Dallo scorso mese di giugno il confine tra Arabia Saudita e Qatar è improvvisamente diventato tra i più “caldi” del pianeta e questo, senza dubbio, non certo soltanto per via della presenza del deserto. Riyadh, assieme ad una coalizione di Stati sunniti del golfo persico, ha deciso per un embargo nei confronti del piccolo emirato: sanzioni economiche, chiusura delle frontiere, ritorsioni di natura commerciale, oltre ad una serie di velate minacce anche di intervento militare, sono questi gli elementi cardini dello scontro con Doha. Da qualche settimana a questa parte, così come possibile leggere dal quotidiano saudita Sabq, a Riyadh sta prendendo piede l’idea di lanciare un clamoroso progetto volto a dividere anche fisicamente i due paesi: si tratta, in particolare, della costruzione di un canale lungo la frontiera che trasformerebbe il Qatar in un’isola.
Un nuovo canale per il Medio Oriente?
Sarebbe già pronto il nome adatto per indicarlo sulla cartina: tra Arabia Saudita e Qatar potrebbe nascere il canale di Salwa, dal nome della cittadina al confine tra i due paesi ai ferri corti. Il Qatar è una piccola penisola che assomiglia molto ad una piccola appendice attaccata alla penisola arabica, circondata da tre lati dal golfo Persico, mentre soltanto a sud si trova il confine con l’Arabia Saudita. Il progetto prevedrebbe la costruzione del canale proprio lungo questo asse dove attualmente sorge il confine. Un’opera faraonica, lunga più di 70 km e larga invece 210 metri: una striscia d’acqua nel cui lato saudita sorgerebbero avveniristiche strutture turistiche, oltre che a diversi porti per ospitare navi da crociera ed anche una base militare. Il governo saudita, che non ha ancora comunque dato il via libera all’opera, ufficialmente parla di infrastrutture turistiche volte a potenziare questo settore dell’economia in un momento in cui tra l’altro Riyadh sta provando a dipendere sempre meno dal petrolio.
I sospetti di una mossa politica contro il Qatar
Visti i precedenti tra le due petromonarchie del golfo però, non è difficile vedere dietro questa mossa saudita una manovra di natura politica: la costruzione di un canale lungo il confine con il Qatar, isolerebbe di fatto il piccolo emirato e lo distanzierebbe anche fisicamente dal resto della penisola arabica. Una circostanza che Doha certamente non può permettersi: i confini sauditi sono chiusi dallo scorso giugno, non una sola merce od un solo mezzo è transitato da lì dopo l’embargo, ma il Qatar è riuscito ad aggirare l’ostacolo firmando accordi commerciali con altri paesi ed in primis, soprattutto, con il dirimpettaio Iran. Viveri, medicinali e quant’altro serva per la quotidianità dei suoi cittadini, Doha lo ha acquistato aggirando la chiusura del suo unico confine terrestre. Dunque, la prospettiva del sorgere di un canale divisorio con l’Arabia Saudita alla fine potrebbe avere solo piccole conseguenze per l’economia qatariota.
Il problema per l’emirato è un altro: la costruzione di un istmo lungo i confini darebbe la possibilità di oltrepassare il Qatar per le navi petroliere e commerciali, in tal modo Doha sarebbe meno appetibile da un punto di vista economico ed il suo territorio si trasformerebbe in una declassata periferia del mondo arabo. Le navi, con la possibilità di attraccare direttamente in Arabia Saudita, scavalcherebbero il Qatar il quale da isola diverrebbe anche una destinazione meno indicata come luogo di primo transito, per via dell’impennata che subirebbero i costi di trasporto.
Doha, come scrive il The Indipendent, ha commentato la notizia del possibile progetto del canale di Salwa sottolineando come l’avveniristica opera altro non sarebbe che un’ennesima “prova di forza” dell’Arabia Saudita nella regione. Da Riyadh però, almeno per il momento, non giungono repliche ed ulteriori commenti. Il canale è solo sulla carta, l’opera costerebbe molto e se tra i Saud emerge l’idea che tutto ciò sia soltanto un nuovo sgarbo contro il Qatar, allora non sarà scontato il via libera dai palazzi reali di Riyadh. Certo è, però, che una simile iniziativa provocherebbe uno stravolgimento geografico e politico dell’intera regione.