I gilet gialli scendono in piazza per il 23esimo sabato consecutivo. Oltre 60mila agenti cercheranno di fermare l’ennesima onda gialla che invaderà le strade di tutta la Francia. Nel mirino, ancora una volta, il presidente Emmanuel Macron, sempre più lontano dal Paese reale. Un ultimatum, simile a quello dello scorso mese, anche se la polizia minimizza: “Non si sente un ribollire come quello del 16 marzo, soprattutto dal lato dell’ultrasinistra”. È probabile – secondo le forze dell’ordine parigine – che i gilet gialli organizzino qualcosa di più eclatante per il prossimo primo maggio. Anche se per ora non ci sono conferme.

Le manifestazioni toccheranno tutta la Francia e, solamente a Parigi, sono previsti quattro cortei, che però non potranno passare né per gli Champs-Elysées né per la zona che circonda la cattedrale di Notre Dame, il cui tetto è stato distrutto negli scorsi giorni da un incendio. Nelle altre città, invece, sono stati invece vietati il centro di Lione e la place du Capitole a Tolosa.

La tensione è altissima. Ancora prima dell’inizio delle manifestazioni sono state fermate 126 persone, secondo le stime diffuse dalla prefettura di Parigi, che ha fatto sapere di temere l’arrivo di “1500-200 di estremisti radicali”, in particolare ‘black bloc”, con l’intenzione di far “degenerare” le proteste in scontri. Proprio questi timori hanno spinto Macron a incontrare il ministro dell’Interno Christophe Castaner.

Non appena sono iniziate le manifestazioni, si è assistito ai primi tafferugli. Alcuni cassonetti della spazzatura sono stati dati alle fiamme e la polizia ha usato gas lacrimogeni lungo uno dei viali che, dalla Bastiglia, conduce a Place de la Republique.

Giovedì sarà una giornata campale per Macron. In questa occasione, infatti, il presidente francese terrà il suo discorso sul “Grande dibattito nazionale” lanciato in seguito alla crisi iniziata lo scorso novembre.

L’allarme in vista delle europee

Le proteste arrivano a poco più di un mese dalle elezioni europee. Macron, come abbiamo detto, è ai minimi termini. L’enfant prodige della politica si è rivelato un flop colossale. Troppi errori: primo tra tutti il sentirsi al di sopra del popolo francese, tanto che diversi commentatori lo hanno paragonato al Re Sole. In Francia il Rassemblement National di Marine Le Pen è al 22%, staccando di due punti En Marche!. Una pessima notizia per il presidente francese.

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