Gli scandali politici, con ministri e alti funzionari rimossi dai loro incarichi in seguito alle indagini sulle presunte tangenti che sta scuotendo il Partito Liberal Democratico (PLD) al governo. Le difficoltà economiche, con l’aumento dei costi e l’inflazione che, di tanto in tanto, torna a salire. La situazione geopolitica sempre più delicata, tra i test missilistici di Kim Jong Un e la decisa ascesa della Cina nell’Indo-Pacifico. Se per il Giappone il 2023 era finito con rari picchi di tensione, il 2024 è iniziato con due drammi che hanno aggravato uno scenario di per sé già complicato.

Il primo evento nefasto coincide con il terremoto di magnitudo 7.6 che a Capodanno ha colpito la prefettura di Ishikawa, provocando oltre 80 vittime accertate, ingenti danni e altre decine e decine di scosse di assestamento più o meno preoccupanti. In contemporanea, o per meglio dire conseguenza indiretta del sisma, all’aeroporto di Haneda, a Tokyo, è andata in scena una quasi tragedia.

Un aereo passeggeri in fase di atterraggio si è scontrato con un velivolo della guardia costiera impegnato a consegnare aiuti nelle aree colpite dal sisma. L’incidente, che ha coinvolto centinaia di passeggeri, è costato la vita a 5 membri di quest’ultimo mezzo. Nel giro di pochi mesi, dunque, il Giappone si è ritrovato a fare i conti con piaghe di ogni tipo. Le stesse che stanno mettendo a dura prova l’efficienza di un Paese da sempre preso come modello da tutto il mondo.

Scandali politici e aumenti dei prezzi: i nodi di Kishida

Prima del terremoto e ancor prima dell’incidente dell’aeroporto di Haneda, il primo ministro Fumio Kishida era già finito nell’occhio del ciclone. Nello specifico, il leader del Giappone si era ritrovato a dover fronteggiare il più vasto scandalo finanziario degli ultimi tre decenni riguardante il suo Partito Liberal Democratico.

Alcuni membri del governo Kishida sono stati accusati di non aver dichiarato 500 milioni di yen (quasi 3,2 milioni di euro) ottenuti negli ultimi cinque anni mediante le raccolte fondi per il partito. Gli stessi ne avrebbero trattenuto per sé una parte della somma. In attesa che le indagini facciano il loro corso, sono fin qui stati sostituiti il segretario del gabinetto Hirokazu Matsuno, il ministro dell’Economia e dell’Industria Yasutoshi Nishimura, il ministro dell’Interno Junji Suzuki e quello dell’Agricoltura, Ichiro Miyashita. 

Il sostegno pubblico al governo Kishida è quindi crollato raggiungendo, secondo alcuni sondaggi, quota 20%, ovvero quella che viene denominata “zona di pericolo”. Il tasso di disapprovazione del primo ministro è altrettanto allarmante, superando il 50%. Per il PLD è un guaio non da poco, visto che all’orizzonte non c’è ancora un valido sostituto sul quale puntare per rimpiazzare Kishida. Il quale, nel frattempo, ha approvato un pacchetto di stimoli economici da oltre 17 trilioni di yen per schermare la popolazione dall’inasprimento dell’economia e dall’aumento dei prezzi.

Lo scenario giapponese è insomma particolare, così come il momento che sta vivendo Kishida. Il primo ministro sta guidando con successo il Giappone sulla strada verso lo status di potenza militare regionale e diplomatica di livello globale, ma le sue fortune politiche interne non sono mai state così in dubbio. Detto altrimenti, è sempre più evidente il netto contrasto tra i successi raccolti dal primo ministro nella conduzione delle relazioni internazionali di Tokyo e la sua traballante politica interna.

Terremoto e incidente aereo: gli ultimi guai del Giappone

Per quanto riguarda il terremoto, il bilancio dei morti è salito a 81. Le autorità delle zone colpite hanno dichiarato che 47 dei morti si trovavano nella città di Wajima e 23 a Suzu. Gli altri 11 sono stati segnalati in cinque città vicine. Più di 330 persone sono rimaste ferite, almeno 25 in modo grave. I dispersi sono aumentati da 15 a 79 durante la notte, compreso un ragazzo di 13 anni. Molte strade sono state bloccate da frane o hanno subito crepe a causa del forte sisma, rendendo difficile per i camion che portano acqua e cibo raggiungere i sopravvissuti.

Le scorte, così come le coperte, si sono esaurite. È per questo che l’aereo della guardia costiera giapponese coinvolto nell’incidente all’aeroporto di Haneda si trovava nello scalo di Tokyo. Pare che il velivolo non avesse però il permesso di entrare sulla pista. “Nella trascrizione delle comunicazioni non c’era nulla che potesse essere considerato un permesso di accesso alla pista”, ha detto Toshiyuki Onuma, vicedirettore generale dell’Ufficio dell’Aviazione Civile del Ministero dei Trasporti, citato dall’agenzia giapponese Kyodo.

Il capitano del velivolo della guardia costiera, unico sopravvissuto dei sei membri dell’equipaggio che erano a bordo, ha invece detto però di avere avuto il permesso di entrare sulla pista e anche quello di decollare. Nei verbali delle comunicazioni tra i controllori del traffico aereo e la compagnia che ha operato il volo commerciale, la Japan Airlines (JAL), non c’era nemmeno alcuna indicazione di un ritardo nell’atterraggio, per cui gli esperti sottolineano che è possibile che entrambe le parti non fossero a conoscenza della presenza di un altro aereo sulla pista.

Nella tragedia c’è però un aspetto positivo: grazie alla prontezza del personale di bordo del velivolo della JAL tutte le persone a bordo, 379, sono riuscite a mettersi in salvo. Ci sarà tempo per chiarire chi ha sbagliato e dove. Non c’è invece più tempo per trovare i dispersi del terremoto. Si sta ormai chiudendo la “finestra” di 72 ore dopo il sisma, fascia temporale oltre la quale calano significativamente le probabilità di ritrovare persone ancora in vita.