L’Arabia Saudita vuole l’atomica:ma Israele detta le sue condizioni

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La strategia di Israele sul nucleare in Medio Oriente è molto semplice: nessuno deve avere le capacità per costruirsi un arsenale atomico. Una dottrina risalente negli anni e che lo Stato ebraico ha da sempre avuto al centro della sua agenda politica. Prova ne sono il bombardamento al reattore di Osiraq, vicino Baghdad, nel 1981 e quello al reattore di Deir Ezzor, in Siria, nel 2007. E una conferma è l’assedio politico e finanziario imposto sull’Iran in questi anni, il cui programma nucleare è al centro della politica del mondo per ciò che riguarda il Medio Oriente.

Il nodo saudita

Ma cosa fare delle velleità nucleari di Paesi non propriamente nemici? Il caso dell’Arabia Saudita fa scuola per comprendere la strategia israeliana sull’atomica. E fa capire anche che per il governo di Benjamin Netanyahu non si può parlare di un’alleanza fra Israele e sauditi ma solo di una partnership utile ma con limiti molto vincolanti. Soprattutto da parte israeliana.



Riad da tempo vuole sviluppare una propria capacità nucleare. Il programma Vision 2030 di Mohammed bin Salman punta sul distacco dell’Arabia Saudita dalla dipendenza dal petrolio. Il nucleare diventa dunque una delle pedine essenziali di questo scacchiere. L’obiettivo della monarchia wahabita è quello di avere 16 reattori entro 25 anni.

Per ottenere questa L’amministrazione nucleare, l’Arabia Saudita ha necessità di ottenere supporto tecnologico. Aiuto che gli Stati Uniti possono fornire e sono anche intenzionati a dare. L’amministrazione di Donald Trump non si è dimostrata restia, anzi, è noto il rapporto privilegiato di Casa Saud con l’entourage di Trump, a partire dal genero Jared Kushner.

Ma Israele vuole vederci chiaro ed è preoccupato. Come riportato dall’israeliana Channel 10, il governo dello Stato ebraico ha presentato alla Casa Bianca le sue linee rosse relative all’accordo che è stato finalizzato per la vendita di reattori nucleari dagli Stati Uniti all’Arabia Saudita. Il contratto siglato fra Washington e Riad è ricchissimo. Israele ha quindi capito che non poteva contrastare totalmente questo accordo. Troppi i miliardi di dollari in pentola. E Trump è interessato a far entrare più soldi possibile nelle casse americane.

Le linee rosse di Israele

Quindi, il governo Netanyahu ha deciso per un’altra strategia: acconsentire all’accordo ma solo con alcune precise condizioni. Proprio per questo motivo, il ministro dell’Energia Yuval Steinitz, che è anche responsabile della Commissione per l’energia atomica, si è incontrato a Washington con il suo omologo Rick Perry.

Le linee rosse israeliane sono molto chiare: il governo “vuole impedire l’arricchimento dell’uranio in Arabia Saudita, conoscere tutti i dettagli dell’accordo in anticipo e tenere consultazioni preliminari sulla posizione pianificata dei reattori nucleari in Arabia Saudita”. Totale trasparenza, quindi. Cui si aggiunge, a detta di Channel 10, la garanzia che gli statunitensi rimuovano tutto il combustibile nucleare usato dai sauditi per evitare che possa essere riprocessato.

Israele ha una forte leva sulla politica statunitense. La lobby pro-israeliana coinvolge sia il partito repubblicano che il partito democratico. E questo rende molto semplice a Netanyahu il compito di bloccare la conclusione dell’affare. Non lo farà perché il rapporto con Trump è solido, ma soprattutto perché non può permettersi una frattura proprio con il suo miglior alleato: gli Stati Uniti.

Uno sguardo all’Iran

È chiaro che questo accordo abbia anche come obiettivo l’Iran. Israele non può isolarsi, quindi i sauditi devono essere in qualche modo accontentati. “Il nemico del mio nemico è mio amico” declinato in chiave nucleare.

Ma anche qui ci sono delle perplessità. Attualmente l’Arabia Saudita ha affermato di volere il nucleare solo per scopi pacifici. Ma da Riad non hanno mai negato di pensare all’atomica qualora Teheran decidesse di sviluppare di nuovo il programma di arricchimento dell’uranio.

Lo aveva confermato a marzo lo stesso erede al trono saudita bin Salman, ai microfoni di Cbs News. “L’Arabia Saudita non vuole acquisire alcuna bomba nucleare, ma non c’è dubbio che se l’Iran sviluppasse una bomba nucleare, seguiremmo l’esempio il prima possibile”. Queste frasi non sono passate inosservate all’intelligence israeliana. E il rischio, per Israele, è che l’assedio contro l’Iran comporti una corsa al nucleare che investa l’intera regione, facendo saltare i piani di evitare che gli altri vicini abbiano un arsenale atomico.

La corsa al nucleare in Medio Oriente

Questo rischio non è affatto da sottovalutare per la strategia israeliana. Fino ad ora, i vari governi avevano evitato che altri Paesi avessero l’atomica. Ma il mondo sembra andare verso un’altra direzione. L’uscita degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano, unita alla netta opposizione di Netanyahu a qualsiasi tipo di accordo, sta facendo scivolare Teheran verso un totale irrigidimento. E questo rende possibile lo sviluppo di un arsenale atomico anche solo per assicurare la propria invulnerabilità in caso di attacco.

Il problema però è che per colpire l’Iran si sottovaluti il rischio di una corsa all’atomica che rischia di coinvolgere l’intera regione. I sauditi vogliono l’energia nucleare. E di fatto rischiano di dotarsi di una bomba. Gli Emirati Arabi Uniti hanno già piani per lo sviluppo di una propria infrastruttura nucleare. E Recep Tayyip Erdogan ha già accordi con la Russia per lo sviluppo di una centrale nucleare nella località di Akkuyu.