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Avevamo scritto ieri dell’incontro tra Vladimir Putin e il re saudita Salman bin Abdulaziz. Un incontro epocale perché è la prima volta che un sovrano di Casa Saud vola in Russia e poi perché sul tavolo della diplomazia tra Mosca e Riyad ci sono le sorti del Medio Oriente (e non solo). 

Le (poche) agenzie che fanno un resoconto dell’incontro ci dicono qualcosa di interessante. L’Arabia Saudita sta facendo un passo indietro nella sua folle politica di destabilizzazione. Come è noto – e su queste pagine è stato scritto in lungo e in largo – Casa Saud ha investito parecchi milioni di dollari per esportare l’ideologia wahabita in Europa e in Medio Oriente. I risultati sono stati catastrofici. Molenbeek è diventato la Mecca del terrorismo europeo ed internazionale. La Siria è stata distrutta sotto i colpi di mercenari pagati anche dalla casa regnante. Ma ora il re fa marcia indietro e dice: “L’integrità territoriale dell’Iraq deve essere difesa così come quella siriana e per questo serve una soluzione alla guerra che lo consenta”. In Siria i sauditi hanno perso la partita. Assad ha ormai vinto. I terroristi sono asserragliati in poche sacche di resistenza e lo Stato islamico controlla ormai solamente la parte orientale del Paese. Anche i curdi, che pure parlano di indipendenza, sanno che dovranno trattare con Damasco e che, per il momento, potranno avere solamente più autonomia.

I rapporti con Mosca per Riyad sono fondamentali e, per questo motivo, casa Saud ha iniziato un percorso di riavvicinamento a Putin. Secondo quanto ha diffuso l’agenzia di stampa russa Tass, ripresa da Gli Occhi della Guerra, a luglio i due Paesi “avrebbero concluso un accordo sulla vendita di armi e materiali bellici per una cifra intorno a tre miliardi e mezzo di dollari. L’accordo non sarebbe soltanto di tipo commerciale, ma anche tecnico, in quanto Riad ha interesse nella crescita del know-how sulla fabbricazione delle armi nel settore dell’industria bellica”.

Uno scenario inedito

L’incontro tra Putin e Salman apre nuovi scenari, come spiega all’Agi, Gabriele Iacovino, direttore del Ce.S.i: “In un periodo in cui gli equilibri che lo hanno governato negli ultimi 15-20 anni si stanno modificando, un dialogo tra Russia e Arabia Saudita, che è qualcosa di totalmente nuovo e poco prevedibile, rientra in questo riequilibrio”. Per l’esperto, non si tratta solo di “un dialogo politico-economico, ma anche fattuale. Sono stati firmati degli accordi, ci sono molti soldi in ballo ed è ‘paradossale’ perché parliamo di due economie molto simili e monocolore che sono basate solo ed esclusivamente sullo sfruttamento delle risorse idrocarburiche”. Secondo Iacovino, in questa fase “l’Arabia Saudita supporta attraverso la propria ricchezza finanziaria l’economia russa” e quindi parallelamente “ci si può aspettare un riequilibrio delle posizioni russe sullo scacchiere mediorientale, che finora erano andate quasi esclusivamente ad appannaggio del ramo sciita”, ovvero dell’Iran. La politica estera di Putin in Medio Oriente, in effetti, è stata molto duttile e pragmatica, capace di barcamenarsi tra Israele e l’Iran. E ha avuto successo, come testimonia il fatto che, almeno per il momento, Casa Saud ha messo da parte la questione siriana. Per il momento, però. La politica mediorientale corre veloce. A volte anche troppo.