzato la maggioranza.

Mélenchon vuole oggigiorno imporre una svolta e, per la prima volta da venticinque anni, portare una forza rivale dell’Eliseo a vincere le elezioni parlamentari. Dai Verdi ai Comunisti, passando per il Partito Socialista, i membri della Nupes hanno preso l’impegno a sostenerlo come primo ministro in caso di raggiungimento della maggioranza assoluta, con la quale Mélenchon intende imporre a Macron una svolta su tutela del lavoro, transizione energetica, coesione sociale. Una coabitazione Mélenchon-Macron apparirebbe molto più difficile da sostenere per la politica francese rispetto a quelle del passato: il dualismo tra i partiti tradizionali era comunque centrato su una serie di valori politici e patriottici comuni, oggi invece lo scontro è narrato da entrambe le parti come coinvolgente due versioni complementari del Paese. Mélenchon attacca Macron come “presidente dei ricchi” ed è accusato a sua volta di essere un tribuno, e anche a livello sociale i due elettorati ripropongono, spesso nei grandi centri urbani, la faglia tra centro e periferia che dilania la Francia da anni.

Ad oggi per la Nupes lo scenario di una vittoria è remoto, ma posizionandosi secondo le intenzioni di voto tra 190 e 210 seggi potranno essere in grado di imporre a Macron una forma diversa di coabitazione, uno scenario in cui Ensemble non sarebbe in grado di sfondare quota 289 seggi e nessun partito avrebbe, primo caso nella storia della Quinta Repubblica, la maggioranza assoluta. La “coabitazione” sarebbe in questo caso da costruire sotto forma di creazione di un governo di coalizione, caso raro per una Francia abituata al giacobinismo centralista del semipresidenzialismo da sessant’anni a questa parte. Macron, i cui partiti hanno una remota ma difficile possibilità di raggiungere la maggioranza assoluta, dovrebbe in tal caso scegliere. Cercare un accordo di comodo col centro-destra per sfondare la soglia della maggioranza assoluta e evitare accordi con Mélenchon sarebbe un’opzione, che però regalerebbe alla Nupes il controllo dell’opposizione parlamentare e farebbe tornare incendiario il clima in Assemblea Nazionale. Accettare la sfida della Nupes sarebbe, a suo modo, una partita più complessa ma che porterebbe, senz’ombra di dubbio, il dibattito politico su questioni concrete a accendersi in forma dinamica. Una “grande coalizione” di questo tipo non è da escludere. Ma a prescindere da come andrà, per la prima volta da cinque anni la Francia avrà un Parlamento degno di questo nome con dinamiche di maggioranza e opposizione salutari. Un messaggio positivo per la democrazia di una nazione che spesso ha visto l’opposizione trovare come unica forma di espressione la protesta di piazza e una sfida anche per chi quella protesta, come Mélenchon, l’ha cavalcata e deve trasformare ora in risultati concreti l’interpretazione del disagio profondo del Paese.

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