Sassonia-Anhalt, Meclemburgo e Berlino: il settembre nero di Merz che ha cambiato la politica tedesca

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Tre indizi fanno una prova, e per la Germania i tre indizi sono stati i voti in altrettanti contesti locali: prima quello nel Land della Sassonia-Anhalt (6 settembre), poi quello del Meclemburgo-Pomerania Anteriore di ieri, svoltosi in contemporanea all’elezione della città-Stato di Berlino. Si delinea un quadro totalmente mutato che va anche ben oltre la tendenza che conferma la decadente popolarità di Friedrich Merz, cancelliere sempre più nel pallone, e il ridimensionamento dell’Unione Cristiano-Democratica, che nello Stato baltico dell’Est del Paese ha addirittura ottenuto il peggior risultato della storia in un voto locale, fallendo l’accesso al parlamento di Schwerin col 4,9%.. Deutsche Welle ricorda che in precedenza il risultato peggiore fu un 9% raccolto a Brema nel lontano 1951. Ma il dato da cogliere è più ampio, e prefigura potenziali cambiamenti politici di rango non solo nazionale ma anche europeo.

Afd vola e Weidel mira a rompere l’isolamento

C’è un primo, sistemico, dato da analizzare: il rafforzamento di Alternative fur Deutschland (Afd) a scapito dell’Unione Cristiano-Democratica è strutturale e in ogni voto il drenaggio di consensi dai moderati ai sovranisti sembra consolidato. In Sassonia-Anhalt c’era stata una dinamica simile. Per quanto nell’ex Repubblica Democratica Tedesca Afd sia più forte rispetto alla media nazionale, i sondaggi la danno come primo partito del Paese e la disfatta della Cdm a Est potrebbe dare forza all’obiettivo di fondo dei nazional-conservatori: ottenere una legittimazione a governare o ad avere voce in capitolo per aprire al suo ingresso nelle istituzioni.

Non a casa Alice Weidel, leader di Afd, è stata molto chiara dopo i risultati di domenica: “Siamo il partito più forte e siamo arrivati ​​al centro della popolazione”, ha detto la segretaria di Afd e, come ricorda Die Welt, ha mostrato una linea d’indirizzo chiaro nella disponibilità ad aprire un dialogo con la Cdu per rendere possibile governi di centro-destra qualora il partito che fu di Konrad Adenauer e Helmuth Kohl rompesse la politica di non collaborazione coi sovranisti. Una presa di posizione strategica che dimostra un tempismo politico non indifferente da parte di Weidel: la Cdu e il partito gemello bavarese, la Csu, “un tempo dominavano lo spazio politico a destra del centro”, ha sottolineato Politico.eu, analizzando che “oggi, l’Afd se ne sta impossessando”, e alla luce degli ultimi voti non è da escludere che una fetta della Cdu possa cercare nel dialogo coi sovranisti o nell’inseguimento di Afd sul suo terreno securitario e attivo sul fronte della lotta all’immigrazione un tentativo di riscossa.

Novità a sinistra, ora anche la Linke emerge

Il secondo dato da sottolineare è connesso all’emergere di una spinta opposta a quella di Afd a sinistra, che sta prendendo forma in un rafforzamento della Linke, primo partito a Berlino, e in un dualismo con il Partito Socialdemocratico (Spd) alleato della Cdu a Berlino. La Linke ha ben performato nei Lander orientali e potrebbe essere decisiva per una maggioranza in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dove i socialdemocratici avranno bisogno dei suoi voti e di quelli dei Verdi, e soprattutto ha conquistato il primo posto a Berlino. La leader Elif Erlap è in pole per diventare sindaca e in tal senso si può constatare che l’uscita del Bsw e della componente “sovranista” e di sinistra, che non esclude un dialogo con Afd in termini antisistema, abbia nel medio periodo rafforzato, piuttosto che indebolito, la Linke dato che ha consentito al partito progressista di ritrovare un’identità attorno alla tutela dei diritti sociali e all’appello alla lotta contro carovita e povertà.

“L’ascesa di Die Linke in popolarità è stata trainata dal carisma dei suoi nuovi leader, in particolare Heidi Reichinnek, presidente del gruppo parlamentare, nonché dal successo della campagna elettorale del partito; alle elezioni del Bundestag del 2025, ha inaspettatamente ottenuto il 9% dei voti”, ha sottolineato il think tank polacco Osw (Centro sugli studi orientali) in un’analisi di giugno che notava che “i giovani iscritti stanno acquisendo un’influenza crescente all’interno del partito, uno sviluppo che probabilmente ne plasmerà le politiche, spingendole verso una direzione più radicale”, come del resto è stata la piattaforma vincente a Berlino.

A suo modo, la presenza di una contestazione da destra e da sinistra mostra la ricerca di alternative politiche al sistema vigente, e chi si trova in una tensione strutturale è proprio la Spd, divisa tra una leadership nazionale governista e la ricerca di specificità locali, come confermato dal brillante risultato che consentirà di difendere il governo in Meclemburgo-Pomerania Anteriore sulla base di un programma attento a carovita, servizi essenziali e necessità di difendere le fasce deboli della popolazione. Ora, la Spd spingerà per portare avanti un’agenda più attenta alle esperienze di successo locali a Berlino o si manterrà in stato di attesa nel governo di Merz, continuando a sperare in una svolta che venga dal centro federale? La risposta a questa domanda potrebbe accelerare l’evoluzione della coalizione e dunque delle dinamiche strutturali della politica nazionale.

Una Germania più divisa in un’Europa incerta

Il terzo, decisivo punto da sottolineare è stato, condensando gli scenari analizzati in occasione dei voti locali, connesso al fatto che la Germania si trova oggi divisa tra più faglie, e tali faglie si sommano e sovrappongono connettendosi ai grandi scenari geopolitici ed economici così come alle fragilità interne di un Paese che vive una crisi strutturale del suo modello industriale trainato dall’export, un dualismo interno tra Ovest e Est, la pressione di una giovane popolazione che cerca alternative e un perenne stato di incertezza che si ripercuoterà sull’agenda comunitaria dello Stato-guida delle politiche europee.

“Negli ultimi anni, la politica tedesca si è fatta sempre più frammentata e polarizzata, mentre è aumentata la pressione per una riforma radicale del Paese”, notava prima dei tre voti l’European Policy Center firmata dalla direttrice per gli Affari Europei e Globali dell’Epc Almut Moller. Questo trend appare potenzialmente destinato a consolidarsi e bisognerà capire come si intersecheranno le agende interne della Germania con le grandi dinamiche in via di definizione in Europa: la corsa al nuovo bilancio europeo e al nuovo presidente della Banca centrale europea, ove la prospettiva di un arroccamento pro-austerità di Berlino appare tutto fuorché improbabile; i dibattiti sul futuro industriale e geopolitico dell’Europa, il tema delle relazioni con la Russia e le politiche di riarmo comunitario, tutti fronti su cui tra maggioranza parlamentare e nuove dinamiche del dibattito interno connesse alle evoluzioni elettorali sembra esserci una divaricazione crescente. Una Germania più instabile lascia prefigurare il rischio di un’Europa più divisa e incerta. E questa conseguenza andrà analizzata nel profondo mentre si avvicina un anno decisivo per il contesto continentale.

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