Scandalo arbitri in Serie A: il governo riprova a commissariare il calcio

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C’è un nuovo scandalo nel calcio italiano. Dopo la mancata qualificazione ai Mondiali (la terza consecutiva), e quando siamo ormai arrivati al termine della stagione, il pallone viene scosso dalle accuse nei confronti del sistema arbitrale, alimentando sospetti destinati a far discutere i tifosi per tutta l’estate e non solo. Gianluca Rocchi, il designatore arbitrale di Serie A e B, è sotto indagine da parte della Procura di Milano per “concorso in frode sportiva”. Un caso che ha subito fatto gridare a una possibile nuova Calciopoli, anche se per il momento sono poche le informazioni precise sul contenuto dell’indagine. Tutto sembra essere partito da un esposto fatto dall’assistente arbitrale Domenico Rocca riguardo un intervento di Rocchi nei confronti del Var durante Udinese-Parma del 1° marzo 2025, che avrebbe consentito di assegnare un rigore ai friulani, decisivo per il risultato finale.

Le discussioni attorno ai contenuti dell’inchiesta riguardano soprattutto possibili favori arbitrali nei confronti dell’Inter, anche se solo relativamente alla stagione 2024/25. Ma sullo sfondo sembrano esserci anche dissapori interni all’AIA, l’associazione degli arbitri italiani, in particolare tra Rocchi e l’ex presidente dell’AIA Antonio Zappi. Solo lo scorso dicembre, proprio Zappi era stato sanzionato dalla FIGC, la Federcalcio italiana, con 13 mesi d’inibizione, per aver forzato le dimissioni di Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi, i designatori arbitrali della Serie C e D. Un caso che non sembra avere nulla a che fare con lo scandalo che ha coinvolto ora Rocchi, ma che mette in chiaro come il calcio italiano stia vivendo un momento di grande confusione e polemiche.

L’intervento del governo nel calcio

Al di fuori del mondo del pallone, però, la nuova vicenda sta venendo seguita con molto interesse da Andrea Abodi, il Ministro dello Sport. “L’aspetto più grave che emerge è il modo in cui la stessa denuncia sia stata gestita all’interno del sistema calcistico. – ha dichiarato Abodi – Nel caso in cui fossero accertate responsabilità, non potranno non esserci conseguenze“.

Il Ministro non è andato oltre nello spiegare quali potrebbero essere le conseguenze menzionate, ma lo ha fatto la Lega con una nota: “È sempre più doveroso e necessario un commissariamento della FIGC per ripartire da zero con pieno rinnovamento e figure nuove”. Non una novità, visto che l’ipotesi di commissariare la Federcalcio era già emersa dopo il fallimento delle qualificazioni mondiali contro la Bosnia-Erzegovina e le conseguenti dimissioni del presidente Gabriele Gravina.

Un’ipotesi che, per adesso, resta molto improbabile, dato che nei confronti di Rocchi ci sono solo accuse tutte da accertare, e che il designatore arbitrale non ha un ruolo direttivo nella FIGC. È però evidente la volontà della maggioranza di governo di cogliere ogni possibile occasione per parlare di un commissariamento, che consentirebbe all’esecutivo di esercitare un maggiore controllo sul calcio italiano e, quindi, anche sulle sue riforme. In cambio, ne ricaverebbe vantaggi in termini di consenso, visto che oggi gli italiani invocano riforme radicali, ma anche la possibilità di manovrare un settore di importanza cruciale a livello economico e politico.

L’elezione del nuovo presidente della FIGC si terrà il 22 giugno, e il favorito sembra essere l’ex presidente del CONI Giovanni Malagò, affine al dimissionario Gravina e quindi ostile al progetto di Abodi di un ente governativo che supervisioni i conti dei club professionistici. Il Ministro punta molto su questo progetto, che però rischia di infrangere il principio di indipendenza dello sport dalle istituzioni politiche, portando a una sanzione nei confronti della FIGC da parte della UEFA e della FIFA. In più, qualche perplessità politica la solleva anche la presenza nella maggioranza di Claudio Lotito, senatore di Forza Italia e proprietario della Lazio, club sanzionato dalla FIGC un anno fa proprio per alcune irregolarità finanziarie.